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I moscerini e il "Caffè-scientifico"


Pubblicato il 30 agosto 2017

La professoressa e ricercatrice Chiara Gamberi nel laboratorio con le fiale che contengono i moscerini

©Foto per gentile concessione)

La ricercatrice Chiara Gamberi alla Casa d'Italia il 17 novembre per parlare della MPR

Nell'ambito della sua incessante attività per far conoscere e divulgare più informazioni possibili sulla Malattia Policistica Renale (MPR), la signora Luisa Miniaci-Di Leo ha bussato anche alle porte del Consolato e dell'Istituto Italiano di Cultura di Montréal i quali, attraverso i loro canali, sono riusciti a metterla in contatto con la professoressa Chiara Gamberi.

Originaria di Bologna e laureata a Pavia, residente a Montréal da una decina d'anni, Chiara Gamberi insegna immunologia e biologia dello sviluppo all'Università Concordia ed è ricercatrice sia presso la Concordia che all'Università di Montréal.
La dottoressa sta conducendo delle ricerche che potrebbero rivelarsi molto promettenti per trovare una cura efficace alla malattia policistica renale. Per tali ricerche si avvale dei moscerini della frutta.
Ma perché proprio questi minuscoli insetti?
Il moscerino è uno degli organismi più studiati nella ricerca biologica perché si tratta di un insetto piccolo e facile da allevare in laboratorio e perché ha una struttura genetica molto semplice che, sorprendentemente, risulta molto simile a quella umana. «Il suo sistema renale – spiega la professoressa – costituisce un buon modello sostitutivo di quello umano, è più facile analizzare, studiare ed arrivare a capire certi meccanismi che sono molto complessi. In tal modo abbiamo potuto osservare, per la prima volta al mondo, il processo di formazione delle cisti nei reni dei moscerini.

Capire come si formano, capirne i meccanismi, apre le porte alla ricerca di una soluzione per impedire o perlomeno rallentare, attraverso la creazione di un farmaco, la formazione delle cisti. In questo momento – aggiunge la ricercatrice che confronta i suoi studi con quelli in corso in altri laboratori di Montréal e altrove nel mondo – abbiamo due "candidate", ovvero due molecole su cui stiamo lavorando: la prima sembra curare completamente il moscerino affetto dalla MRP e la seconda sembra rallentarne gli effetti e quindi ne allunga la vita. Ci attendono ulteriori studi di caratterizzazione e traslazione in vertebrati, ma siamo contenti che in tre anni di lavoro siamo riusciti ad ottenere risultati piuttosto promettenti».

 

Appuntamento al 17 novembre

Il Consolato Italiano ha poi messo in contatto la signora Miniaci con la ricercatrice italiana.  «La più grande novità di oggi – ha detto, scherzando, la coordinatrice della Fondazione MPR al marito dopo aver conosciuto la professoressa -  è che i moscerini hanno i reni! Al di là della battuta – ha proseguito – stiamo lottando per la stessa causa e sono molto contenta di poter dire che forse sarà una donna italiana a trovare la cura per la malattia».

Su "imput" del Consolato e dell'Istituto Italiano di Cultura di Montréal è nata così l'idea di organizzare, il 17 novembre alla Casa d'Italia, un "Caffè scientifico" intorno alla malattia policistica renale. L'intento è quello di fare il punto delle ricerche e di offrire il maggior numero di informazioni e di risorse possibili alle persone che ne sono affette. «Sarà l'occasione – aggiunge la Gamberi - per presentare le ricerche che si stanno facendo non chissà dove nel mondo ma proprio qui a Montréal, e per far capire che le cure non vengono da sole ma che dietro c'è tanto lavoro fatto in genere con budget minimi, tanta buona volontà e tantissima passione. Le presentazioni, alle quali parteciperà anche la signora Miniaci-Di Leo, saranno brevi e divulgative e ci auguriamo che poi ne nasca un dibattito».

«La malattia è presente tra di noi, bisogna parlarne, anche nella comunità italiana, non vergognarsene, perché con la vergogna – conclude la coordinatrice della Fondazione – non si dà una mano alla ricerca e alla soluzione del problema».