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Tutti all'opera con "Cavalleria Rusticana!"


Pubblicato il 8 agosto 2017

Il Maestro Gianluca Martinenghi è nato a Milano. Per diversi anni ha lavorato per il Teatro Massimo di Palermo, ricoprendo incarichi di rilievo nell'ambito della direzione artistica e della sovrintendenza del teatro. Ha collaborato, in qualità di direttore, con numerosi teatri e istituzioni sinfoniche di grande prestigio in Italia e all'estero. Attualmente è direttore musicale del Teatro Nazionale Macedone

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Settimana Italiana di Montreal: intervista con il Maestro Gianluca Martinenghi

Domenica 13 agosto, alle ore 21, andrà in scena, sul palco principale Mastro & San Daniele (boulevard St-Laurent, angolo St-Zotique) l'opera di Pietro Mascagni "Cavalleria Rusticana", spettacolo che tradizionalmente chiude le manifestazioni relative alla Settimana Italiana di Montréal.

A dirigere l'Orchestra Sinfonica della Settimana Italiana sarà, per la nona volta consecutiva, il Maestro Gianluca Martinenghi proveniente direttamente dall'Italia proprio per questa occasione davvero speciale.

 

Maestro, come è nato questo "sodalizio" tra lei e la Settimana Italiana?

«Il rapporto è nato in maniera abbastanza casuale. Il mio maestro di pianoforte di quando ero ragazzo aveva dei contatti con qualcuno che, a sua volta, aveva della conoscenze presso l'Istituto Italiano di Cultura di Montréal. Cercavano un Maestro per dirigere l'opera in un contesto del tutto speciale come quello della Settimana Italiana. Eravamo nel 2009. Dunque, attraverso questi vari contatti, mi fu chiesto se ero disponibile e, poiché l'esperienza mi interessava molto e non ero mai stato in Canada, accettai l'offerta. Così ho conosciuto tutte le persone che organizzano questo festival, mi sono trovato molto bene e da un rapporto professionale è nata anche un'amicizia.  Quindi sull'onda di questa amicizia e di una stima reciproca il rapporto si rinnova di anno in anno sempre con grande soddisfazione di entrambe le parti».

 

Quali sono le sue impressioni su Montréal?

«È una città molto affascinante e interessante. Vengo da Milano che non è certo l'ultima città al mondo ma Montréal ha un suo fascino particolare e poi il Canada è veramente una bellissima nazione, dà un grande senso di libertà, di onestà, di pulizia. Certo, poi come tutte le nazioni avrà anche i suoi problemi ma la mia impressione è molto positiva. Per me è sempre un piacere venirci».

 

Come si prepara allo spettacolo?

«Gli organizzatori iniziano a lavorare su questo evento parecchio tempo prima. Trovano la compagnia di canto, organizzano delle sessioni di studio, delle sessioni di regia e predispongono tutto ciò che è possibile. Io, in genere, arrivo una settimana prima dell'evento, "riordino" la situazione e mi dedico alle prove con l'orchestra e i cantanti. Proviamo ogni giorno al Centro Leooardo da Vinci che gentilmente ci mette a disposizione i suoi locali e il suo teatro».

 

In genere, per esigenze logistiche e per la natura stessa dell'evento, che si svolge all'aria aperta e in spazi ristretti, viene presentata una versione un po' più corta dell'opera. Come si regola in questo caso?

«I tagli musicali li decido io. Sono delle amputazioni dolorose ma fondamentali anche perché lo spettacolo, proprio per le esigenze logistiche, non ha intervalli. Quindi bisogna pensare all'opera come ad un atto unico ma nel rispetto quantomeno della sua drammaturgia e, ovviamente, delle parti musicali più importanti. Se devi fare all'aperto un'opera che è in più atti e dura quasi tre ore, o hai alle spalle una struttura spaventosa, oppure diventa troppo complicato realizzarla con il rischio che il pubbico perda la sua fruibilità e la sua immediatezza. Cerchiamo, dunque, di fare un'edizione di un'ora e un quarto circa che però ha sempre una sua valenza. Ma quest'anno "cadiamo" bene perché la "Cavalleria Rusticana" è un atto unico e praticamente non ci saranno tagli se non nel coro iniziale».

 

La "Cavalleria" è una delle sue opere preferite?

«Io ho diretto 60 opere e quindi se dico che è una delle mie preferite le direi una cosa vera perché, comunque, è un'opera meravogliosa, però farei torto a tante altre opere meravigliose che ci sono. Diciamo allora che ho tante opere preferite, "Cavalleria" è una di queste, ma è preferita non solo da me, da tutto il pubblico della lirica. Devo dire che adesso faccio sempre più fatica ad avere delle preferenze, diventa complicato perché poi ci si cresce con queste opere, ci si affeziona, inizi a vederne dei pregi che prima non vedevi però, certo, la "Cavalleria" resta una grandissima opera».

 

Come si trova con l'orchestra e con i cantanti?

«Il tempo che abbiamo a disposizione per prepararci è sempre troppo poco ma ho a che fare con delle compagini molto professionali che arrivano all'apputamento ben preparate. Poi, visto che ormai non è più la prima volta che li dirigo, ci affiatiamo sempre di più e ognuno capisce meglio le esigenze dell'altro.

Per quanto riguarda i cantanti in genere ho a che fare con dei giovani canadesi che hanno delle ottime qualità, che cantano già l'opera italiana e lo fanno anche molto bene, con una certa cura della pronuncia e della musica. A volte c'è qualche "vedette" di particolare livello e questo non guasta sicuramente!».

 

Come reagisce allo spettacolo il pubblico di Montréal?

«È una reazione molto bella, naturale e spontanea. Non è la reazione di un pubblico che per forza vuole giudicare o entrare nel merito. È un pubblico che fondamentalmente vuole godere dell'opera, vuole riscoprire il gusto italiano del canto e della musica. Mi sembra molto generoso e appassionato. Poi si sa che alla Settimana Italiana c'è un pubblico particolare, fatto da italiani che hanno voglia di ritrovare le proprie origini, le proprie radici e questo crea senza dubbio un'atmosfera particolare».

Dramma d'amore e gelosia

"Cavalleria rusticana", uno dei racconti migliori e più celebri di Giovanni Verga, narra la vicenda di Turiddu Macca, ritornato nel suo paese dopo il servizio militare, che ha l'amara sorpresa di trovare la fidanzata con Alfio, ricco carrettiere, la sua bella innamorata, Lola, che presto sposerà. Turiddu allora corteggia Santa per far morire di gelosia Lola, la quale, durante l'assenza del marito, finisce per concedere il suo amore al giovane. Santa, però, ferita nell'orgoglio e disperata, rivela a compare Alfio, tornato a casa per festeggiare la Pasqua, il tradimento della moglie. L'orgoglioso carrettiere, per difendere il suo onore offeso, sfida a duello mortale il rivale, che, consapevole della colpa commessa e obbediente alle leggi della cavalleria del mondo contadino, accetta di battersi. Così Turiddu va incontro al suo destino.