Storie di architetti italiani nell’Italia del dopoguerra

Pubblicato il 14 febbraio 2017

Il professor Paolo Scrivano

Il professore Paolo Scrivano ospite della McGill University e del CCA

Le storie degli intellettuali del secondo dopoguerra italiano, purtroppo, si assomigliano un po’ tutte. Queste storie hanno come protagonisti figure competenti e lungimiranti che però non hanno saputo incontrare il popolo, nelle sue esigenze e aspirazioni. Come gli scrittori dell’epoca mancarono all’appello della ricostruzione delle coscienze, così gli architetti del periodo, secondo il professore della Xi’An Jaotong - Liverpool University Paolo Scrivano, mancarono a quella degli spazi urbani del paese. Il 7 e l’8 febbraio scorsi, il professore Scrivano ha fatto visita alla McGill University e al Canadian Centre for Architecture nell’ambito della serie sugli anni ’50 “The Long 1950s.”

Scrivano ha raccontato come gli architetti dell’epoca non seppero entrare nella cultura popolare Italiana di quegli anni, nonostante i loro intenti. Intrappolati nella loro condizione di persone formate negli anni del ventennio fascista e operanti nella nuova repubblica, a questi architetti mancò la capacità di ascoltare il popolo e di creare qualcosa per esso, così come, per esempio, gli scrittori neorealisti non riuscirono a dare parola ad esso. Quale fu il tassello mancante? La ricerca storica non ha ancora dato una risposta definitiva e cerca ancora di districarsi tra i rapporti di continuità e discontinuità con il passato messi in luce dai lavori degli architetti dell’epoca.