Le canzoni "immortali" di Nicola Ciccone


Pubblicato il 28 marzo 2017

Nicola Ciccone durante la presentazione del suo ultimo lavoro discografico

©Laurence Labat

Il cantautore d'origine italiana festeggia 20 anni di carriera

Per celebrare i suoi primi 20 anni di carriere Nicola Ciccone, 39 anni, ha deciso di "regalarsi", e di regalare al pubblico, "Les Immortelles", un album composto da 12 classicissimi della canzone francofona, rivisitati e interpretati seconda la sua sensibilità di artista.

Il lancio di questa sua ultima fatica musicale, l'11ma della sua carriera, è avvenuto il 22 marzo scorso presso la sala "Le Balcon", nel quartiere degli spettacoli di Montreal.

 

Nicola, come è nata l'idea di fare questo album?

«Non bisogna dimenticare che sono figlio di due emigranti italiani (i suoi genitori sono originari di San Demetrio ne' Vestini, paesino in provincia de L'Aquila) e che fino a 17 anni ascoltavo solo musica in inglese e in italiano. La musica francofona non mi interessava e non la capivo perché in realtà non la conoscevo. Poi un giorno, nel periodo in cui facevo il Cegép ad Ahuntsic, una ragazza, che tra l'altro mi piaceva molto, mi regalò tre dischi francofoni, uno di Gilles Vignault, uno di Jean Ferrat e il terzo di Jacques Brel, dicendomi:"Ascoltali; vedrai che ti "sveglieranno" un po'!". Li ascoltai, mi piacquero molto e capii che il mestiere che desideravo fare avrei potuto benissimo farlo non solo in inglese ma anche in francese. Già a 12 anni facevo parte di un gruppo ma cantavamo solo in inglese. Così da quel momento mi sono messo a scrivere canzoni anche in francese. In questo modo è nata "L'opéra du mendiant" che ebbe un grande successo e che fece decollare la mia carriera musicale.

Fare il cantautore nel Quebec, in francese, è molto difficile, perché è un mercato molto piccolo; io, in qualche modo, ci sono riuscito. Nella mia testa ho sempre avuto questa idea di rendere, un giorno, omaggio a tutti coloro che mi hanno dato la voglia di cantare e di scrivere canzoni in francese ed è in questo modo che è nato "Les Immortelles". Una di queste persone è Yvon Deschamps, presente questa sera al lancio del disco, per me, la sua presenza, oltre che un onore è un grande "regalo"!».

 

Che criterio hai usato per scegliere le tue "Immortali?"

«Ho scelt dei "monumenti" della canzone francofona: da "Ne me quitte pas" di Jacques Brel, a "L'essentiel" di Charles Aznavour; da "Avec le temps" di Léo Ferré a "J'ai souvenir encore" di Claude Dubois. Poi le ho scelte perché "quadravano" con la mia personalità, con la mia voce, con il mio modo di interpretarle. Ho fatto questo esercizio con grande umiltà, cercando di calarmi nei panni di coloro che le hanno scritte, chiedendomi per chi le hanno scritte, pensando a chi fossero il o i protagonisti, proprio perché sono anch'io un cantautore e so cosa vuol dire scrivere una canzone».

 

Vent'anni di carriera? Ripercorriamo i momenti più significativi?

«È difficile, ce ne sono tanti! Però, non posso dimenticare il mio primo concerto in una piccola sala di Place des Arts, era il gennaio del 1997. Fu la prima volta che mi pagarono: 100$! Dopo il concerto tutti facevano festa io, invece, ero preoccupato perché non avevo la macchina e dovevo tornare a casa con il metrò ma non potevo dirlo a nessuno!

Dopo un anno circa ho fatto un concerto allo Spectrum. Prima del concerto andai a mangiare una bistecca con degli amici in un ristorante della via Ste-Catherine. All'uscita vidi che c'era una lunga fila di gente da un lato del marciapiede e mi chiedevo: ma cosa fanno tutte quelle persone? Stavano aspettando per andare al mio concerto! 1200 persone, la sala era piena!

Poi i concerti al Centro Bell! Un grande evento perché a quei tempi, per un cantautore in francese riempire un "tempio" simile dello sport e della musica era una cosa rarissima. C'è stato un italiano che mi ha aiutato molto: Aldo Giampaolo, l'impresario di Celine Dion.

E ancora i concerti in Francia, i premi vinti, l'album in inglese e quello in italiano, "Il Sognatore". È stato davvero un bel "colpo di testa" quello di far uscire, nel 2013, un disco tutto in italiano nel Quebec. Mio padre era ancora vivo e non potrò mai dimenticare la sua emozione quando venne ad ascoltare le canzoni in italiano alla Sala Pierre-Mercure! Faccio un mestiere che mi piace molto, canto in francese, in inglese e in italiano, il pubblico apprezza quello che faccio, in fondo ... sono una persona fortunata!»