Crisi. Ma cosa sei?


Pubblicato il 12 maggio 2009
Crisi. Ma cosa sei?

Si parla tanto di crisi. L'abbiamo analizzata sotto diversi punti di vista: quello economico, quello finanziario, quello politico, ecc. Ma cos'è la crisi per la motivazione (coaching) e quali sono le possibili soluzioni per affrontarla? Lo abbiamo chiesto alla motivatrice e nostra collaboratrice Maria Prioriello.

- Maria, tutti parlano di crisi. Cosa ne pensi tu?

La parola crisi sembra sia diventata una moda, utile a chi vuole creare paura. Usata dagli arroganti e dai prepotenti, serve, infatti, a spaventare e destabilizzare coloro i quali meritano di avanzare verso il successo. Viene usata soprattutto dagli individualisti e dagli avari che, pur di veder crescere il loro “gruzzolo”, ne sfruttano gli effetti. -Qual è il significato della parola crisi per un motivatore (coach)?

Sfogliando il vocabolario della lingua italiana ed attenendomi ad esso, posso definire la crisi come una perturbazione acuta con effetti più o meno gravi e duraturi. Da studentessa, ricordo che non amavo troppo la matematica. Crescendo, con la mia filosofia di vita, ho capito invece che è la vita stessa ad essere una matematica, dove il risultato altro non è che la somma delle oper|a|zioni (opere ed azioni).

Mi spiego: nella vita raggiungiamo solo ciò che veramente vogliamo. Per farlo, però, dobbiamo, innanzitutto sapere qual è il nostro desiderio e poi compiere i passi necessari per il suo raggiungimento. L'individuo va in crisi proprio quando non conosce qual è quel desiderio o, pur conoscendolo, si rifiuta di fare quanto necessario per raggiungerlo. -Quale strada bisogna seguire per riconoscere i nostri veri desideri?

Per ottenere qualsiasi cosa dobbiamo pagare un prezzo e, spesso, la paura di non essere all'altezza ci rende ciechi di fronte alla conoscenza delle nostre più profonde aspirazioni. Dobbiamo aver fiducia nelle nostre capacità. -Maria, ma come una crisi individuale può ripercuotersi sull'intera società e diventare collettiva?

La crisi che viviamo nel collettivo altro non è che la somma delle crisi individuali.

Attraversare momenti di crisi, individuali o collettive, è normale e naturale. Esse, però, dovrebbero avere la durata di un tempo determinato e dovrebbero servirci a riflettere. Dovremmo essere in grado di trasformare il momento di crisi in un momento di opportunità, come suggeriscono alcune culture orientali, che utilizzano la stessa parola per indicare i due concetti. - Perché, allora, una crisi fa tanta paura?

Non è la crisi in se stessa che ci fa paura, ma in essa vediamo il riflesso della nostra immaturità, della nostra irresponsabilità e del nostro timore nei confronti di ogni cambiamento. Temiamo quindi di essere incapaci di affrontarla. Coloro i quali non hanno la forza di uscire da questo stato d'animo e non si attivano per trovarla, rischiano di soccombere alla crisi. - In che modo si mette fine ad una crisi?

Solo con la responsabilità, la determinazione ed il coraggio di cambiare, partendo dal singolo individuo per arrivare sino alle istituzioni. Dobbiamo essere determinati ed assumerci la responsabilità delle nostre azioni. - Maria, qual è il tuo consiglio in qualità di coach per coloro che sono rimasti senza lavoro?

A chi ha perso il lavoro voglio dire: non siete rimasti senza lavoro, ma senza “padroni”! Questo è un momento nel quale bisogna restare calmi, ma non lasciarsi influenzare dalle chiacchiere negative. Restate in silenzio e cercate di capire in quale direzione vuole condurvi il vostro vero desiderio. Abbiate una filosofia di vita olistica: mettete a tacere orgoglio, pregiudizi e paura; dall'alto guardate la vita e sappiate cogliere l'aspetto positivo che anche il momento apparentemente tanto disgraziato vi sta dimostrando. La vita è un continuo scendere e risalire ed è proprio nel fondo che trovate il necessario per realizzare una nuova parte di voi stessi. Non è questione di fortuna o di sfortuna, è una legge di natura. - Da dove ripartire?

Chi vuole ripartire non cerchi lontano, ma ricominci dal grande tesoro che possiede in se stesso. Faccia di questo momento un'occasione per portarsi fuori ed uscire finalmente da un lavoro che è stato solo una comoda abitudine, dalla quale altro non sono derivate che frustrazioni ed insoddisfazioni. - Puoi chiudere con un messaggio che possa scuotere la collettività nel suo insieme?

Innanzitutto chi ha preso i soldi, li rimetta in circolazione. Chi ha lavorato solo per abitudine riguardi la propria attitudine. Chi spreca tempo a lamentarsi e ad accusare gli altri, si smanichi e ricominci. Chi lavora come “la mosca sul bue” ritrovi i buoni principi, quali la fiducia in se stesso e la responsabilità delle proprie azioni. Che ognuno resti nel proprio spazio, rispettandolo e facendolo rispettare. Percorriamo insieme questa che è la vera strada e le crisi diventeranno sempre meno frequenti. È l'essere umano a dover cambiare. Cosa? Il suo modo di pensare, di vivere... di essere! (Maria Prioriello è direttrice del Centro di motivazione “Le Miroir de l’âme”, tel. 514-381-6363)