Tra famiglia, carriera e politica


Pubblicato il 20 aprile 2010
Barbara Pisani è presidente di una ditta specializzata nella ricerca e sviluppo di sistemi sismici. Ha contribuito all’organizzazione di campagne di sensibilizzazione di Amnesty International e di altre missioni umanitarie, svolgendo per molti anni un ruolo attivo per Alliance santé communautaire Canada-Afrique.Fa attualmente parte della Associazione delle persone di affari e professionisti italo- canadesi (CIBPA) e della Camera di commercio italiana in Canada

Origini calabresi, un passato all’insegna dell’impegno a livello comunitario e sociale, un presente di imprenditrice e un futuro che potrebbe renderla protagonista della scena politica municipale.Barbara Pisani è la candidata scelta dalla direzione di Union Montréal alla carica di sindaco, dopo le dimissioni di Joe Magri, nell’arrondissement di Rivière- des- Prairies/Pointe-aux-Trembles. Le elezioni suppletive il prossimo 6 giugno.

Dall’impegno sociale e comunitario alla prima esperienza politica, il passo è stato breve. Quando è maturata l’idea di “scendere in campo” e cosa l’ha spinta ad accettare la candidatura? «Ho sempre avuto l’idea di lanciarmi in politica. L’occasione si è presentata con le dimissioni del sindaco uscente Joe Magri. L’idea di ritrovarmi nell’arrondissement in cui sono nata e cresciuta significa poter indirizzare il mio impegno al servizio del bene comune».

Quali sono le esigenze e i problemi dell’arrondissement RDP/PAT? « Sono tanti i problemi e non tutti di facile soluzione. Quello dei giovani socialmente svantaggiati è indubbiamente uno dei problemi maggiori nei confronti del quale occorre trovare soluzioni attive per toglierli dalle strade.Penso, a tale proposito, alla creazione di un centro socio- culturale». È una donna di affari, abituata pertanto a parole come gestione, sviluppo, dinamismo, determinazione, rapidità decisionale ed operativa. Le attitudini che la guidano nella professione sono le stesse che porterà in questa nuova esperienza? «Assolutamente sì. Le nostre attitudini, il dinamismo che ci portiamo dentro, interessano ogni aspetto di ciò che facciamo».

L’ambiente della politica è maschile, anche i tempi e le modalità di fare politica sono pensati al maschile. Come pensa di conciliare il suo essere donna, la sua sensibilità e percezione femminile con l’ambiente politico e in quanto donna cosa porterà in più? «Sì è un mondo maschile ma noi donne abbiamo fatto già una buona parte di cammino e alcuni esempi, a livello internazionale, di donne al potere lo testimoniano. Come donna ho l’attitudine a moderare, alla conciliazione, a trovare soluzioni concrete, e questo è ancora più valido e utile soprattutto in politica municipale dove si tratta di apprestare servizi vicini ai cittadini».

Come donna cosa chiede alla politica? «Chiedo spazio, chiedo spazio di esprimere le mie idee, di manifestare il mio essere, di trovare soluzioni ai problemi delle donne che lavorano, alle donne mamme e lavoratrici, alle donne capofamiglia. Desidero fare la mia parte, contribuire con integrità, determinazione. Insieme si possono fare progressi».

Conciliare gli impegni politici con quelli lavorativi e familiari sarà una bella sfida. «Ho riflettuto a lungo chiedendomi se ero pronta. Aspettavo il momento più adatto non solo per potere delegare ai miei collaboratori l’andamento della ditta ma innanzittuto, a livello familiare, aspettavo che mio figlio, 13 anni, raggiungesse l’adolescenza e avesse l’età giusta per comprendere e accettare la mia scelta, la minore disponibilità di tempo da trascorrere in casa, l’approvasse senza sentirsi trascurato, privato di cure e attenzioni. Il mio dovere di mamma ha sempre avuto la priorità sopra tutti e tutto».