Zelensky al Parlamento italiano: «Immaginatevi Genova come Mariupol»

13:42 22 Marzo 2022

Un momento del discorso del presidente Zelensky in video-collegamento con il Parlamento italiano

Draghi: «L’Italia vi vuole nell’UE»

 (NoveColonneATG) Roma – Non ha citato direttamente la Resistenza italiana, come era stato invece previsto dopo i paragoni storici fatti al Parlamento tedesco e a quello israeliano, ma ha sottolineato comunque che l’ultima volta che in Europa è successa una cosa come quella che sta avvenendo in Ucraina “l’hanno fatta i nazisti”.

In ogni caso il presidente ucraino Volodymyr Zelensky non ha rinunciato, neanche in occasione del video-collegamento con il Parlamento italiano riunito in seduta comune il 22 marzo scorso, a parallelismi con il Paese ospitante, da lui usati come di consueto per cercare l’effetto-empatia.

Così, nel suo monologo, Mariupol, la città vicina alla Crimea da diversi giorni sotto l’assedio russo, è diventata Genova, e Kiev, naturalmente, Roma: «A Mariupol non c’è più niente – ha detto  – era una città di un milione e mezzo come Genova e ora non c’è più niente: immaginate la vostra Genova dalla quale le persone scappano a piedi». E che dire della capitale, che «per noi è come Roma, è la culla della nostra cultura, e merita di vivere nella pace. A Kiev invece oggi suonano le sirene in continuazione, ci sono morti, stupri». Ci sono, ricorda, bambini uccisi, migliaia di famiglie scappate, case abbandonate, persone che vengono seppellite nei parchi, «tutto per una persona: questo è il prezzo, fino a oggi, di questa guerra, e non è ancora finita». Non è finita perché l’esercito russo continua ad attaccare, e perché gli ucraini non vogliono arrendersi: «Ho parlato con Papa Francesco – ha rivelato Zelensky – e lui ha detto parole molto importanti: “Capisco che desiderate la pace e dovete difendervi”. Io ho risposto che il nostro popolo è diventato il nostro esercito quando ha visto quanto spargimento di sangue lascia il nemico».

 

Ucraina “Cancello dell’Europa”

Zelensky ha poi evocato la necessità aiuti umanitari: «La fame sta iniziando a diventare un problema, come facciamo a seminare quando il nemico distrugge i nostri campi? Non possiamo esportare il mais e il frumento, i prezzi stanno crescendo, tutto questo avrà ripercussioni anche su di voi: centinaia di migliaia di persone avranno bisogno di aiuto davanti ai vostri confini».

Ma Zelensky ha puntato anche a mettere in guarda l’Europa, a farla sentire parte della posta in gioco: «L’Europa deve fare qualcosa per fermare questa guerra fatta da una persona sola – ha ribadito, non citando mai Vladimir Putin. – L’Ucraina è il cancello dell’Europa, loro vogliono entrare in Europa. La stessa Europa che invece deve accogliere oggi gli ucraini in fuga e domani l’Ucraina tutta, quando verrà il momento della ricostruzione. Dobbiamo proteggere le famiglie ucraine e far tornare la pace – è stato l’appello finale – e ricostruire insieme l’Ucraina nell’Unione Europea».

 

 Draghi: «Eroica resistenza. L’Italia vi vuole in UE»

NoveColonneATG – «Voglio ringraziare il Presidente Zelensky per la sua straordinaria testimonianza. Dall’inizio della guerra, l’Italia ha ammirato il coraggio, la determinazione, il patriottismo del Presidente Zelensky e dei cittadini ucraini. Il vostro popolo è diventato il vostro esercito, lei ha detto».

Il Primo Ministro Mario Draghi

Così si è espresso il premier Mario Draghi, intervenendo il 22 marzo alla Camera subito dopo il discorso in video-collegamento del leader ucraino davanti al Parlamento riunito in seduta comune. «L’arroganza del Governo russo si è scontrata con la dignità del popolo ucraino, che è riuscito a frenare le mire espansionistiche di Mosca e a imporre costi altissimi all’esercito invasore. La resistenza di Mariupol, Kharkiv, Odessa – e di tutti i luoghi su cui si abbatte la ferocia del Presidente Putin – è eroica» – ha sottolineato Draghi, aggiungendo che «oggi l’Ucraina non difende soltanto se stessa. Difende la nostra pace, la nostra libertà, la nostra sicurezza. Difende quell’ordine multilaterale basato sulle regole e sui diritti che abbiamo faticosamente costruito dal dopoguerra in poi. L’Italia vi è profondamente grata. La solidarietà mostrata dagli italiani verso il popolo ucraino è enorme» – ha ribadito il premier, sottolineando che – «gli italiani hanno spalancato le porte delle proprie case e delle scuole ai profughi ucraini, con quel senso di accoglienza che è l’orgoglio del nostro Paese. Vogliamo continuare ad aiutare i rifugiati non solo ad avere una casa, ma anche a trovare un lavoro e a integrarsi nella nostra società. Come hanno fatto i 236.000 ucraini che già vivono in Italia, a cui va ancora una volta tutta la mia vicinanza.

Vogliamo disegnare – ha aggiunto il premier – un percorso di maggiore vicinanza dell’Ucraina all’Europa. Nelle scorse settimane è stato sottolineato come il processo di ingresso nell’Unione Europea sia lungo, fatto di riforme necessarie a garantire un’integrazione funzionante. Voglio dire al Presidente Zelensky che l’Italia è al fianco dell’Ucraina in questo processo. L’Italia vuole l’Ucraina nell’Unione Europea».

 

 

 

 

 

 

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