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A due anni dal terremoto: la volontà e la voglia di ricostruire


Pubblicato il 28 agosto 2018

Serena Salto e Fausta Polidori

©Foto cortesia

Le testimonianze di Fausta Polidori e Serena Salto

Una delle zone più colpite dal terremoto di due anni fa è stata, senza dubbio, una parte della provincia di Ascoli Piceno da dove provengono numerosi nostri connazionali. Tra di loro c'è la signora Fausta Polidori d'Alesio che fa parte del direttivo dell'Associazione ALMA Canada e rappresenta il Nord America in qualità di membro del Consiglio dei marchigiani all'estero della Regione Marche.

La facciata del muro di cinta del cimitero di Quintodecimo (frazione di Acquasanta Terme, in provincia di Ascoli Piceno)
Foto cortesia

«Sono stata in quelle zone nel maggio scorso – ha detto al Corriere Italiano – ed ho potuto constatare che c'è tanta voglia di ricostruire, di ripartire ma purtroppo ci sono tanti paesini che sono completamenti distrutti e dove si può fare ben poco. Ad esempio, posti come Trisungo, frazione di Arquata del Tronto, la stessa Arquata, Pescara del Tronto ed altri ancora, sono un cumulo di macerie, fanno "pietà e paura" e se saranno ricostruiti verranno ricostruiti altrove perché lì è ormai impossibile farlo.

In altri posti come a Quintodecimo, frazione di Acquasanta Terme, il mio paese di nascita, ci sono alcuni segnali di ripresa. Ad esempio, grazie all'impegno di ALMA Canada, abbiamo raccolto la somma necessaria, 50.000$, per poter ricostruire le mura di cinta del cimitero di Quintodecimo. Un gesto – prosegue Fausta - che è stato apprezzato moltissimo da tutti, in particolare dal sindaco che non aveva soldi per poter fare i lavori. È paradossale dirlo ma, restaurando le mura di un cimitero abbiamo dato un segnale di vita, restituito un po' di speranza alla gente del posto.

La targa che ricorda il fondamentale contributo di ALMA Canada per la sua ricostruzione
Foto cortesia

Nel mio paese c'erano un centinaio di abitanti, ne sono rimasti una ventina. Ci sono ancora tante case inagibili e la gente è andata a vivere altrove in attesa che le case siano ricostruite. Ma i problemi sono enormi. Molti borghi sono "antichi", hanno un valore storico, così come le chiese, e devono essere "trattati" in un certo modo, rispettandone i vincoli patrimoniali. Questo allunga ancora di più i tempi della ricostruzione. Non so se alla fine di questi lavori, che sicuramente prenderanno almeno altri 4-5 anni, la gente, che nel frattempo si è stabilita altrove, avrà ancora voglia di tornare. Dopo la demolizione delle parti pericolanti e la messa in sicurezza, la ricostruzione è iniziata ma procede lentissimamente».

 

Da Offida a San Benedetto

Ne sa qualcosa anche Serena Salto, 18 anni, nipote di Fausta, venuta a passare qualche giorno di vacanza con gli zii a Montréal. «Io, i miei genitori ed i miei due fratelli – afferma la ragazza – vivevamo ad Offida (sempre in provincia di Ascoli Piceno). La nostra casa è stata danneggiata al punto che abbiamo dovuto lasciarla e siamo stati costretti ad andare ad abitare in un appartamento in affitto a San Benedetto del Tronto. Sono passati ormai due anni, il progetto di ricostruzione è pronto ma stiamo aspettando ancora l'ok dal Governo per le sovvenzioni. Nel frattempo ci rimborsano le spese relative all'affitto».

La casa – aggiunge la zia Fausta - deve essere ricostruita da zero. Una volta che il governo approverà il progetto si procederà alla gara d'appalto. Ma non è così dappertutto. In un caso o nell'altro ci vorrà ancora tanto tempo!».