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L'impegno di tutti, un impegno per tutti


Pubblicato il 5 settembre 2018

Tony Loffreda

©Foto Fabrizio Intravaia

Incontro con Tony Loffreda, presidente FCCI e del comitato organizzatore "United 2026" per Montréal

Dal 41° piano della Place Ville-Marie, sede della Banque Royale, si gode di una magnifica vista sulla città di Montréal: il fiume San Lorenzo, il centro, Mont-Royal, la zona est, lo Stadio Olimpico, ecc.. È proprio lì che mi accoglie Tony Loffreda, vicepresidente del consiglio di RBC Banque Royale, gestione del patrimonio, e presidente, da quasi un anno, della Fondazione comunitaria italo-canadese (FCCI). Quale posto migliore, dunque, per un'ampia panoramica sulla Fondazione e le sue prospettive.

La prima domanda è quasi "automatica". Come sta la Fondazione?

«Sta benissimo!», esclama Tony Loffreda. «La nostra ultima attività, il Gala "Insieme" per il Centro Leonardo da Vinci – afferma - è stato un grande successo, una testimonianza di quello che la comunità italiana può fare. Abbiamo ottenuto un grandissimo risultato (un milione e 800 mila dollari di fondi raccolti) e penso che tutti debbano esserne fieri. Io dico sempre: ma, in fondo, la Fondazione cos'è? La risposta è semplice. La Fondazione siamo noi, la comunità italiana, tutti insieme. Spesso si sente dire: non è vero, la Fondazione sono i governatori! Sì, lo sono, ma lo sono anche gli altri perché è un organismo che appartiene a tutti e tutti noi dobbiamo aiutarla perché ogni aiuto, dal più piccolo al più grande, conta. Un dono di 5$ conta quanto un dono di 1000$ di un governatore. Perché? Anche qui – aggiunge Tony – la risposta è semplice. Perché la chiave di tutto è l'impegno. Quando ti impegni per una causa, ne sei fiero, diventi motivato e quando sei motivato i risultati arrivano.

Per questo dobbiamo lavorare insieme, per concentrarci sempre di più sulla comunità italiana e i suoi bisogni, che sia il Centro LdV, che sia la campagna di raccolta fondi per la Casa d'Italia, che sia sostenere un organismo che si occupa di aiutare gli anziani, di promuovere la lingua e la cultura italiana e altro ancora. Del resto – continua – l'unione fa la forza. Se lavoriamo insieme, l'impatto sarà maggiore. Ogni singolo dono conta ma l'insieme dei doni fa la differenza!»

 

Esiste una "relève" nella FCCI?

«Alex Loffredi, il nostro direttore generale ne è un esempio! Ci sono tanti giovani che ultimamente sono diventati governatori, poi sta a noi sviluppare questa relève. Vogliamo introdurre nuove attività per portare i giovani all'interno della FCCI. Faccio un esempio. Il 20 ottobre avremo il tradizionale "Ballo dei Governatori" all'Hotel Sheraton di Laval. Un biglietto per il Ballo costa 500$, un tavolo 5000$. Forse non tutti i giovani possono permettersi di pagare questa cifra. Allora abbiamo pensato di organizzare, in novembre, una specie di "Oyster party", non tanto per mangiare le otriche quanto per permettere a questi giovani di conoscersi, incontrarsi, discutere, fare networking, fare affari tra di loro e scoprire cosa c'è dietro ad un organismo come la Fondazione. Cercheremo di fare queste attività in posti di proprietà di italiani. In fondo, perché non mantenere il business tra di noi quando questo è possibile?»

 

Come si decidono le strategie?

«Ci riuniamo una volta al mese. Nel consiglio abbiamo incluso anche i rappresentanti dei più importanti organismi della nostra comunità: CIBPA, CLdV, Casa d'Italia e  Congresso (CNIC). Discutiamo insieme dei bisogni e delle priorità presenti nella comunità italiana. Spesso arrivano sul nostro tavolo delle richieste di sostegno finanziario. Le analizziamo e le valutiamo in base al bisogno reale. Del resto la Fondazione è nata proprio per questo, per raccogliere e distribuire fondi alla comunità. Questo è il nostro criterio. Il bisogno determina il montante. Ma questo è un "lavoro" che tutti noi facciamo con passione. La filantropia è importante, fare la differenza è importante; quando è possibile, perché non farlo?»

 

I Mondiali di calcio a Montréal? Perché no!

Oltre ad essere presidente della Fondazione comunitaria italo-canadese Tony Loffreda è anche copresidente, insieme alla sindaca di Montréal Valérie Plante, del comitato organizzatore della Coppa del Mondo 2026 ("United 2026") per Montréal.

Nello scorso mese di giugno, infatti, la FIFA (la Federazione internazionale di calcio) ha detto sì alla candidatura comune di Canada, Usa e Messico per organizzare i Mondiali del 2026. Questo vuol dire che, al momento, il Canada dovrebbe ospitare una decina di partite dei Mondiali in tre città: Montréal, Toronto ed Edmonton.

«In tutto, sono 23 le città dei tre paesi che hanno presentato la loro candidatura ad ospitare le partite. Di queste 23 – spiega Tony Loffreda - la FIFA, nel 2021, ne sceglierà 16 e tra queste speriamo che ci sia anche Montréal».

 

Tony, come è nata la tua passione per il calcio?

 «Mi sono innamorato di questo sport nel 1994 quando l'Italia perse, purtroppo, la finale mondiale ai calci di rigore contro il Brasile. È come se mi avessero tolto un pezzo di cuore! Da quel momento mi sono messo a seguire più da vicino questo sport tanto che nel 1997 ho iniziato ad allenare mio figlio di 4 anni. Allenavo la sua squadra, la Saint-Michel-Pompei. Abbiamo fatto uno squadrone e vinto ben 16 tornei. Per i bambini non era tanto importante vincere quanto giocare, stare insieme, divertirsi.

Poi siamo andati a disputare altri tornei tra cui uno a Brossard. Anche lì abbiamo vinto. Avendo constatato tali risultati, alcuni responsabili dello sport della Città di Montréal mi chiesero se fossi interessato ad organizzare il loro settore giovanile visto che fino a quel momento i risultati erano piuttosto scarsi. Io risposi: ma non ho mai giocato al calcio, alleno mio figlio e basta! Alla fine accettai di dare una mano ad organizzare il settore giovanile. Mettemmo su anche la sezione femminile. Disputammo diversi campionati vincendo ben 15 titoli provinciali e 5 titoli nazionali. Così sono diventato presidente di questa associazione giovanile e sono entrato anche a far parte, come amministratore, della Montréal-Concordia Hall of Fame».

 

E United 2026?

«Quando è nato il discorso la Federazione canadese di calcio e la città di Montréal hanno pensato a me perché cercavano qualcuno che potesse essere a proprio agio tanto con le cifre che con il calcio e che potesse vantare la candidatura di Montréal davanti alla FIFA».

 

Cosa hai "raccontato" loro?

«Che Montréal merita di essere scelta tra le città ospitanti per tante ragioni. Perché è la settima città più popolata del Nord America. Perché è la sola città del Nord America dove si parla francese, inglese e ... tante altre lingue! Perché ha una grande esperienza in fatto di avvenimenti internazionali: le Olimpiadi del 1976, il Gran Premio di Formula Uno che si disputa da 50 anni, i grandi festival, uno Stadio Olimpico che può ospitare almeno 60mila spettatori e perché ha una reputazione di città aperta, internazionale. Ci sono tutte le premesse e non ci sono ragioni per cui Montréal non dovrebbe essere scelta tra le 16  città ospitanti!»

 

Ma lo stadio Olimpico non ha problemi di tetto?

«Si, ma tanto lo si deve rifare lo stesso, indipendentemente dai Mondiali di calcio. La FIFA vuole solo un terreno in erba naturale e un tetto apribile, cose che si possono fare senza troppi problemi».

 

Se Montréal verrà scelta quante partite vi si disputeranno?

«È ancora troppo presto per dirlo. Chissà, forse 3, 4 o anche di più! Ma non si deve vedere la cosa in termini di numero di partite quanto in termini di opportunità per la nostra città. Pensiamoci bene: un festival di un mese dedicato al calcio, lo sport più popolare del mondo. La possibilità d ospitare squadre importanti. Essendo una città francofona perché non pensare alla Francia, al Marocco o ad altre nazioni francofone? Per non parlare dell'Italia. Anche se non dovesse venire qui potrebbe venirci a trovare qualche giocatore, potremmo trasmettere le partite sullo schermo gigante dello stadio, potremmo creare dei veri e propri "villaggi del soccer" e così via. Certo ci sono dei costi ma ci saranno anche tanti benefici in termini di immagine per la nostra città! Montréal avrà ospitato la Coppa del mondo di calcio, sarà questo quello che la gente ricorderà, non il numero di partite disputate!   

Certo, manca ancora tanto tempo – conclude il presidente del comitato organizzatore - ma, come si dice: chi ha tempo non aspetti tempo. Dobbiamo prepararci nel miglior modo possibile ed essere pronti ad agire quando sarà il momento giusto. Montréal deve fare parte di questa grande festa, sarà una grande "eredità" per la nostra città».

 

"United 20262

Sarà il primo mondiale "extra-large" con il numero di squadre che passerà da 32 a 48.

Il mondiale tornerà negli Usa dopo 32 anni.

Per il Messico sarà la terza coppa del mondo dopo quelle del 1970 e del 1986.

Per il Canada sarà la prima volta.

Gli Stati Uniti faranno la "parte del leone" con 60 partite, compresa la finale.

Messico e Canada ne ospiteranno 10 ciascuna.