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Il Governo Conte supera la prova della fiducia

Pubblicato il 7 giugno 2018

Giuseppe Conte, presidente del Consiglio, durante la discussione e la votazione di fiducia al Governo alla Camera dei Deputati

©ANSA

Superato il primo scoglio parlamentare con la fiducia in Senato (171 sì e 117 no) e alla Camera (350 sì e 236 no)

NoveColonneATG/ Roma - "Metteremo fine al business dell'immigrazione che è cresciuto a dismisura sotto il mantello della finta solidarietà": così il premier è intervenuto il 5 giugno nell'aula di Palazzo Madama, esplicitando punto per punto il contratto per il "governo del cambiamento" siglato da Movimento 5 Stelle e Lega.

Due forze politiche che "sono state accusate di essere 'populiste' e 'anti-sistema'" ma se "'populismo' è l’attitudine della classe dirigente ad ascoltare i bisogni della gente, se 'anti-sistema' significa mirare a introdurre un nuovo sistema, che rimuova vecchi privilegi e incrostazioni di potere, ebbene queste forze politiche meritano entrambe queste qualificazioni" rivendica il premier.

Il presidente Conte interviene su alcuni punti specifici del contratto di governo, come il reddito di cittadinanza (che arriverà però in un momento successivo al rafforzamento dei centri per l'impiego) e la flat tax, che è "l'obiettivo", "solo così sarà possibile pervenire a una drastica riduzione dell’elusione e dell’evasione fiscale, con conseguenti benefici in termini di maggiore risparmio di imposta, maggiore propensione al consumo e agli investimenti, maggiore base imponibile".

Centrale nell'azione dell'esecutivo saranno la lotta alla corruzione (con introduzione del “daspo” per corrotti e corruttori) e alla criminalità organizzata: "Contrasteremo con ogni mezzo le mafie, aggredendo le loro finanze, le loro economie e colpendo le reti di relazioni che consentono alle organizzazioni criminali di rendersi pervasive nell’ambito del tessuto socio-economico" sono state le parole di Conte, mentre dalla maggioranza partiva il coro "fuori la mafia dello Stato", che ha richiesto l'intervento della presidente Elisabetta Alberti Casellati per far continuare il premier.

Uno spazio importante nelle dichiarazioni programmatiche hanno rivestito la politica estera e il rapporto con l'Europa. "Intendiamo preliminarmente ribadire la convinta appartenenza del nostro Paese all’Alleanza atlantica, con gli Stati Uniti d’America quale alleato privilegiato. Saremo fautori di una apertura alla Russia, che ha consolidato negli ultimi anni il suo ruolo internazionale in varie crisi geopolitiche. Ci faremo promotori di una revisione del sistema delle sanzioni, a partire da quelle che rischiano di mortificare la società civile russa" ha spiegato Conte, che sulla Ue invece specifica: "L’Europa è la nostra casa.

Quale Paese fondatore abbiamo il pieno titolo di rivendicare un’Europa più forte e anche più equa, nella quale l’Unione economica e monetaria sia orientata a tutelare i bisogni dei cittadini, per bilanciare più efficacemente i princìpi di responsabilità e di solidarietà".

Uno dei nodi da affrontare in Europa è quello dell'immigrazione: "Chiederemo con forza il superamento del Regolamento di Dublino al fine di ottenere l’effettivo rispetto del principio di equa ripartizione delle responsabilità e realizzare sistemi automatici di ricollocamento obbligatorio dei richiedenti asilo" afferma il premier, specificando: "Non siamo e non saremo mai razzisti. Vogliamo che le procedure mirate all’accertamento dello status di rifugiato siano certe e veloci, anche al fine di garantire più efficacemente i loro diritti". Poi il ricordo di Sacko Soumayla, il migrante ucciso in Calabria, con tutti i senatori in piedi ad applaudire: "A lui e ai suoi familiari va il nostro commosso pensiero. Ma questo non basta. La politica deve farsi carico del dramma di queste persone e garantire percorsi di legalità, che costituiscono la stella polare di questo programma di governo".

Infine, Conte ha rivolto un appello alle opposizioni affinché esercitino le proprie prerogative "in modo costruttivo e leale" e annuncia la disponibilità a "valutare, in corso d’opera, l’apporto di gruppi parlamentari che vorranno condividere il nostro cammino e, se del caso, aderire successivamente al contratto di governo, offrendo un apporto più stabile alla realizzazione del nostro programma".