Sections

Marisa Portolese espone al Museo McCord

Pubblicato il 5 giugno 2018

Marisa Portolese

©Foto cortesia

Un incontro tra due artisti

Quentin Parisis

quentin.parisis@tc.tc

 

La fotografa montrealese d’origine italiana Marisa Portolese è celebrata al Museo McCord  di Montréal, dove espone ritratti da lei realizzati che riprendono il lavoro del fotografo del XIX secolo, William Notman.

 

William Notman, il cui lavoro è in gran parte conservato negli archivi del Museo McCord, rue Sherbrooke a Montréal, si era specializzato nel fare ritratti di modelli nel suo studio, in uno scenario sempre particolarmente curato. Più di un secolo dopo, Marisa Portolese, che "ha trascorso molto tempo in questi archivi", ha rivisitato il lavoro del suo predecessore nella mostra Dans le studio avec Notman, presentata fino al 10 febbraio 2019.

A sua volta, Marisa Portolese ha ritratto donne contemporanee di età, aspetto e origini differenti secondo il modus operandi di Notman. "Alcune delle sue clienti provenivano da classi privilegiate, ma ha anche fotografato persone di ogni ceto sociale, i suoi dipendenti e delle donne che erano attive al suo tempo". Questa immagine è stata decisiva per me e la volevo mantenere", spiega Marisa Portolese. Poi aggiunge che "la fotografia è un'esperienza pittorica" ​​ma che lei "voleva offrire anche un'esperienza psicologica allo spettatore". "Ciò che mi ha impressionato nei ritratti di donne di Notman è l'incredibile cura di loro e della loro autorevolezza. Nei loro sguardi è evidente che sono tutte sovrane", dice. Il desiderio di Marisa Portolese è di illustrare con le sue foto i pensieri e le intenzioni dal retro della fotocamera, per ottenere un senso di profondità dietro la bellezza della superficie, degli oggetti, degli arredi.

A questo proposito, gli scenari, come nel lavoro di Notman, sono oggetto di particolare attenzione. Guarniti di fiori, colorati ed elaborati, prendono un posto importante nell’insieme. "Sono sempre in dialogo con la pittura" spiega per definire la scelta degli ambienti in cui ha immerso i suoi modelli, tutti femminili. "Per questa mostra, per gli sfondi, cercavo nature morte, e ne troviamo molte nella pittura olandese di una certa epoca", dice, citando ad esempio Jan Van Dael (1764 -1840) e Jan Van Huysum (1682-1749). Marisa Portolese però non si è fermata ad una sola epoca, infatti cita anche gli impressionisti francesi Claude Monet (1940-1926) e Auguste Renoir (1841-1919). "Sono stata abbastanza democratica", riassume così in una forte risata.

 

La passione come motore

Nata a Montréal da padre calabrese e madre sarda, Marisa Portolese è sempre stata attratta dalle arti e rimane influenzata dalla pittura italiana. "Molte donne italiane e pittrici mi hanno ispirato su altri progetti come Artemisia Gentileschi (1593- 1652), Elisabetta Sirani (1638-1655), Rosalba Carriera (1675-1757)", assicura. "L'arte italiana è parte della mia vita, della mia cultura ed ha ispirato molte delle mie opere precedenti", dice l'artista.

Attratta dalla pittura o dal disegno, è comunque orientata verso la fotografia cui si volge durante la scuola secondaria. "Innamorata dal suo primo corso”, si iscrive alla Concordia University per seguire il corso di fotografia e riesce a soddisfare i suoi desideri artistici. Dopo "un periodo di riflessione alla fine della [sua] laurea" durante il quale "continua ad esporre", affina le sue ambizioni personali e professionali. Così, insieme ad attività artistiche, si è parallelamente volta verso l'insegnamento. Una scommessa riuscita ed ora è insegnante presso l'università in cui ha studiato. "Essere un insegnante è un'altra passione, e nei giorni in cui non insegno, sono nel mio studio, creo, lavoro. C’è un bellissimo equilibrio nella mia vita", dice. E il successo è al rendez-vous.

 

In studio con Notman

Fino al 10 febbraio 2019

Museo McCord, 690 Sherbrook O.