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Il Maestro Carlo Montanaro dirige il Rigoletto


Pubblicato il 17 settembre 2018

Il Maestro Carlo Montanaro alla sua prima direzione all'Opéra de Montréal

©Foto cortesia

Apertura della stagione lirica dell'Opéra de Montréal

Con un'applauditissima rappresentazione del Rigoletto di Giuseppe Verdi si è aperta, sabato scorso, la 39ma stagione dell'Opéra de Montréal.

La Sala Wilfrid-Pelletier della Place des Arts ospiterà altre 3 repliche dell'opera verdiana, martedì 18, giovedì 20 e sabato 22 settembre, alle ore 19:30

Rigoletto, andata in scena per la prima volta l'11 marzo 1851 al Teatro La Fenice di Venezia, è un'opera in tre atti musicata da Verdi su libretto di Francesco Maria Piave, tratta dal dramma di Victor Hugo "Le Roi s'amuse" ("Il re si diverte"). Con "Il trovatore" (1853) e "La traviata" (1853) forma la cosiddetta "trilogia popolare" di Verdi.  

«Rigoletto – afferma il direttore artistico del Teatro dell'Opéra de Montréal Michel Beaulac - è il primo grande capolavoro di Verdi in cui la musica esalta l'azione drammatica. Le melodie più toccanti e la potente orchestrazione sottolineano l'eccezionale abilità teatrale del compositore emiliano: amore filiale, maledizione, disuguaglianze e tensioni sociali, i temi cari a Verdi espressi con possente forza drammatica».

A dirigere l’"Orchestre Métropolitain"  e il "Chœur de l’Opéra de Montréal" è stato chiamato l'esperto Maestro Carlo Montanaro, d'origine toscana, già direttore del Teatro Wielki di Varsavia dal 2011 al 2014.

 

Maestro, quale è stato il suo approccio al Rigoletto?

«Intanto devo dire che è la prima volta che dirigo un'opera a Montréal e ho trovato una bellissima atmosfera, una città stimolante, culturalmente molto viva e un'orchestra formidabile, molto preparata, così come il Coro e i cantanti, pronti a recepire e a seguire tutti i miei suggerimenti.

Poi è chiaro che al momento della prima c'è stata un po' di emozione, la giusta tensione ma poi è partita la "magìa" della musica e tutto è andato bene.  Ho cercato di dare a quest'opera un taglio abbastanza "fresco", molto naturale. Di solito dico che amo vedere l'opera come un film. All'epoca non c'era la televisione quindi l'opera era e deve essere dialogo puro, dialoghi credibili, azioni credibili e sentimenti credibili degli artisti. Quindi direi un approccio molto diretto sulla partitura, cercando di rispettare tutto quello che Verdi ha scritto, sia il testo che la musica perché non si può dividere, comunque, la musica dal libretto».

 

Come si è trovato con l'orchestra?

«Io cerco sempre un approccio con il "team", cerco di lavorare con il gruppo, di portare i musicisti e gli artisti verso la mia idea in maniera molto cooperativa. Poi "noi", chiaramente, parliamo un linguaggio internazionale che è quello della musica ed avendo un'orchestra prontissima a recepire le mie richiesta se il "manico" è buono ... l'orchestra è buona! Toscanini diceva: "Non ci sono cattive orchestre ci sono solo cattivi direttori!"

A parte gli scherzi abbiamo lavorato  bene; quella di Montréal è un'orchestra che risponde immediatamente alle mei sollecitazioni poi il giudizio, come sempre, spetta al pubblico!»

 

Maestro che opera è il Rigoletto?

«È la prima della trilogia popolare di Verdi. Siamo a metà Ottocento, è un'opera pervasa dall' "ombra" della maledizione che Verdi esprime in tutta la sua drammaticità e l'azione si sviluppa proprio su questo filo. È un'opera intensa, i sentimenti di Rigoletto, il cui personaggio è sfaccettato e complesso, sono molto profondi».

 

È un'opera che può interessare i giovani?

«Come dico spesso, noi dobbiamo avvicinare i giovani puntando su regie moderne un po' più vicine ai nostri tempi, tempi da "social media". Detto questo noi rappresentaimo opere di più di 100 anni fa, costruite in un periodo che non c'è più con dei valori che purtroppo, secondo me, si stanno perdendo. La cosa importante, però, è che dobbiamo mantenere questa nostra grande tradizione italiana, sono valori che hanno fatto parte della nostra storia».

 

Per informazioni e biglietti: operademontreal.com