Sections

La ricerca scientifica a Montréal espande gli orizzonti

Pubblicato il 28 agosto 2018

Secondo l’OMS, ogni anno si spendono di 23 milioni di dollari per il trattamento delle malattie neurodegenerative

©ansa

L’esempio del Tanenbaum Open Science Institute

"Semplicemente scienza"  - Valerio Piscopo - CSIC

 

Espandere le frontiere della Scienza per sconfiggere le malattie neurodegenerative. Questa la missione del Tanenbaum Open Science Institute mirata ad ampliare le conoscenze e le competenze della ricerca scientifica e metterle al servizio della comunità e, soprattutto, dei pazienti.

@R:“Secondo l’OMS, ogni anno si spendono di 23 milioni di dollari per il trattamento delle malattie neurodegenerative e si stima che entro il 2040 queste supereranno il cancro come la seconda più diffusa causa di morte in Canada” – dichiara Annabel Seyller, Chief Operating Officer del Tanenbaum Open Science Institute.

“Fin dalla sua creazione la missione del Neuro (Montreal Neurological Institute & Hospital) è stata quella di mettere la ricerca scientifica al servizio della comunità, dei pazienti e delle famiglie” –  prosegue la Seyller. “Noi vediamo l’Open Science come uno strumento per aumentare l’impatto della nostra ricerca attraverso la condivisione con la comunità globale. Il principale obiettivo è di stimolare e potenziare la collaborazione per accellerare il processo di scoperta a beneficio dei pazienti e implementare nuove cure, crescita economica e una popolazione più sana”.

Cinque i principi base: condivisione dei dati e delle risorse scientifiche, apertura verso partnerships esterne, condivisione dei contributi dei singoli partecipanti nel rispetto dei loro diritti, la non brevettabilità di cure e dei metodi ed il rispetto dell’autonomia accademica.

Una missione che ha coinvolto numerosi partners e investitori e che ha portato alla creazione del Tanenbaum Open Science Institute, grazie alla generosa donazione di 20 milioni di dollari da parte della famiglia Tanenbaum in presenza del Primo Ministro Justin Trudeau.

“L’esperimento che l’istituto sta conducendo è il primo al mondo nel suo genere,” fa notare la Seyller.  “La nostra intenzione è di condividere tutti i materiali, le piattaforme e i progetti che stiamo costruendo in modo da rendere facile alla comunità scientifica abbracciare questa nuova filosofia. Un gruppo indipendente supportato da investitori internazionali sta lavorando per definire quali sono i parametri e gli indicatori appropriati per misurare il successo dell’iniziativa”.

 

Ma come si pone nei confronti dell’iniziativa la comunità scientifica che negli ultimi anni è sempre più competitiva?

La Seyller è fiduciosa. “L’interesse a livello globale sollevato dalla nostra presa di posizione testimonia a pieno che, a dispetto di un ambiente scientifico ancora ‘protettivo’ rispetto ai dati, le maggiori istituzioni mondiali guardano al nostro modello per iniziare a muoversi verso l’Open Science. A testimonianza di ciò abbiamo ricevuto innumerevoli visite e inviti a conferenze in tutto il mondo negli ultimi 18 mesi. Questo nuovo modo di concepire la ricerca sta guadagnando consensi e l’esperimento del Neuro è considerato come prova che non solo questo è fattibile ma è anche giusto da fare”.

È ai giovani ricercatori che la Seyller rivolge le maggiori speranze. “Per loro una Scienza aperta e collaborativa è una cosa naturale e noi ci sentiamo incoraggiati da questo. È per loro che il Neuro sta costruendo strumenti e piattaforme di lavoro per consentirgli di applicare questi principi ogni giorno”.

Ci auguriamo che tutto ciò sia un primo passo verso l’apertura di nuovi orizzonti per la comunità scientifica.