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20:32pm18 dicembre 2020 | mise à jour le: 18 dicembre 2020 à 20:32pmReading time: 4 minutes

UNICEF: sono 33 milioni i bambini migranti nel mondo

UNICEF: sono 33 milioni i bambini migranti nel mondo
Photo: AiseIl 18 dicembre è la Giornata internazionale per i diritti dei Migranti

Aise – In occasione della Giornata internazionale per i diritti dei Migranti, che si celebra oggi in tutto il mondo, l’UNICEF lancia una nuova indagine dalla quale emerge che sono 33 milioni i bambini migranti nel mondo, 21,5 milioni dei quali sono sfollati interni.

E denuncia: i bambini migranti e sfollati sono stati in gran parte esclusi dai piani nazionali di risposta e recupero alla pandemia da COVID-19 e hanno vissuto una significativa riduzione nell’accesso ai servizi essenziali e di cura. Questi risultati si basano sui dati raccolti attraverso una recente ricerca dell’UNICEF condotta in 159 paesi in cui ha una presenza operativa.

Dei 272 milioni di migranti internazionali stimati a livello globale, 33 milioni sono bambini, compresi 12,6 milioni di bambini rifugiati e 1,5 milioni di richiedenti asilo. Altre decine di milioni si spostano all’interno dei loro paesi: solo l’India ospita circa 93 milioni di bambini migranti interni. Nel mondo, 21,5 milioni di bambini sono sfollati interni a causa di conflitti, violenze o disastri.

 

Una priorità

Nella Giornata internazionale dei Migranti, l’UNICEF chiede dunque ai governi di assicurare che tutti i bambini vulnerabili – compresi coloro che vivono come rifugiati, migranti o sfollati interni – siano considerati prioritari nella risposta alla pandemia e negli sforzi di recupero, indipendentemente dal loro status e vengano raggiunti con protezione di qualità, assistenza sanitaria, acqua, servizi igienico-sanitari e istruzione.

“I risultati di questa indagine sono un segnale che indica che i bambini più vulnerabili sono lasciati soli a gestire le conseguenze della pandemia“, dichiara Henrietta Fore, direttore generale dell’UNICEF. “Con l’adeguato sostegno al momento giusto, i bambini migranti possono offrire un contributo alle loro nuove casa con un talento inestimabile, competenze che i paesi dovrebbero sfruttare per riprendersi dalla pandemia. L’UNICEF chiede maggiori investimenti globali per sostenere questi bambini ed è pronto a lavorare con i governi per ottenere i benefici positivi che la migrazione offre ai bambini“.

Alcune delle riduzioni più marcate dei servizi si stanno verificando in paesi con crisi in corso, come conflitti o disastri, in cui i bambini migranti incontravano già barriere nell’accesso all’assistenza sanitaria, all’acqua pulita e a servizi igienici adeguati. Secondo i sondaggi dell’UNICEF: il 50% dei Paesi in cui l’UNICEF ha operazioni umanitarie attive segnala una riduzione dell’accesso all’assistenza sanitaria tra le popolazioni sfollate e rifugiate; quasi un quarto degli stessi paesi segnala un’interruzione dei servizi idrici e igienico-sanitari nei campi per rifugiati o sfollati.

Mancanza di servizi

Più in generale, al di là di contesti fragili, i dati dell’indagine mostrano che i bambini rifugiati, migranti e sfollati non vengono raggiunti dalla risposta socioeconomica e dagli sforzi di recupero.

Ad esempio: il 58% degli uffici paese dell’UNICEF intervistati riferisce che le opzioni di apprendimento a distanza sono inadeguate per i bambini vulnerabili, compresi quelli che vivono come rifugiati, migranti o sfollati interni; il 36% riferisce di una riduzione dei servizi di protezione per i bambini migranti e sfollati; il 50% riferisce che i rifugiati e i richiedenti asilo non sono coperti da nuove o ampliate misure di protezione sociale dei governi legate al COVID-19.

L’UNICEF è anche preoccupato per le percezioni sempre più negative e l’ostilità espressa nei confronti dei bambini migranti, una tendenza che dovrebbe intensificarsi con l’aggravarsi della crisi socio-economica generata dal COVID-19 e il ritorno di milioni di migranti in paesi con tassi di disoccupazione in aumento: il 39% degli uffici paese dell’UNICEF riferisce di un aumento della tensione nei confronti delle popolazioni migranti e degli sfollati, così come di coloro che rimpatriano; con un aumento di quasi il 50% nei paesi con contesti fragili.

La pandemia

L’UNICEF sta lavorando con i partner per aiutare le popolazioni migranti e sfollate a proteggersi dalla pandemia e dai suoi devastanti impatti socioeconomici. Ciò include la diffusione di informazioni accurate e a misura di bambino sul COVID-19 e sulle pratiche igieniche in una lingua che comprendono, assicurando l’accesso all’igiene e alle forniture di acqua ovunque essi si trovino e assicurando che i bambini migranti e gli sfollati non siano lasciati indietro negli sforzi per garantire un accesso continuativo all’istruzione, alla salute, alla nutrizione e ai servizi di protezione dell’infanzia.