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21:30pm2 marzo 2017 | mise à jour le: 2 marzo 2017 à 21:30pmReading time: 3 minutes

Trump accelera sui raid anti-Isis, più autonomia ai generali

Ipotesi azioni senza ok della Casa Bianca. Nel mirino anche la Corea del Nord

Discorso di Donald J. Trump alla base navale di Newport News, Virginia

ANSA

Ansa – Donald Trump è più che mai deciso ad accelerare l’offensiva nei confronti dell’Isis e di al Qaida. E si fa sempre più concreta l’ipotesi di dare maggiore autonomia al Pentagono e all’Esercito nel decidere modalità e tempi delle azioni militari da compiere. Anche senza l’ok della Casa Bianca.

La svolta – secondo le indiscrezioni di stampa – è una delle opzioni contenute nella bozza del piano anti-Isis messa a punto dal segretario alla Difesa, James Mattis, e dal capo delle forze armate, Joseph Dunford, approdata sulla scrivania dello Studio Ovale.

Trump ha più volte parlato della necessità di snellire quei meccanismi autorizzativi che spesso ritardano le operazioni contro i bersagli jihadisti, a rischio di vanificarle. Per questo il presidente americano starebbe valutando di dare più mano libera ai suoi generali, con l’obiettivo di rendere i raid aerei o i blitz delle forze speciali più tempestivi ed efficaci.

Non mancano però le polemiche, nel timore che questo possa portare ad un’escalation dagli effetti collaterali incontrollabili. Del resto è ancora viva la polemica sul primo raid dell’era Trump in Yemen, in cui hanno perso la vita non solo un Navy Seal ma anche diversi civili, tra cui bambini. E nelle ultime ore sono state almeno altre due le azioni militari portate a segno dalle forze Usa: la prima ancora una volta in Yemen, con una serie di bombardamenti aerei contro alcune postazioni di al Qaida; la seconda in Pakistan, dove un drone sparando due missili avrebbe ucciso un comandante della Rete Haqqani e la sua guardia del corpo. Si tratta del primo raid in Pakistan dell’amministrazione Trump.

E mentre si attende il momento in cui il commander in chief annuncerà nei dettagli quello che i media chiamano il piano anti-Isis (che potrebbe comprendere anche l’invio di truppe al fronte in Iraq e in Siria per accelerare la riconquista di Raqqa e Mosul), l’amministrazione statunitense sarebbe pronta a una svolta anche sul fronte della crisi nordcoreana. La Casa Bianca – secondo quanto riporta il Wall Street Journal – avrebbe ordinato una revisione della strategia subito dopo l’ultima provocazione del regime di Pyongyang, col test missilistico effettuato mentre Trump e il premier giapponese Shinzo Abe erano a cena insieme in Florida. Tra le opzioni ci sarebbero anche il ricorso alla forza militare e altre azioni in rado di favorire un cambio di regime.

Durante il recente incontro Trump-Abe i funzionari americani avevano gia’ messo in evidenza come tutte le opzioni fossero sul tavolo. “E’ stato chiaro per i giapponesi – scrive il Wsj – che fra queste c’è anche quella di un raid militare in Corea del Nord, soprattutto se Pyongyang dovesse testare un missile balistico intercontinentale”. Uno scenario ‘preoccupante’ e un netto cambio di direzione per gli Usa, che finora hanno continuato a gestire il caso della Corea del Nord con il pressing diplomatico e delle sanzioni economiche.