Dal Mondo

Orrore in Norvegia

Ansa/OSLO – Orrore e morte sono piombati sulla Norvegia alle 15:26 di un grigio venerdi’ pomeriggio d’estate, a meta’ delle tre settimane di vacanze collettive di un paese che fino a venerdì coltivava il mito della sicurezza e della pace. Un’esplosione di inimmaginabile violenza ha trasformato il centro di Oslo in una zona di guerra. Un’autobomba piazzata nel cuore del Regjeringskvartalet, il ‘quartiere del governo’ a poche centinaia di metri dal Parlamento, lo ha devastato. Vetrine e finestre sono andate in frantumi persino ad un chilometro di distanza. La notizia è andata in diretta sui due canali televisivi generalisti praticamente in tempo reale. Il paese si è fermato, paralizzato dall’orrore di immagini che ricordano l’11 settembre: una coltre di fumo nella quale volteggiano le carte degli uffici spazzati dall’esplosione. Poco dopo arrivava la notizia di una sparatoria a Utoya, isolotto nel lago Tyrifiorden, ad una trentina di chilometri a ovest da Oslo. La prima informazione è passata quasi inosservata, poi si e’ trasformata – nel racconto televisivo – in una tragedia collegata all’autobomba di Oslo. Su quell’isola infatti ogni anno si tiene il campo estivo dei giovani attivisti del partito laburista. I 650 partecipanti si erano appena riuniti per ascoltare le notizie di Oslo, quando un uomo vestito da poliziotto, ”dall’aspetto scandinavo” ha aperto il fuoco sparando all,impazzata sui giovani. Lo hanno arrestato poco dopo l’azione, ma intanto aveva fatto una settantina di morti. Chi ha potuto, ha cercato di fuggire raggiungendo a nuoto la terraferma. La polizia norvegese ha fatto poi il bilancio delle vittime del massacro sull’isola di Utoya: 68, che, considerando anche le otto vittime dell’esplosione nel centro di Oslo, porta il totale a 76 morti.

Gli attentati hanno colpito il cuore del governo di uno dei paesi più attivi in campo internazionale, non tanto per essere il paese che assegna il Nobel per la Pace (e che per il premio al dissidente Liu Xiabo si è attirato minacce e boicottaggi da Pechino), quanto per il suo status di potenza petrolifera mondiale. ”La violenza non ci deve terrorizzare”, ha detto il premier norvegese Jens Stoltenberg mentre la polizia annunciava la sospensione degli accordi di Schengen, la messa in sicurezza della famiglia reale e dei principali personaggi politici del paese. Ma una cosa è certa, dopo quello che è successo venerdì si è spezzato il sogno di sicurezza di un intero paese.

 

 Chi è Anders Behring Breivik

 

L’uomo arrestato e ritenuto responsabile dei due attacchi ad Oslo e sull’isola di Utoya ha 32 anni, è biondo, alto, si definisce “single, cristiano e conservatore” con idee di estrema destra e anti-islamico. E’ il profilo pubblicato sulla pagina di Facebook appena pochi giorni fa. Oltre alla foto, anche gli interessi relativi alla caccia e ai videogiochi come ‘World of Warcraft’ e ‘Modern Warfare 2’. Su Twitter anche una citazione del filosofo inglese, John Stuart Mill: “Una persona con una fede ha la forza di 100.000 che hanno solo interessi”.

Il giovane, secondo quanto scrivono i media norvegesi, è il proprietario di una fattoria a 150 km da Oslo, la Breivik Geofarm, nella regione di Hedmark, il cuore agricolo del Paese dove ha avuto la possibilità di acquistare una grande quantità di fertilizzante di nitrato di ammonio, un ingrediente che può essere usato per fabbricare esplosivi. La polizia ha perquisito l’appartamento del giovane ad ovest nella capitale norvegese, nella zona ricca della città, che ha lasciato un mese fa per trasferirsi nella fattoria. Una curiosità: la stessa fattoria, nel 2006, venne chiusa dopo la scoperta di una piantagione di mariujana.

Secondo i media norvegesi, gli interventi di Anders Behring Breivik sul sito http://www.document.no riflettono le opinioni nazionaliste e la sua opposizione a una società multiculturale, ma secondo la televisione pubblica NRK, ha anche preso le distanze dal neo-nazismo. Le liste fiscali, che in Norvegia sono aperte alla consultazione pubblica, non mostrano alcun reddito per il 2009 e somme estremamente modeste nel corso degli anni precedenti.

   Breivik, è anche un membro della loggia massonica norvegese di San Giovanni Olaus dei tre pilastri. E’ quanto riporta sul suo sito internet il quotidiano del Paese scandinavo Dagbladet. Il motto della loggia, di cui Breivik è membro del terzo livello su dieci, è ‘E tenebris ad lucem’, dalle tenebre alla luce. Il portavoce della loggia, Helge Qvigstad, ha preso le distanze dall’attentatore, sottolineando che “non abbiamo modo di esprimere un parere su individui o incidenti relativi a tutti i membri”. Inoltre, Breivik è un ex membro del Partito del progresso, una formazione di destra d’impronta populista che si batte tra le altre cose per introdurre maggiori restrizioni in materia di immigrazione. Breivik ha fatto parte dal 2004 al 2006 della formazione politica, il secondo partito nel parlamento norvegese, e ha militato anche nelle fila del sua sezione giovanile, dal 1997 al 2006/07. “Non è più un membro del partito – ha affermato Siv Jensen, leader della formazione di destra – e mi rende molto triste il fatto che lo sia stato in passato. Non è mai stato un membro molto attivo e abbiamo molte difficoltà a trovare qualcuno che sappia molto di lui”. Secondo un ex compagno di scuola, da adolescente Breivik, “era un tipo timido e introverso, un nerd come si dice tra noi studenti”. Poi, a 19 anni, dopo un viaggio negli Stati Uniti dove viveva la sorella, Anders cambia. Si sottopone a una plastica facciale, racconta l’uomo sotto falso nome: “Voleva naso e fronte più virili”, spiega. “Nessuno lo aveva mai visto con una fidanzata, ma lui si vantava di mille avventure”, prosegue quello che per nove anni è stato suo compagno di classe in un “liceo della buona borghesia di Oslo” che annoverava “tra gli studenti anche il principe ereditario”. L’ultimo incontro, casuale, con il fondamentalista di destra risale a due anni fa: “Sono un uomo ricco – gli disse Breivik – ho avuto successo, per qualunque cosa rivolgiti a me”. Breivik aveva collaborato con un gruppo inglese di estrema destra, l’English Defence League (Edl), su come alimentare nei propri Paesi l’odio contro gli islamici. In un’email al sito politico norvegese Document.no, Breivik ha rivelato di aver discusso tattiche con l’Edl e un altro gruppo, ‘Stop the Islamification of Europe’. Breivik ammirava l’Edl per come era riuscito a provocare reazioni estreme da parte di gruppi musulmani e di estrema sinistra e sognava di fondare un gruppo simile in Norvegia per combattere l’immigrazione dei musulmani. “Devo dire che mi ha impressionato positivamente la velocità con cui sono cresciuti e questo è grazie a sagge scelte tattiche dei dirigenti. L’Edl è un esempio e una versione norvegese è l’unico modo per combattere le molestie nei confronti dei conservatori della cultura norvegese”, aveva scritto Breivik nell’email.

 

 Le schegge impazzite della destra estrema

 

Anders Behring Reivik, ovvero un’altra scheggia impazzita partita dalla macchina dell’intolleranza e del razzismo alimentata dai movimenti di estrema destra. Questo, in base alle informazioni finora disponibili, lo scenario che si presenta agli occhi di chi guarda attonito al massacro avvenuto in Norvegia e si chiede cosa, oltra alla follia omicida, possa aver spinto un uomo a fare quello che ha fatto. I segnali d’allarme sulla deriva xenofoba e populista che sta investendo in questi ultimi anni l’Europa non sono mancati. Ma troppe volte – come indica la tragedia norvegese – sono stati ignorati o presi troppo alla leggera. A poco sono servite le denunce lanciate già a metà degli anni ’90 da Steig Larsson, l’autore svedese dell’ormai celeberrima trilogia Millenium prematuramente scomparso, quando fondò la rivista anti-razzista e anti-estremista ‘Expo’. Ed e’ passato quasi inosservato sui media il monito venuto il mese scorso dal Consiglio d’Europa, il quale ha puntato il dito contro l’uso sempre piu’ frequente di argomenti xenofobi da parte dei leader delle formazioni di estrema destra. Razzismo e intolleranza – si puo’ legge nel rapporto scritto da chi ‘sorveglia’ l’evolversi della situazione fin dal ’94 – sono fenomeni ormai radicati e non piu’ relegati a frange estremiste e marginali della societa’ europea. Le leggi in vigore vanno applicate più severamente ma non bastano più.

E’ necessario che i politici adottino e seguano un apposito codice etico e si astengano da discorsi razzisti. Nell’ormai lontano ottobre del 2002 a Londra la polizia scopri’ in casa di David Tovey, 37 anni, un arsenale di armi ed esplosivi piu’ che sufficiente per una strage. L’uomo, dissero gli investigatori, credeva realmente nella supremazia della razza bianca ed era pronto a colpire. Nel maggio de 2006 un ragazzo di Anversa (Belgio), simpatizzante del movimento razzista Vlaams Belang uccise una beby sitter del Mali e una bimba di due anni, oltre a ferire una turca. Fu poi condannato all’ergastolo con l’aggravante di strage a fondo razzista. E in Finlandia, nel 2007, un fan di Unabomber e dell’autore della strage di Oklahoma city, prima di suicidarsi ammazzo’ 8 persone dentro una scuola. In Germania, nel 2010, un sondaggio a rilevato che un tedesco su dieci vorrebbe un nuovo Fuhrer.

Lo scorso aprile una milizia ungherese vicina al partito di estrema destra Jobbik (entrato nel Parlamento di Budapest con il 16,7% dei consensi) ha minacciato e costretto una comunità Rom a lasciare il suo quartiere con l’aiuto della Croce Rossa. Solo qualche settimana fa l’Europarlamento ha tolto l’immunità al lepeniano Bruno Gollnisch, che dovrà ora rispondere del reato di incitamento all’odio, mentre il leader xenofobo olandese Geert Wilder e’ stato prosciolto da un’analoga accusa. Intanto, l’estrema destra ‘solo politica’ consolida le sue posizioni. Dopo i successi conseguiti in Austria, Olanda, Danimarca, Francia, Romania, Ugheria e Svezia e’ arrivato anche quello dello scorso marzo in Finlandia, dove il partito dei ‘veri finlandesi’ e’ balzato al 19% diventando la terza forza politica del Paese.