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Il linguaggio universale della musica


Pubblicato il 18 settembre 2018

Riccardo Cocciante e Luc Plamondon (a destra) in compagnia dei due protagonisti di Notre Dame de Paris Angelo Del Vecchio (Quasimodo) ed Hiba Tawaji (Esmeralda)

©Foto cortesia

Incontro con Riccardo Cocciante

A Montréal per la tournée dei 20 anni di Notre Dame de Paris, di cui ha scritto la musica, il Corriere Italiano ha avuto il piacere di incontrare Riccardo Cocciante, uno degli autori più popolari in Italia e nel mondo. Le sue canzoni hanno lasciato il segno nell'immaginario di intere generazioni e continuano a farlo. La magìa musicale di Cocciante attraversa il tempo e continua a rimanere tale.

 

Come affronta la tournée?

«È una delle tante che abbiamo fatto in questi 20 anni ma la sto affrontando – afferma Riccardo Cocciante – con lo stesso rispetto e lo stesso rigore delle altre. Sono molto contento perché sta andando benissimo. Mi dicono che ci sono richieste enormi, c'è una grande voglia di vedere lo spettacolo, cosa che ci fa estremamente piacere. Dopo 20 anni avremmo potuto riproporre al pubblico una versione più leggera; invece ho sempre insistito affinché la versione di Notre Dame de Paris (NDP) fosse mantenuta nella sua forma più splendente, senza cadere in compromessi di nessun tipo, tanto meno economici ed inoltre, con un cast eccezionale. Temevamo un po' il confronto con quello di 20 anni fa: Garou-Quasimodo, Patrick Fiori, Bruno Pelletier, tutti grandi interpreti. Ma quelli di oggi non sono da meno. Il Quasimodo di Angelo Del Vecchio entusiasma tutti. La grande qualità dello spettacolo è che dovunque viene rappresentata NDP è compresa e capita dal pubblico.

 

Perché?

«Perché la scrittura di base – continua - è "potente", in tutte le sue componenti: dalla musica, ai testi, alla coreografia, alla regia. Abbiamo avuto la fortuna, fin dall'inizio, di combinare al meglio le sue varie parti. Con Luc Plamondon, che ha scritto i testi, non era così evidente. Siamo due persone all'opposto però gli opposti si sono incontrati producendo un risultato vincente».

 

Come nasce l'ispirazione?

«Me lo chiedo anch'io! Penso che sia un talento naturale che non si coltiva, si ha, esiste o non esiste. Si può imparare tutto, ma il talento è il "mistero" dell'artista, è la grande cosa che ci differenzia da tutto il resto, nel bene o nel male. È un momento magico che bisogna saper captare.

Riccardo Cocciante
Foto Alessandro Dobici

In fondo cos'è l'artista? È colui che riesce a materializzare delle idee. Questa è la grande difficoltà, in tutte le arti, perché l'uomo, tutti gli uomini, possono avere le stesse emozioni, le stesse idee, ma come fare per esprimerle?

Per farlo bisogna dedicarvi tutta la propria vita ed essere pronti. In fondo è come aspettare una venuta divina, una bacchetta magica che ci tocca; quando succede, però, bisogna essere pronti, prepararati tecnicamente e psicologicamente per non lasciare passare questi momenti che sono fugaci, inaspettati! Io vivo – sorride Cocciante - nell'aspettativa di un momento che mi tocca!

In fondo, la canzone cos'è? Un odore, un colore, una forma, un sentimento, un dispiacere, tutto ciò insieme, e la cosa importante è combinare la tecnica  con il "divino", ovvero con l'ispirazione!»

 

Musica, parole, composizione, come si destreggia?

«Io non scrivo parole; sono un musicista, per giunta autodidatta. La mia espressione, la mia "lingua", è la musica. Tutte o quasi le mie canzoni, comprese quelle di NDP, partono dalla musica che poi propongo ad un autore. L'autore molto spesso aspetta proprio questo, viene influenzato da "un'onda" che gli arriva. Mogol mi diceva: "Mi dai una brutta canzone, ti scrivo un brutto testo!" Molto spesso si pensa il contrario, che il testo guidi la musica ma in questo caso il rischio è che la musica diventi solo un "ornamento".

Faccio un esempio: Puccini era un grande melodista. Sono sicuro che nonostante tutti i testi che gli proponevano ad un certo punto avrà detto: "Basta, ho questa melodia, trovate delle parole!".  Ci sono delle arie d'opera che vanno al di là della scrittura, altre, invece, che ne sono legate.

Prendiamo i Beatles: non capivo niente delle loro parole perché non conoscevo ancora l'inglese ma mi hanno insegnato lo stesso qualcosa. A me piace la forma "piccola" della canzone: poco testo, punti cardine che schiariscono le idee, così nasce una "hit". È come "un'esca", un'idea, uno schizzo fatto di poche note, è il "ref" (il ritornello), tutto il resto è uno sviluppo. Amo questa maniera di dare importanza alla musica, l'idea che debba essere netta, limpida. Poi, intorno si organizza la lingua.

Ad esempio, Pasquale Panella, ha scritto la versione italiana di NDP, un vero capolavoro. Ma non ha fatto una traduzione, ha fatto un'altra versione e anche questa è arte, l'arte della persona che sa capire il testo e sa restituirgli tutto il suo sapore. Ne deriva che la versione italiana di NDP sembra veramente italiana, non sembra scritta in francese e tradotta in italiano. Questa è la sua forza! Ma è una cosa difficile perché bisogna rispettare tanto l'autore originale che sé stessi».

 

Che musicista è Cocciante?

«Esigente! Nel nostro mestiere bisogna essere severi con la parte tecnica. Agli interpreti chiedo di essere estremamente precisi nella forma perché l'interpretazione non viene nel cambiare le note, viene nel capire quello che si dice, nel capire il perché di una melodia. Gli interpreti li metto metaforicamente in "prigione" ma chiedo loro di trovare lo stesso una libertà in questa prigione, di fare dei "buchi", solo così si riesce a trovare la propria libertà espressiva. In altre parole, nel nostro mestiere bisogna essere razionali, precisi e ... un po' pazzi, perché se si è troppo pazzi si arriva all'anarchia ma se si è troppo razionali si arriva alla meccanizzazione e della musica; non si può fare a meno né dell'una né dell'altra condizione!».

 

Una carriera internazionale

Riccardo Cocciante è nato nel 1946 a Saigon (Vietnam) da padre originario di Rocca di Mezzo (L'Aquila) e madre francese.

Si è trasferito a Roma ad 11 anni.

Ha al suo attivo più di 40 dischi in diverse lingue.

Ha collaborato con numerosi artisti italiani e internazionali.

Ha composto diverse opere popolari