Italia
21:26pm29 maggio 2012 | mise à jour le: 29 maggio 2012 à 21:26pmReading time: 13 minutes

La stampa italiana all’estero riflette sul suo futuro

 

ROMA aise – A trent’anni dalla sua fondazione, la Fusie ha chiamato a Roma gli operatori dell’informazione italiana all’estero per discutere sul futuro di un settore regolamentato da leggi ormai fuori tempo, ma soprattutto per elaborare proposte concrete da affidare agli interlocutori istituzionali e politici.

“Il futuro della Stampa Italiana all’Estero e il sostegno pubblico” il titolo dato al seminario svolto oggi nella sala conferenze dell’ex Hotel Bologna, una delle sedi del Senato, a Roma. Organizzato in collaborazione con la Federazione Nazionale della Stampa Italiana e con il patrocinio della Presidenza del Consiglio – Dipartimento per l’Editoria e del Ministero degli Esteri – DGIEPM, il seminario ha visto la partecipazione di giornalisti ed editori provenienti da 13 Paesi diversi e da quattro continenti, in rappresentanza di circa quaranta testate. Al dibattito sono intervenuti anche parlamentari eletti all’estero, Alberto Rossi del Dipartimento Editoria della Presidenza del Consiglio, il consigliere Maurizio Antonini, capo dell’ufficio II della Dgiepm, e Franco Siddi, segretario della Fnsi e consigliere Cgie.

Ad introdurre i lavori il presidente onorario della Fusie Domenico De Sossi che per primo ha ricordato il trentesimo anniversario della Federazione, fondata nel 1982 “alla presenza del Ministero degli Esteri e della Presidenza del Consiglio, che oggi abbiamo qui con noi”. I primi 30 anni della Fusie quasi coincidono con la emanazione della prima legge sull’editoria, datata 1981. La legge (416/1981 – Disciplina delle imprese editrici e provvidenze per l’editoria) era “adeguata ai tempi” e “rifletteva il momento storico in cui è nata così come il clima politico di allora”. Ecco perché, ha spiegato, le disposizioni sulla stampa italiana all’estero prevedevano – e lo fanno tutt’ora – che i giornali editi all’estero si debba scrivere di “fatti italiani e dei problemi del lavoro italiano all’estero”.

Per De Sossi la 416 “era una buona legge per l’epoca” e “ha avuto una interpretazione piuttosto liberal”. Ma, ha aggiunto, “le crepe, le incongruenze, le manchevolezze non l’hanno adeguata ai tempi”.

Di riforma dell’editoria, ha ricordato, “si parla da 30 anni”, ma sempre, quando si tratta questo tema, la questione stampa all’estero “rimane marginale e viene affidata a norme transitorie, di rinvio. E forse non è un male”, ha aggiunto, perché “va fatta una riflessione su quale tipo di legge va fatta” tenendo presente la “particolare natura” di questa stampa “fatta di piccole voci e di piccoli editori”. Una stampa che, ha denunciato De Sossi, sembra sottoposta “a libertà vigilata”, gravata com’è da “un controllo estremo del Mae: tra i giudizi dei Consolati e i pareri dei Comites a volte si è dato adito a distorsioni gravissime”, per De Sossi da eliminare.

Dunque con un quadro normativo che rimanda al 1981 per la legge sull’editoria e al 1983 per il regolamento di attuazione (15 febbraio 1983, n.48 – Norme di attuazione dell’art.26 della legge 5 agosto 1981, n.416, concernente disciplina delle imprese editrici e provvidenze per l’editoria, in materia di contributi per la stampa italiana all’estero), per De Sossi “la Fusie ha ancora un senso e merita di essere la rappresentanza unitaria della stampa italiana all’estero, anche se si muove con difficoltà e in solitudine” chiamata oggi a “meditare su una legge-quadro che difenda anche le piccole voci”.

“Passione e meno calcoli” devono continuare ad animare gli operatori della informazione italiana all’estero per il Presidente della Fusie, Giangi Cretti, che ha voluto ringraziare il contributo, anche economico, dato dalla Dgiepm e dai gruppi Pd, Pdl e Udc del Senato, al seminario. “Segno di una certa attenzione a questi temi”, ha commentato, nonostante “lo scenario attuale italiano” in cui “l’emergenza tiene banco” e in cui, quindi, “non siamo certo una priorità”. Uno stato di cose di cui anche gli italiani all’estero, i loro rappresentanti e la loro stampa hanno responsabilità perché “non siamo riusciti a comunicare che l’Italia fuori confini è importante per quella dentro i confini nazionali. Ne è testimonianza il dibattito sul voto all’estero qui in Senato”.

Entrando nel merito, Cretti ha sottolineato come sia “cambiato il modo di fruire e di produrre informazione”, così come “ci sono nuovi protagonisti grazie al web, che ha potenzialità grandi ma anche pericolose” perché “consente a tutti di mettere in rete qualsiasi cosa. E la credibilità delle fonti? La verifica? Spesso è solo uno spazio per gli sfoghi di qualcuno che fa esercizi di stile”.

“La stampa che ha dato vita alla Fusie – ha proseguito – è in una fase di transizione che dura da troppo tempo, ha quasi completamente esaurito il suo ruolo di servizio per gli italiani all’estero che gli era stato affidato ai tempi della prima emigrazione e che era succedaneo a quello statale”. Ma, “superata questa fase, non è riuscita a ridefinirsi, distratta dalla volontà di sopravvivere nella convinzione che la sopravvivenza sia una necessità”.

“Ci battiamo per il contributo pubblico che è ancora essenziale”, ha aggiunto Cretti. Ad oggi, in Parlamento, “ci sono proposte che dovrebbero trasportarci in un 2014 dive tutto sarà nuovo, ma sono decreti delega che riguardano la stampa italiana e che toccano, marginalmente solo i pochi quotidiani all’estero, senza considerare la realtà dei periodici”.

Dunque,”qualcosa si sta muovendo ed è importante che siamo partecipi della riflessione” consapevoli delle “insofferenze e precarietà reali” che negli ultimi anni hanno portato alla chiusura o al ridimensionamento di molte testate.

Una riflessione, ha puntualizzato Cretti, che deve essere realistica perché “fare bella figura con una proposta irrealizzabile non ci interessa”. Dunque la Fusie deve poter capire “come i contributi debbano e possano erogati alla stampa italiana all’estero” nella consapevolezza che “la legge dell’81 ormai è inadeguata” perché “non corrisponde più alla realtà” e perché, negli anni, “non c’è stata la dovuta trasparenza”.

“Noi – ha sottolineato con forza – siamo per il rigore e il controllo. Noi siamo per le regole che, però, deve rispettare anche il vigile”.

“Il regolamento – ha spiegato – stabilisce che i contributi vengano erogati con un mero calcolo matematico in base a 5 voci: il 10% va a tutti gli ammessi alla ripartizione; i rimanenti 4 volte 22% vengono erogati in base alle effettive uscite, al numero di pagine, alla tiratura, alla natura “informativa” della testata. Ed è su quest’ultimo che vota la Commissione. Ma i dati della Presidenza del Consiglio ci dimostrano che le stesse testate che figurano più volte, perché edite in Paesi diversi, hanno votazioni diverse! Cosa significa? Che dietro c’è poca cura”. E allora, ha ribadito Cretti, “discutiamo questa ripartizione, consegniamo proposte ai parlamentari e agli interlocutori istituzionali. Una valutazione va fatta anche sul fatto che la stampa italiana all’estero, sia periodica che quotidiana, rappresenta delle specificità che forse non si possono rinchiudere in una legge complessiva sull’editoria italiana. I quotidiani soggiacciono alla legge italiana, che non riconosce la loro peculiarità”. Dunque pensare a come affrontare gli anni a venire, dando indicazioni precise che regolino l’azione della Commissione della Presidenza del Consiglio. Questa, ha ricordato, il 9 maggio 2012 si è riunita per valutare i contributi del 2010, che, ha auspicato Cretti, dovrebbero essere erogato entro fine dell’anno. “La Commissione ha preso in considerazioni più di 100 testate: 80 sono state ammesse, 40 e oltre escluse, la motivazione il più delle volte riguarda i contenuti che però sono fermi a 30 anni fa! E ancora: è ancora giusto prevedere i contenuti solo in italiano? Sono convinto che la stampa italiana all’estero serva a mantenere e a diffondere la conoscenza della lingua, ma – si è chiesto concludendo – è giusto escludere un giornale scritto più in lingua locale che in italiano?”.    (m.cipolloneaise)

 

 

L’intervento dei parlamentari

 

 

 

 

ROMA aise – C’erano anche parlamentari, eletti all’estero e non, al seminario “Il futuro della Stampa Italiana all’Estero e il sostegno pubblico” promosso oggi dalla Fusie, in collaborazione con la Federazione Nazionale della Stampa Italiana e con il patrocinio della Presidenza del Consiglio – Dipartimento per l’Editoria e del Ministero degli Esteri – DGIEPM.

Ai lavori del seminario – in diversi momenti della mattinata – hanno assistito l’onorevole Laura Garavini (Pd), e i senatori Mirella Giai (Maie), Claudio Micheloni, Nino Randazzo e Vincenzo Vita (Pd), Basilio Giordano e Raffaele Fantetti (Pdl).

Tutti hanno assicurato la loro attenzione alle criticità evidenziate dagli operatori dell’informazione italiana all’estero e si sono proposti come portavoce delle loro istanze in Parlamento. Ma, nei loro interventi, i senatori hanno parlato anche di altro, delineando il contesto globale – ovviamente critico – in cui la nuova disciplina sulla stampa verrebbe presentata e discussa.

Eletto in Europa, Micheloni ha invitato gli editori a “definire come deve funzionare il vostro mondo. Non delegate la discussione alla politica” il cui ruolo sarà quello di “mediare per inserire nelle leggi le vostre proposte” che dovranno essere “chiare e concrete”, così da confutare la tesi – diffusa – di quanti credono che “ogni euro destinato agli italiani all’estero serva ad interessi particolari”.

La fase che sta vivendo il Paese è “difficile” e “non c’è più spazio per le furbizie” e “ce ne sono anche nel vostro mondo”. Ma, ha aggiunto, “visto che, come ha detto Rossi, siete bravi ad essere ancora vivi, mettete sul tavolo proposte ambiziose”.

Michleoni ha quindi ricordato il voto sulla circoscrizione estero ieri in Senato: “abbiamo votato 7 pagine di emendamenti, tra cui quelli sulla soppressione della circoscrizione estero. È stato respinto il più pesante, con 12 voti contro 8” cosa che “prefigura grosse difficoltà in Aula, dove la riforma è attesa tra poche settimane” anche se non è chiaro “se andrà in porto o no”.

A prescindere da come finirà, per Micheloni gli emendamenti sono l’ennesima dimostrazione della “visione estremamente provinciale dell’Italia” e “del disagio che il collegio estero crea a destra e a sinistra”. Senza dimenticare che “i partiti , ma anche altri enti come i sindacati, vedono il collegio estero solo come riserva dove andare a prendere seggi in Parlamento”. E poi gli scandali: “De Gregorio, Di Girolamo, un deputato che non riesco a nominare, un senatore su cui indaga la procura di Reggio Calabria e altri eletti all’estero che hanno rispettato tutte le regole sulla carta per certificare la loro residenza all’estero ma che sono politicamente discutibili. Queste cose le capiscono e le percepiscono tutti”.

La responsabilità di tutti gli eletti, per Micheloni, sta nel fatto che “in 6 anni non siamo riusciti a trasmettere a questa classe politica ciò che la comunità all’estero rappresenta veramente”. Ora “siamo chiamati all’ultima spiaggia. O, indipendentemente dalle posizioni di parte, riacquistiamo la vera autonomia dalle istituzioni italiane e dai partiti, standoci dentro ma con autonomia”, così da “parlare una lingua che capiscono anche i nostri figli” o “siamo alla fine”. Il senatore ha quindi citato gli attacchi ricevuti per le sue proposte di riforma di Comites e Cgie (“l’aver voluto eliminare dal Cgie i 29 di nomina governativa è stato visto come un sacrilegio”) e sulla spending review (ancora “sacrilego, ancora una volta per i sindacati, è stato proporre di richiamare a Roma gli insegnanti inviati all’estero dal Mae”).

Infine, tornando a rivolgersi agli operatori dell’informazione, ha concluso: “mettete sul nostro tavolo richieste precise, importanti, ambiziose. Ma guardiamoci tutti allo specchio e torniamo a ragionare come comunità, che collabora con le istituzioni, senza esserne strumento”.

 

Membro della Commissione Istruzione e beni culturali oltre che della Vigilanza Rai, Vincenzo Vita è primo firmatario di un ddl di riforma dell’editoria e, come definito da Micheloni, “punta di diamante” del partito in materia. Il senatore oggi ha assistito a gran parte dei lavori. Nel suo intervento ha spiegato che il suo ddl, così come quello di Giulietti alla Camera, raccoglie adesioni bipartisan e che il sottosegretario Peluffo ha assicurato che c’è spazio di manovra nel decreto-legge giunto in Senato. manovre che non toccheranno punti fermi quali “occupazione, rapporto tiratura-vendite, editoria digitale”.

“Ragioniamo insieme sugli emendamenti da presentare”, ha esortato Vita. “Immaginiamo un emendamento sulla stampa italiana all’estero che sia condiviso, in modo da rivedere una normativa datata e ridisegnare una cornice contemporanea che preveda anche il web”. Per il senatore “se si punta su criteri di merito veri e non sull’elargizione in più di contributi, si può convincere sia Ggoverno che Parlamento. Se poi invece dell’emendamento pensate che un intero ddl possa avere un maggiore significato simbolico, si può comunque fare. Io sono a disposizione”.

Eletto in Nord America, già direttore di un giornale (Il cittadino canadese), il senatore Basilio Giordano ha ricordato i tanti convegni del passato “rimasti lettera morta” e ribadito la necessità di “proposte concrete”. “Il sostengo al settore è inadeguato, se si pensa alle sue potenzialità. Se continuiamo così – ha denunciato – i giornali all’estero spariranno, altro che contributi. Nel 2009 ho presentato un ddl che prevedeva appunto maggiori risorse per il settore”. Ddl di cui non è mai iniziato l’esame e che “ci avrebbe permesso di riflettere sui necessari adeguamenti delle norme avendo a disposizione delle risorse vere, non delle briciole”, ha concluso Giordano mettendosi “a disposizione del sentore Vita” per l’eventuale ddl.

 

Anche Nino Randazzo (Pd) ha passato 50 anni nel mondo dell’informazione prima di entrare in Parlamento. “Al di là del sostegno dello stato sempre più problematico e per certi aspetti umiliante – ha osservato il senatore – i presupposti secondo me sono due”. Il primo è “cominciare a parlare di informazione italiana all’estero, così da comprendere tutti i mezzi di informazione, non più solo la stampa”. Il secondo è invece “non sprecare tempo ad abbozzare progetti di legge per il riordino del settore perché in questa Legislatura non c’è più tempo. Ora si presenta un’occasione unica: inserire i nostri interessi nel quadro dell’iniziativa governativa, cioè il decreto legge 63/2012”. Meglio, per Randazzo, “intervenire con emendamenti” visto che “nell’articolato ci sono spazi e spunti di apertura alle nostre istanze”.

Il senatore ha quindi proposto di istituire una sorta di “Comitato ristretto” della Fusie che “elabori questi emendamenti, in due, massimo quattro settimane”.

Senatore del Pdl, Raffaele Fantetti ha sostenuto che “sulla stampa italiana all’estero gli eletti all’estero sono sempre stati compatti”, a prescindere dalle idee personali. Lui, ad esempio, non crede nel diritto soggettivo, “ma faccio volentieri un passo indietro. Firmerò sempre le proposte a favore della stampa”. Come Randazzo, anche per Fantetti è meglio puntare ad emendare il decreto legge piuttosto che pensare ad un ddl che “non andrà mai in porto”.

“Faremo sempre le battaglie per voi – ha assicurato – visto che siamo gli unici ad essere eletti con le preferenze. Cosa che ho ricordato anche al congresso dei senatori del Pdl un mese fa”. Sede in cui, ha aggiunto, “ho anche ricordato che i voti all’estero hanno fruttato rimborsi al partito di cui il coordinamento estero non ha mai visto una lira”. Quanto alla circoscrizione estero “la posizione del Pdl non è per l’abolizione, ma c’è chi la pensa diversamente e questi siedono in Commissione Affari Costituzionali”.

 

Tornando alla stampa, il senatore ha lamentato: “da voi non è arrivato tutto il sostegno possibile alla causa, cioè al valore dell’esistenza degli italiani all’estero. Il fango, si sa, ha più circolazione delle cose belle e tutto quello che è arrivato addosso con i Razzi e i Di Girolamo, ma anche i Pallaro ha pesato moltissimo”. Affermazione, quest’ultima contestata da Micheloni, ma anche da Mariza Bafile (Venezuela) e Marco Basti (Argentina).

“Il dovere di rappresentare l’importanza del fenomeno migratorio non è stato rispettato da tutti”, ha ribadito Fantetti. “Oggi l’emigrazione ha ripreso a correre e noi dobbiamo far capire a tutti l’importanza della circoscrizione estero. E questa responsabilità è di tutti”. (m.c.aise)