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17:18pm3 novembre 2020 | mise à jour le: 3 novembre 2020 à 17:18pmReading time: 4 minutes

Aumentano gli italiani nel mondo

Aumentano gli italiani nel mondo
Photo: AnsaGli italiani d'Italia superano i 60 milioni, quelli all'estero sono quasi 5 milioni e mezzo

Il Rapporto Migrantes: l’Italia cresce all’estero

(NoveColonneATG) Roma – La pandemia non ha fermato un appuntamento importante per il mondo dell’emigrazione italiana: la presentazione del Rapporto Italiani nel Mondo, progetto editoriale e culturale curato da Delfina Licata e dedicato dalla Fondazione Migrantes alla mobilità italiana, giunto alla sua 15ma edizione.

Dal rapporto emerge che al 1° gennaio 2020 la popolazione residente in Italia è composta da 60.244.639 persone.

Alla stessa data gli iscritti all’AIRE sono 5.486.081, il 9,1%. In valore assoluto si registrano quasi 198 mila iscrizioni in più rispetto all’anno precedente (variazione 3,6%).

Se a livello nazionale la popolazione residente si è ridotta di quasi 189 mila unità, gli iscritti all’AIRE sono aumentati nell’ultimo anno del 3,7% che diventa il 7,3% nell’ultimo triennio. Tutti le regioni, Lombardia ed Emilia-Romagna escluse, perdono abitanti mentre gli iscritti all’AIRE crescono in tutte le regioni. A spopolarsi è soprattutto il Sud: Sicilia (-35.409), Campania (-29.685) e Puglia (-22.727). Se nel 2006 gli italiani regolarmente iscritti all’Anagrafe degli Italiani Residenti all’Estero (AIRE) erano 3.106.251, nel 2020 hanno raggiunto quasi i 5,5 milioni: in quindici anni la mobilità italiana è aumentata del +76,6%. Una crescita ininterrotta che ha visto sempre più assottigliarsi la differenza di genere (le donne sono passate dal 46,2% sul totale iscritti 2006 al 48,0% sul totale iscritti 2020).

 

Ringiovanimento e invecchiamento

La collettività italiana all’estero, nella sua generalità rispetto al 2006, si sta ringiovanendo a seguito delle nascite all’estero (+150,1%) e della nuova mobilità costituita sia da nuclei familiari con minori al seguito (+84,3% della classe di età 0-18 anni) sia da protagonisti giovani e giovani-adulti immediatamente e pienamente da inserire nel mercato del lavoro (+78,4% di aumento rispetto al 2006 nella classe 19-40 anni). D’altra parte, però, la comunità “storica” costituita da prime e seconde generazioni va sempre più invecchiando. «L’Italia è cambiata e continua a cambiare, ridiventando paese di forte emigrazione. Partono ancora, sempre più numerosi e con numeri dalla lettura complessa», ha detto Guerino Di Tora, presidente della Fondazione Migrantes.

 

I dati sull’espatrio

Da gennaio a dicembre 2019 si sono iscritti all’AIRE 257.812 cittadini italiani (erano poco più di 242 mila l’anno prima) di cui il 50,8% per espatrio, il 35,5% per nascita, il 6,7% per reiscrizione da irreperibilità, il 3,6% per acquisizione di cittadinanza, lo 0,7% per trasferimento dall’AIRE di altro comune e, infine, il 2,7% per altri motivi.

Destinazioni – Sono 186 le destinazioni scelte da chi ha deciso di risiedere all’estero nell’ultimo anno. Tra le prime 20 mete vi sono nazioni di quattro continenti diversi, ma ben 14 sono paesi europei. Al primo posto, ormai da diversi anni, vi è il Regno Unito (quasi 25 mila iscrizioni, il 19,0% del totale). A seguire la Germania (19.253, il 14,7%) e la Francia (14.196, il 10,8%).

Le comunità di italiani all’estero più consistenti sono, nell’ordine, quella argentina (869.000), tedesca (785.088), svizzera (633.955), brasiliana (477.952), francese (434.085), inglese (359.995), statunitense (283.350) e belga (274.404). Seguono nazioni come Spagna, Australia, Canada, Venezuela e Uruguay con comunità al di sotto delle 200 mila unità.

La presenza italiana nel mondo è soprattutto meridionale: (2,6 milioni, 48,1%) di cui il 16,6% (poco più di 908 mila) delle Isole; quasi 2 milioni (36,2%) sono originari del Nord Italia e quasi 861 mila (15,7%) del Centro.

La Lombardia continua ad essere oggi la regione principale per numero di partenze totali dal nostro Paese verso l’estero ma non si può parlare di aumento percentuale delle stesse (-3,8% nell’ultimo anno). Il discorso opposto vale, invece, per il Molise (+18,1%), la Campania (+13,9%), la Calabria (+13,6%) e il Veneto (+13,3%).

Livello di istruzione – Se nel 2006, stando ai dati ISTAT, il 68,4% dei residenti ufficiali all’estero aveva un titolo di studio basso – licenza media o elementare o addirittura nessun titolo – il 31,6% era in possesso di un titolo medio alto (diploma, laurea o dottorato). Dal 2006 al 2018 si assiste alla crescita della popolazione in formazione e scolarizzazione: nel 2018, infatti, il 29,4% è laureato o dottorato e il 29,5% è diplomato mentre il 41,5% è ancora in possesso di un titolo di studio basso o non ha titolo.