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14:52pm10 marzo 2021 | mise à jour le: 10 marzo 2021 à 14:52pmReading time: 7 minutes

Nascerà a Genova il Museo Nazionale dell’Emigrazione

Nascerà a Genova il Museo Nazionale dell’Emigrazione
Photo: Foto cortesiaUna veduta della Commenda di San Giovanni di Prè dove sorgerà il Museo dell'Emigrazione Italiana

A colloquio con Paolo Masini, presidente del Comitato di indirizzo per la realizzazione della nuova struttura museale

Sono partiti ad inizio febbraio i lavori per il restauro e  l’adeguamento funzionale e tecnologico dell’antico edificio della Commenda di San Giovanni di Prè di Genova, dove sorgerà, il prossimo anno, il Museo Nazionale dell’Emigrazione Italiana (MEI).

Si tratta di una struttura che nasce dalla forte volontà di restituire al grande pubblico, nazionale e internazionale, la narrazione di un patrimonio vastissimo e diversificato come quello legato alla storia dell’emigrazione italiana, un patrimonio fisicamente diffuso in numerose località, italiane ed estere, custodito da enti, istituzioni statali e locali, archivi, musei, centri di studio e ricerca, associazioni di emigrati.

L’idea – spiega Paolo Masini – presidente del Comitato di indirizzo per la realizzazione del MEI – è nata tempo fa con un primo piccolo Museo dell’Emigrazione, quello del Vittoriano di Roma, gestito dal Ministero degli Esteri.

Si è pensato di ampliare il discorso, anche grazie alla partecipazione del Ministero dei Beni Culturali con il quale è nata una piena sinergia, e di dargli una veste molto più ampia.

A quel punto avevamo bisogno di una sede “classica”, di quelle cioè legate in qualche modo all’emigrazione. Tra di esse avevamo a disposizione diverse possibilità, a Palermo, Napoli e Genova. La nostra scelta è caduta su Genova poiché si era reso disponibile un magnifico edificio, la “Commenda di Prè”, un capolavoro architettonico medioevale della fine del XII secolo, dal grande valore simbolico in quanto fu prima ricovero di pellegrini diretti in Terrasanta e poi punto di raccolta degli emigranti del Nord Italia prima di partire per oltreoceano».

 

Un lavoro a 360°

«A quel punto – prosegue Paolo Masini – sono stati stanziati i fondi (circa 5,3 milioni, n.d.r) ed è partita questa grande “avventura” che definirei di coinvolgimento e di inclusione. In che senso? Innanzitutto – continua il dirigente del Ministero dei Beni Culturali – non abbiamo voluto e non vogliamo dare l’idea di avere la “verità in tasca” per cui abbiamo stretto, e continuiamo a stringere, una serie di accordi importanti con altri enti, istituzioni e musei. Dai musei locali, come quello dell’Emigrazione di Gualdo Tadino, in Umbria, diretto da Catia Monacelli, o come l’Archivio Diaristico di Pieve Santo Stefano (Arezzo) dove sono conservati i diari degli italiani emigrati. Dagli enti nazionali, come l’Istituto Luce o l’Archivio di Stato, al Museo della Shoah per l’emigrazione legata ai temi razziali, agli Ordini religiosi per l’emigrazione legata alle missioni all’estero, fino ai musei internazionali come, ad esempio, l’Ellis Island National Museum of Immigration. Ma soprattutto – aggiunge Masini – con le tante realtà degli italiani all’estero, le varie rappresentanze e associazioni di italiani presenti nei territori di emigrazione e non ultimo il Consiglio generale degli italiani all’estero.

Elaborazione grafica del prospetto centrale del Museo Nazionale dell’Emigrazione Italiana Commenda di San Giovanni di Prè

Si tratta, dunque, di un grande lavoro di concertazione, un lavoro a 360 gradi ma anche di un “working in progress” perché l’emigrazione non si ferma mai. È normale partire, è normale tornare, è normale che altri vengano nel nostro Paese, un lavoro che alla sua base ha le storie dei singoli, le storie di coloro che sono andati a vivere negli altri paesi ed hanno posto i semi fecondi della loro crescita realizzando grandi cose nei vari paese d’adozione.

Il nostro obiettivo è di avere un museo ufficiale sinergico dello stato italiano, una sorta di punta dell’iceberg costituito dai tanti musei sparsi in Italia e Case d’Italia sparse nel mondo».

 

Quando sarà pronto?

«I lavori – risponde il responsabile del Comitato – sono stati avviati ad inizio febbraio. Il 5 febbraio scorso abbiamo presentato il progetto alla stampa con l’intervento, tra gli altri, del sindaco di Genova Marco Bucci, che conosce bene la realtà dell’emigrazione perché ha vissuto per 20 anni a New York. Il Comune di Genova e la Regione Liguria sono, tra l’altro, partner importanti del progetto. Dureranno, come da contratto 300 giorni per cui contiamo di poterlo inaugurare nella primavera del 2021. Stiamo pensando ad un’inaugurazione davvero speciale alla presenza della “First Lady” americana, Jill Jacobs Biden, che, come si sa, è d’origine siciliana (il nonno, Gaetano Giacoppo, cognome poi americanizzato in Jacobs, era originario di Gesso, frazione del Comune di Messina, n.d.r). Sarebbe davvero un bell’inizio!».

 

Una grande operazione di memoria popolare e collettiva

Ma come sarà articolato il racconto di questa gigantesca epopea che in diverse ondate comprese tra il 1861 e il 1985 ha visto partire circa 29 milioni di italiani provenienti da tutte le Regioni di cui quasi 19 milioni non hanno più fatto ritorno nel “Bel Paese”?

«Ancora una volta – tiene a sottolineare Paolo Masini – sarà un’opera corale e inclusiva ma sarà anche molto innovativo dal punto di vista delle strumentazioni, al passo con i tempi».

Il percorso espositivo del MEI sarà costruito intorno alle storie di vita dei protagonisti dell’emigrazione: le esperienze dei singoli saranno proposte al visitatore attraverso fonti primarie come le autobiografie, i diari, le lettere, le fotografie, i giornali, i canti e le musiche che accompagnavano gli emigranti, i documenti conservati da enti, istituzioni statali e locali, archivi, musei, associazioni di emigrati, che fanno parte della grande rete di collaborazione che il MEI sta costruendo.

Elaborazione grafica della sala al piano terra del MEI

Il MEI sarà un museo in movimento: l’emigrazione è un viaggio, e chi entrerà si troverà immerso in questo viaggio tra le immagini e le storie dei milioni di italiani che hanno lasciato il nostro paese a partire dall’Unità d’Italia nel 1861 per arrivare fino ad oggi.

Ci sarà anche uno spazio di riflessione, il “Memoriale” che attraverso una suggestione artistica intende essere il punto emotivamente più alto del percorso. La storia dell’emigrazione italiana è segnata infatti da una serie di episodi dolorosi, a volte collettivi. Uno spazio all’interno permetterà di approfondire alcuni episodi particolari come  la strage di Marcinelle (1956), passando per disastri minerari e naufragi.

 

Un percorso espositivo adatto a tutti

«Inoltre, sarà un approccio destinato anche agli studenti e alle giovani generazioni. Infatti nel Museo – prosegue Masini – ci sarà una parte dedicata a loro con giochi educativi che faranno capire i motivi e le difficoltà di un’emigrazione. Oggi sembra tutto facile, con un texte message si comunica in un attimo, ma una volta, una lettera, e la sua risposta, impiegavano mesi ad attraversare gli oceani. Era un mondo tutto diverso che cercheremo di spiegare nel migliore dei modi anche ai nostri ragazzi».

Emigrazione interna

L’emigrazione italiana non ha avuto solo la sua destinazione all’estero e non appartiene solo al passato. Per questo il Museo racconterà anche l’emigrazione interna, declinata nelle sue due grandi direttrici, dalla campagna alla città e dal Sud al Nord e l’emigrazione contemporanea, con le forme che ha assunto dopo il 1973, anno del cambio epocale, in cui da paese di emigrazione, l’Italia diviene paese di immigrazione.

Elaborazione grafica della sala al primo piano del futuro Museo Nazionale dell’Emigrazione Italiana

 

Contatti con il Canada?

«Sì, molti, anche perché il Canada – risponde Masini – è una terra ricca di italiani che hanno apportato, come spesso è capitato nel mondo, contributi importanti sotto vari punti di vista. Grazie all’Ambasciata siamo subito entrati in contatto, tra gli altri, con la Console Generale d’Italia a Montréal Silvia Costantini con la quale abbiamo già avviato uan serie di floridi rapporti. Si è subito appassionata al progetto e si è messa a disposizione per offrirci opportunità e contatti tra cui, non potevano certo mancare quelli con la Casa d’Italia.

Lavorando in questi mesi ci siamo fatti l’idea di aver scoperchiato un “tesoro” e di vivere una grande emozione quando si sentono raccontare le loro storie. Stiamo costruendo, credo, la più grande operazione di memoria collettiva e popolare di questo paese e ringrazio tutti coloro che ci stanno dando una mano per poter raccontare la “nostra” storia».