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21:16pm22 novembre 2021 | mise à jour le: 22 novembre 2021 à 21:16pmReading time: 4 minutes

Presentato il primo rapporto sul Turismo delle Radici in Italia

Presentato il primo rapporto sul Turismo delle Radici in Italia
Photo: Foto AiseLa copertina del libro dedicato al Turismo delle Radici

Aise – “L’Italia è straordinaria per tutti quelli che la visitano. Ma lo è ancora di più per chi vi è legato da un sentimento ancestrale. Magari è un sentimento un po’ sopito, ma bisogna solo risvegliarlo. Visitare i luoghi dei propri antenati fa bene all’anima. Partiamo per l’Italia, Lei ci aspetta e ci accoglie a braccia aperte”.

Questo il concept da cui parte il “Primo rapporto sul turismo delle radici in Italia. Dai flussi migratori ai flussi turistici, strategie di destination marketing per il richiamo in patria delle comunità italiane nel mondo.”, realizzato dall’Università della Calabria con il contributo del Ministero degli Affari Esteri e della Cooperazione Internazionale, presentato nei giorni scorsi alla Farnesina.

Il rapporto curato dalle professoresse Sonia Ferrari e Tiziana Nicotera dell’Università della Calabria, è, come spiegato in apertura dal Direttore Generale per gli Italiani all’estero del Maeci, Luigi Maria Vignali, “un unicum”. Non esiste, infatti, un altro studio così approfondito rispetto a questo fenomeno. Che è fenomeno a cui la Farnesina tiene molto e che segue da tempo, attraverso il “tavolo tecnico costituito dal Ministero con operatori del settore, amministrazioni e università”.

Da questo tavolo tecnico sono fuoriuscite diverse iniziative, tra cui la Guida alle Radici italiane, la ricerca dell’Associazione AsSud, in cui sono descritti gli identikit del turista delle radici, e ora questo Rapporto. Strumenti fondamentali, secondo il Direttore Vignali, “per costituire un’offerta turistica che sia in linea con l’ambizione che ci proponiamo”. Quest’ultima iniziativa, fa “parte del sostegno e dello sviluppo del Sistema Paese” e rispecchia la volontà del ministero di puntare sul Turismo delle Radici anche come ripresa per il nostro sistema turistico-economico post-pandemia.

Il fenomeno, che pochi altri Paesi, forse nessuno, ha nelle dimensioni dell’Italia, è stato infatti anche incluso nel Piano Nazionale di Ripresa e Resilienza, PNRR, cosa di cui si sono detti molto soddisfatti sia Vignali che il Sottosegretario agli Affari esteri, con delega agli italiani nel mondo, Benedetto Della Vedova, che ha preso parola in seguito.

Il libro, al quale hanno partecipato anche l’Università di Mar del Plata e quella di Torino, è molteplici cose: è “un’indagine su quello che cerca il turista delle radici, è un’indagine geografica, svolta tra Calabria, Puglia e Argentina”. Ma è anche uno studio di comparazione con altre esperienze nazionali di grande emigrazione, come l’Irlanda e la Scozia.

E poi, sempre secondo Vignali, “è un libro interessante e divertente, con contributi e testimonianze concrete in cui si analizzano anche linguisticamente i dialetti”. Insomma, il volume è “un contributo importante per chi vuole lanciarsi in quella che è una vera e propria “visione” del Turismo delle Radici”.

Anche per l’esponente governativo, Della Vedova, “è molto importante questo lavoro. Perché lo studio delle direttrici dei fenomeni è essenziale per mettere a frutto le risorse che avremo con il PNRR. Il turismo delle radici può essere infatti un volano per il turismo italiano. Ma come tutti gli investimenti vanno fatti sulla base di una conoscenza e sulla base di dati. Quindi ringrazio le professoresse per averci consegnato questa ricerca, questo strumento utile”.

Di particolare interessante per il Sottosegretario, è stato il focus sull’Argentina, che è stata ed è una delle mete preferite degli italiani all’estero, e con cui “c’è un legame affettivo da coltivare, attraverso la televisione, la Rai e attraverso i portali del Maeci. C’è una dimensione di comunicazione più facile. I viaggi di ritorno portano infatti con sé un’idea di turismo diversa, più ricca e interessante rispetto alla dimensione tradizionale.

È chiaro che una visita stereotipata, che è bene che ci sia, è meno ricca rispetto a chi ricerca le proprie radici in luoghi non tradizionali per il turismo classico, incentivando le visite nei borghi”. Per questo, “vogliamo sostenere le iniziative che valorizzino il senso dell’appartenenza e dell’origine e consentano di attivare circuiti virtuosi di flussi dall’estero verso borghi che si attivano ad accoglierli. È un tema importante, è un pezzo del lavoro che la Farnesina fa”. E questo lavoro “può generare economia, diversificando l’offerta turistica e valorizzando lo straordinario legame emotivo e sentimentale che anche le nuove generazioni di italo-discendenti coltivano verso l’Italia. E noi li dobbiamo aiutare – ha affermato in conclusione del suo intervento Della Vedova -, semplificando, con la nostra rete consolare, la vita a chi vuole intraprendere questo percorso”.
Il libro è stato pubblicato anche in E-Book in inglese e spagnolo, oltre che in italiano.

 

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