Italia
15:17pm6 Aprile 2018 | mise à jour le: 15 Giugno 2021 à 20:25pmReading time: 2 minutes

L’Aquila, mantenere viva la memoria

A 9 anni dal terremoto

(NoveColonneATG) Roma – Il 6 aprile 2009, alle ore 3:32, un violento terremoto di magnitudo momento 6,3 colpiva L’Aquila, la sua provincia e il teramano causando 309 vittime e 80mila sfollati.

Nove anni dopo, a che punto è la ricostruzione nel capoluogo abruzzese?

Innanzitutto è necessario fare una differenza tra ricostruzione privata e pubblica: la prima – che si riferisce agli appalti affidati direttamente dai cittadini – è a buon punto grazie alla concessione di 6 miliardi di euro, la somma già erogata è pari al 69,5% sul totale richiesto.

La ricostruzione pubblica, invece, procede più lentamente: sono stati erogati 1,3 miliardi di euro su un totale di 2 miliardi di euro, in questo caso il totale stanziato è pari al 62,1% rispetto alla cifra richiesta.

È quanto si legge dai dati riferiti, lo scorso 31 marzo, dall’Ufficio Speciale per la Ricostruzione (Usra) relativi alla ricostruzione del Comune dell’Aquila e della sua periferia.

Altri dati significativi riguardano la rimozione delle macerie in seguito al sisma del 2009: 2,7 milioni di tonnellate sono state rimosse presso i cantieri privati e 495 mila tonnellate in quelli pubblici per un totale di 3 milioni di tonnellate di macerie portate via.

Sono ancora 8.024 le persone alloggiate nei Progetti Case e 2.149 quelle che si trovano nei Map (moduli abitativi provvisori).

“È necessario mantenere viva la memoria su quanto avvenuto la notte del 6 aprile 2009 quando la nostra Regione è stata colpita dal sisma che ha provocato la morte di oltre 300 persone”. Queste le parole del Consigliere abruzzese del CNG con delega alla Protezione civile Adriana Cavaglià: “Abbiamo continuato a contare altre vittime con gli eventi sismici che si sono ripetuti nel 2012 in Emilia, nel 2016 e 2017 nel Centro Italia e ad Ischia. Queste tragedie non devono più accadere in un Paese notoriamente ad elevata pericolosità sismica, ma nel quale il patrimonio edilizio è ancora vulnerabile, in maniera piuttosto estesa. È quindi necessario continuare ad intervenire sul costruito per ridurre il rischio sismico delle strutture, utilizzando gli strumenti che lo Stato ha messo a disposizione dei cittadini, come ad esempio il contributo Sisma bonus.

È però altrettanto necessario – prosegue la geologa – avviare un’incisiva campagna di sensibilizzazione ed informazione alla popolazione affinché venga resa nota, in maniera chiara, tale opportunità che fornisce una detrazione per chi adotta misure antisismiche per la messa in sicurezza degli edifici, con una conseguente riduzione del rischio”.

 

 

More Like This