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Alla scoperta dei Sassi e delle chiese di Matera

Alla scoperta dei Sassi e delle chiese di Matera
Photo: foto AnsaUna veduta di Matera, la città dei “Sassi”, capitale Europea della Cultura 2019

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Ansa – È il capoluogo lucano, Capitale Europea della Cultura 2019, a stupire per bellezza, suggestione e unicità: gli antichi Sassi e il parco delle chiese rupestri di Matera sono beni preziosi che l’Unesco tutela dal 1993 come “il più eccezionale esempio d’insediamento trogloditico nella regione mediterranea, perfettamente adattato al proprio terreno ed ecosistema”.

La città di Matera è bellissima e seducente, proprio come l’aveva descritta Carlo Levi nel romanzo Cristo si è fermato a Eboli: i suoi Sassi sono un intrico di vicoli bianchi come la calce, dove le chiese e le case rupestri sono scavate nella roccia di tufo lungo le ripide pareti del torrente Gravina. Unici al mondo, i Sassi sono abitazioni autonome e allo stesso tempo collegate, con pavimenti e tetti che si intersecano, come casa Grotta su vicolo Solitario, ora museo, che offre uno spaccato di vita familiare con oggetti e spazi condivisi dalle persone con gli animali. La roccia, in realtà, è tufo marino, materiale friabile che nei secoli si è trasformato in archi, colonne e scale naturali che caratterizzano la città, aggrappata in modo verticale ai Sassi Barisano e Caveoso, le due rocce più antiche che circondano la Civita, il primo nucleo che si trova nella parte più elevata. Qui sorgono l’imponente duomo e i resti di numerose torri, come Metellana, Quadra e Capone.

Dai Sassi si dirama un labirinto di gallerie e vicoli bui, così stretti che non vedono mai il sole: Sasso Barisano è ricco di edifici con portali scolpiti e fregi mentre Caveoso è disposto ad anfiteatro con le case simili a grotte, che scendono a gradoni, tanto addossate una all’altra da sembrare un unico muro. Nel nucleo di case appaiono scale e piazzette dove si trovano ancora i resti di un labirinto di cisterne, enorme opera di ingegneria idraulica ispirata al sistema dei vasi comunicanti che si estende sotto tutta la città e che corrisponde a un moderno sistema fognario. Di sera le piccole abitazioni si illuminano trasformando la città in un magico presepe.

 

Il cinema

È qui che Pier Paolo Pasolini e Mel Gibson, due registi molto diversi tra loro, hanno deciso di girarvi i propri film – rispettivamente Il Vangelo secondo Matteo, del 1964, e La passione di Cristo, del 2004 – ritenendo che il capoluogo lucano fosse lo scenario più vicino a Gerusalemme che si potesse trovare in Europa. In effetti è difficile trovare un luogo al mondo con più vicoli ciechi, scale che salgono e poi si fermano contro una parete chiusa, strade che portano a un muro, buchi, grotte, anfratti, scalone di pietra riuniti in poche centinaia di metri. Qui tutte le pietre sembrano un’opera d’arte e non è un caso che molti artisti, stregati dall’energia emanata dai Sassi e affascinati dalla sua lunga storia, ancora oggi risiedano a Matera; le loro botteghe artigianali si aprono nei muri di tufo, bucati da piccoli negozietti e atelier e da tantissimi ristoranti e trattorie. Molte delle grotte sono state abilmente trasformate in alberghi, regalando agli ospiti un’esperienza unica, impagabile, perché alloggiare dentro un patrimonio dell’umanità è davvero un evento raro.

 

Le chiese

L’Unesco tutela anche le 150 chiese rupestri scavate nella roccia e affrescate in stile bizantino, con facciate austere e statue in legno dipinto. Si trovano in un Parco fuori Matera, oltre il torrente Gravina, che segna il confine della città dove si estende l’altopiano delle Murge punteggiato da alte pale eoliche: è un territorio roccioso, arido e spoglio, solcato da profonde gravine, pietraie e strapiombi. Qui le chiese rupestri sono un patrimonio d’arte sacra che testimonia le varie stagioni storiche e culturali del territorio. Tra le chiese materane spiccano la bellissima santa Maria della Valle, quella di santa Barbara e la “cripta del peccato originale”, considerata la Cappella Sistina delle chiese rupestri per il ciclo pittorico del X o IX secolo.

Anche la bellissima natura del parco del Pollino è stata inserita nell’elenco dei beni dell’Unesco, patrimonio dell’umanità: in particolare le faggete della foresta di Cozzo Ferriero sono rientrate sotto la tutela dell’organizzazione mondiale.

Per maggiori informazioni: www.unesco.it