Italia
15:47pm16 gennaio 2015 | mise à jour le: 16 gennaio 2015 à 15:47pmReading time: 4 minutes

Siria, Greta e Vanessa libere

Ansa – Greta Ramelli e Vanessa Marzullo, le due volontarie italiane di 20 e 21 anni sequestrate in Siria alla fine di luglio, finalmente libere, sono rientrate a Roma alle 4 di questa mattina. Ad accoglierle, il ministro Gentiloni che ha riferito alla Camera sulla vicenda.

“Questa mattina, poco dopo le 4 a Ciampino, ho dato il bentornato a Greta e Vanessa: l’ho fatto a nome del governo e a nome dell’Italia intera”. Ha affermato il ministro degli Esteri intervenendo in Aula sulla liberazione delle due ragazze italiane, accompagnato da un applauso dell’aula. “Siamo contrari al pagamento di riscatti”; “L’Italia – ha detto – in tema di rapimenti si attiene a comportamenti condivisi a livello internazionale, sulla linea dei governi precedenti: è’ la linea dell’Italia”. “Solo illazioni”. Così Gentiloni commenta le voci sul presunto pagamento di un riscatto per la liberazione delle due cooperanti.

“L’Italia, nella lotta al terrorismo non accetta lezioni da nessuno: siamo in prima fila, da tanti anni, dall’11 settembre e lo ribadiremo alla conferenza internazionale dei principali paesi della coalizioni anti-Isis”, ha affermato Gentiloni. “Considero inaccettabile che qualcuno abbia detto che Vanessa e Greta se la siano cercata”. “L’Italia ha bisogno di questi cooperanti e di questi volontari”, ha aggiunto. “Leggo in queste ore di molti inviti alla prudenza e li condivido. E so che Greta e Vanessa saranno le prime a condividerli, dopo la drammatica esperienza che hanno vissuto. Tali inviti valgono per tutti, cooperanti e lavoratori, turisti e missionari, giornalisti”.

Sono cominciate in una caserma le audizioni di Greta Ramelli e Vanessa Marzullo. Le ragazze vengono sentite dal procuratore aggiunto Giancarlo Capaldo e dai sostituti Sergio Colaiocco e Francesco Scavo. Gli inquirenti procedono per sequestro di persona con finalità di terrorismo. Al termine delle audizioni i verbali, come da prassi, saranno secretati. La procura di Roma è titolare ad indagare su tutti gli episodi criminali ai danni di italiani che si trovano in zone di guerra.

La felicità delle famiglie a casa in Lombardia

“Siamo tutti contenti, speriamo che Greta possa tornare a casa il più presto possibile e stare insieme alla sua famiglia”. Attendono il ritorno in paese di Greta Ramelli, la cooperante rapita in Siria e liberata ieri insieme all’amica Vanessa Marzullo, i cittadini di Gavirate, il piccolo centro affacciato sul lago di Varese dove vive la ragazza atterrata la scorsa notte all’aeroporto di Ciampino. Per ora non sono previsti festeggiamenti pubblici, ma in tanti hanno voluto manifestare la propria vicinanza alla famiglia. Stesso clima di felicità e di attesa tra i volontari del negozio del commercio equo e solidale ‘La bottega del mondo’, con cui collaborava Greta, che dopo il rapimento avevano esposto in vetrina una foto delle due ragazze. “Vorrei ringraziare la Farnesina e tutte le istituzioni che hanno lavorato per la loro liberazione”, scrive su Facebook Roberto Andervill, anche lui residente nel Varesotto, che insieme a Greta e Vanessa aveva fondato il progetto Assistenza sanitaria in Siria – Horryaty. “Ringrazio tutte le persone che ci sono state vicine – conclude – e che ci hanno sostenuto e difeso da attacchi ingiustificati e senza nessun senso. Ora ho il cuore colmo di gioia”.

Vanessa Marzullo, 21 anni, di Brembate, in provincia di Bergamo, è una studentessa di Mediazione linguistica. E’ stata lei ad organizzare il progetto Horryaty, che riuniva varie associazioni di volontariato per portare medicine in Siria e tenere corsi di formazione di primo soccorso.

Greta Ramelli, 20 anni, di Gavirate (Varese), è una studentessa di scienze infermieristiche e volontaria della Organizzazione internazionale di Soccorso. Ha svolto esperienze di cooperazione in Zambia e a Calcutta.

Le due giovani erano state rapite il 31 luglio del 2014 nel nord della Siria, fra Aleppo e Idlib. In seguito, erano state cedute dai rapitori al fronte Al Nusra, il ramo siriano di al Qaida. Il 31 dicembre era stato diffuso un video in cui le due ragazze, vestite con un chador nero, chiedevano aiuto dal governo italiano e dicevano di rischiare di essere uccise. Il governo italiano, come d’uso, nega di avere pagato un riscatto. Il leader della Lega Nord, Matteo Salvini, ieri ha parlato di un versamento di 12 milioni di dollari (“La liberazione delle due ragazze mi riempie di gioia ma l’eventuale pagamento di un riscatto che permetterebbe ai terroristi islamici di uccidere ancora sarebbe una vergogna per l’Italia”).