Quebec
14:57pm14 ottobre 2020 | mise à jour le: 14 ottobre 2020 à 14:57pmReading time: 6 minutes

Gli Italo-Montrealesi nelle loro parole

Gli Italo-Montrealesi nelle loro parole
Photo: Foto Sergine Brouillette. Centre d'histoire de Montréal. 9495Il Bar Sportivo sul boul. Saint-Laurent

di Giovanni Princigalli 

Gli Italiani di Montréal hanno inventato un gergo (argot) che gli è proprio. Uno studio sociolinguistico esplora i suoi legami con diverse lingue e dialetti, e sottolinea le sue sorprendenti specificità.

Ho spesso sentito gli Italiani di Montréal chiamare il mercato Jean-Talon “Marketta Jean-Tallone” o il boulevard Saint-Laurent, il boulevard “San Lorenzo“. Ciò mi ha incuriosito e mi ha portato ad interrogare il ricercatore Fabio Scetti il quale, grazie ad un nuovo studio sociolinguistico, ha cercato di capire come la lingua sia diventata un segno identitario ed un elemento d’unione forte in seno alla comunità italiana di Montréal.

Fabio Scetti ha condotto le sue ricerche presso gli Italiani arrivati a Montréal a partire dagli anni 1950, durante la seconda grande ondata migratoria (la prima si è verificata tra la fine del XIX e l’inizio del XX secolo); ha studiato soprattutto coloro che sono venuti dal sud del paese e da un ambiente rurale. Ha osservato che gli Italiani di Montréal hanno inventato un gergo unico al mondo, che non si sente tra gli Italiani degli Stati-Uniti, dell’Argentina o dell’Australia. Questo gergo è una miscela linguistica originale di francese, d’inglese, d’italiano e di dialetti parlati nel sud dell’Italia.

 

Capire la lingua italo-montrealese

Nel corso di un’intervista in un caffè italiano del Mile-End, a Montréal, il ricercatore avanza un’idea molto interessante: «Sono persuaso che una migliore comprensione dei fenomeni linguistici della comunità italiana permetterà di capire meglio il suo rapporto con le altre lingue parlate a Montréal, a cominciare, evidentemente, dal francese, ma anche dall’inglese».

Secondo Scetti, si perde troppo spesso di vista il fatto che diversi membri della comunità italo-montrealese parlano uno dei tanti dialetti d’Italia piuttosto che la lingua italiana standardizzata e diffusa dalla scuola e dai media. Considerando il ruolo importante che la lingua riveste sul piano dell’identità, alla volta degli individui che delle collettività, è interessante analizzare più da vicino come l’italiano ha giocato, e gioca ancora, un ruolo d’identificazione per i membri della comunità italo-montrealese.

Un primo campo di ricerca è stato condotto durante l’estate 2019 al fine di raccogliere dei dati, provenienti da questionari e interviste, forniti da circa 60 interlocutori/trici di età, sesso, origine, professione e livello di scolarizzazione differenti. È ancora presto per poter fare un rapporto di questo primo campo di studi. Tuttavia, Scetti afferma: «Abbiamo potuto notare l’importanza dei dialetti che, ancora oggi, rivestono un ruolo, quotidiano, importante. Abbiamo, in particolare, notato dei fenomeni legati al linguaggio quotidiano (alternanza e mescolanza dei codici, interferenze) che sottolineano questa situazione di contatto di lingue. Si tratta di parole come trocco (camion), storage (dépôt/deposito), parkingo (parcheggio), cecco o scecco (chèque/assegno), medicamento (médicament/medicina), garbige (garbage/immondizia),  jobba (job/lavoro), pagamento “a cassa”  (pay cash), bricchi  (bricks/mattoni), o ancora delle italianizzazioni di toponimi locali quali San Denisi(Dionigi)». Non appartenendo né all’italiano né ai dialetti d’Italia, queste parole sono delle italianizzazioni di termini inglesi o francesi.

Mercato Jean Talon

Un gergo unico al mondo

Questo gergo è un’invenzione e una caratteristica montrealese, possibile solo qui, poiché il multiculturalismo di Montréal e la sua identità francofona rendono questa città così diversa da altre città multietniche dell’America del Nord come New York e Toronto. Non è un caso se gli Italiani di Montréal hanno creato non solamente questo gergo unico, ma anche una singolare Piccola Italia dove conservano i loro rituali religiosi e le loro feste comunitarie.

A mio avviso, è importante sottolineare che questo gergo è utilizzato soprattutto dagli italiani più anziani che non hanno frequentato le scuole qui a Montréal, o dai loro figli e nipoti che hanno frequentato la scuola anglofona.

I miei amici che hanno studiato alla scuola francofona, quindi dopo l’entrata in vigore della “Charte de la langue française”, amano esprimersi giustamente in québécois.

La loro integrazione, il loro sentimento di appartenenza, e in un certo modo la loro assimilazione alla cultura francofona, sono ben marcati e sono un segno di successo.

Ciò è dovuto al fatto che, nel Québec, l’identità francofona è ben più forte e solida di quella anglofona. Se le compariamo alle identità americana e ontariana, si constata che la cultura anglofona di Montréal non è della stessa natura e non ha la stessa potenza assimilatrice. Funziona piuttosto come un contenitore di differenti identità non canadesi-francesi: dall’italiana alla pakistana passando per la jamaikana e l’ebrea, senza dimenticare quella degli anglofoni di Vancouver o di Toronto che si sono stabiliti qui. In questo contenitore ogni gruppo etnolinguistico occupa il proprio spazio, senza rinunciare ad entrare in relazione con altri gruppi, ma senza fondersi in un’unica entità o confondersi con essa. Questa convivenza ha permesso alla comunità italiana di preservare la propria identità nazionale, ma anche locale, quella del villaggio natale. È anche attraverso il contatto con la cultura anglofona di Montréal che gli italo-montrealesi hanno inventato tratti culturali e linguistici unici.

 

Fabio Scetti, un “cervello in fuga”

Fabio Scetti

Fabio Scetti, un giovane ricercatore italiano, ha lasciato il suo paese natale per proseguire i suoi studi in Francia. Fa parte di una nuova e grande ondata migratoria che ha condotto centinaia di migliaia di diplomati, scienziati, artisti, professionisti, ad installarsi nei paesi dove la ricerca e l’arte sono più aiutati e sovvenzionati che nella loro patria. In Italia sono stati chiamati i “cervelli in fuga”.

In qualità di emigrante e specialista in scienze umane, Fabio Scetti ha sentito il bisogno di riflettere sull’emigrazione. Inoltre, ha sviluppato un forte interesse per l’immigrazione a Montréal. La sua tesi di dottorato, ottenuto all’Université Paris Descartes, era incentrata sull’evoluzione del portoghese in seno alla comunità portoghese di Montréal.

Il suo interesse per questa città non è mai venuto meno. In effetti, anche se oggi è professore a contratto dell’Université Paul-Valéry di Montpellier, è diventato anche ricercatore membro internazionale al CRIEM (Centre de recherches interdisciplinaires en études montréalaises) dell’Université McGill di Montréal.

 

Centre d’histoire de Montréal

L’articolo originale in francese del regista e documentarista Giovanni Princigalli (tradotto in italiano da Fabrizio Intravaia) è stato pubblicato dal Centre d’histoire de Montréal nella sezione “Mémoires des Montréalais” https://ville.montreal.qc.ca/memoiresdesmontrealais/

che comprende un dossier di 25 articoli dedicati agli italo-montrealesi: https://ville.montreal.qc.ca/memoiresdesmontrealais/les-italiens-de-montreal

Si ringraziano l’autore e il Centre per aver autorizzato la pubblicazione dell’articolo nel nostro giornale.