Quebec
14:01pm21 giugno 2022 | mise à jour le: 21 giugno 2022 à 14:01pmReading time: 6 minutes

Un gesto di grande generosità

Un gesto di grande generosità
Photo: Foto Fabrizio IntravaiaMirella e Lino Saputo; la loro Fondazione ha donato 2 milioni di dollari alla campagna di raccolta fondi per la costruzione di un nuovo blocco operatorio

Intervista a Mirella e Lino Saputo

Nel corso del Gala abbiamo avuto il piacere di raccogliere le opinioni di Mirella e Lino Saputo che, attraverso la loro Fondazione, hanno donato 2 milioni di dollari per dare il via alla campagna di raccolta fondi di 10 milioni per la costruzione del nuovo blocco operatorio. Un gesto di grande generosità ed allo stesso tempo un forte segnale di attaccamento alla nostra comunità.

«Per noi – ha detto Lino Saputo – è un gran piacere fare questo dono ma lo è ancora di più, e questo ci riempie il cuore di soddisfazione e di gioia, aiutare coloro che hanno bisogno. Quando nella vita si riceve qualcosa è sempre bene avere poi la possibilità di restituirla. Noi siamo stati fortunati e vogliamo cambiare delle vite, vogliamo migliorare la sorte di tanta gente. Naturalmente, non possiamo fare tutto, ma quello che possiamo fare lo facciamo con gran piacere».

«C’è anche il fatto – interviene Mirella Saputo – che noi siamo nati e cresciuti con il Santa Cabrini, abbiamo visto la sua evoluzione. Un po’ alla volta siamo cresciuti tutti e l’ospedale ha fatto passi da gigante, merita veramente il nostro sostegno. Il personale lavora forte per ottenere dei risultati e poiché ci sono persone che vogliono fare e vogliono migliorare le cose allora noi siamo lì per incoraggiarle. Ci sarebbe bisogno di migliaia di queste persone per risolvere i problemi del mondo e, come dice mio marito, non si può aggiustare tutto, ma qualcosa sì, allora proviamo a farlo!»

 

Il tempo passa, le generazioni si susseguono, la nostra comunità evolve. C’è il rischio di perdere l’identità italiana?

«Dovremmo dare l’esempio, incitare i giovani a partecipare ad eventi di questo genere», afferma Lino Saputo.

È molto difficile – aggiunge Mirella Saputo – perché ormai la prima generazione non c’è più, le seconde e terze sono diventate   canadesi, anche se d’origine italiana, si sono integrate più di noi perché sono nate qua e sentono meno il bisogno, come noi lo sentivamo, di andare in quell’ospedale, in quella chiesa, di partecipare a quella festa. Non hanno il riflesso che avevamo noi di sentirci tra di noi. Bisogna, invece, far capire loro che questo bisogno esiste ancora ed è necessario incoraggiarli. Così come hanno quello “sprint”, quella voglia di festeggiare quando l’Italia vince nello sport, allo stesso modo dovrebbero averlo per questo genere di cose».

 

Siete sollecitati in continuazione, come fate a scegliere, ad accontentare tutti?

«Vorremmo fare di più, facciamo quello che possiamo, specialmente quando si arriva ad una certa età. Io – spiega Lino Saputo – non esco più come una volta, devo limitarmi».

«Bisogna saper scegliere. Quando ho iniziato con la nostra Fondazione – continua Mirella – era una piccola Fondazione e mi occupavo di piccole cause. Ora ci sono cause e cifre molto più grandi ed ho bisogno anche di Lino. Ma dico sempre che devo, dobbiamo, mantenere anche le piccole cause, le cause delle piccole associazioni. C’è sempre una scelta da fare però noi non abbandoniamo mai nessuno, soprattutto certe cause particolari come quelle dei bambini handicappati. Poi – aggiunge  Lino Saputo – tutto è relativo. Non è che si deve dare quello che non si ha! Si deve dare quello che si può, secondo le proprie possibilità  e lo si deve dare con il cuore. È il gesto che conta!»

 

Come va l’azienda Saputo?

«Bene, benissimo. Credo – risponde Lino Saputo – che se avessi voluto fare le cose su misura non avrei potuto fare meglio di quello che ho fatto ovvero mettere mio figlio alla guida dell’azienda. Naturalmente con la pandemia ci sono stati alti e bassi, ristoranti chiusi e poi aperti. C’è stato un disequilibrio, i risultati non sono stati quelli che ci aspettavamo, specialmente nel 2021. Ma da aprile, le cose stanno andando meglio. Vendiamo in 45 paesi nel mondo, abbiamo 16 miliardi di dollari di fatturato, impieghiamo 20mila persone, abbiamo 58 fabbriche attraverso il mondo. Sono fiero e felice ma quello che mi dà più sodisfazione è di vedere che mio figlio, che ha preso l’azienda in mano nel 2004, ha mantenuto la stessa cultura aziendale. La nostra forza è sempre stata quella di avere una cultura familiare e di rispettare gli impiegati. La forza di un’azienda è chi ci lavora perché una persona, quando entra la mattina a lavorare, se non è contenta non può dare il meglio di se stesso. Nella nostra azienda c’è un senso di appartenenza incredibile, non solo qui a Montréal o in Canada, ma anche in Argentina, Venezuela e in altri paesi. Quando ho dato l’azienda in mano a mio figlio Lino Jr, gli ho detto: “Tu, figlio mio, puoi cambiare tutto quello che vuoi: il marketing, la tecnologia, l’organizzazione ma non la cultura di questa compagnia!” Quello di cui sono ancora più fiero è che non solo non l’ha cambiata ma l’ha modernizzata, con la mentalità di oggi!»

 

Due parole sul CF Montréal e sul Bologna?

«Il calcio è la passione di mio figlio Joey. Quando abbiamo iniziato con l’Impact – afferma Lino Saputo – abbiamo detto: vogliamo ridare un po’ di quello che abbiamo ricevuto! Abbiamo bisogno di far soldi? No; naturalmente abbiamo bisogno di perdere il meno possibile perché quando si perdono 20-25 milioni l’anno bisogna iniziare a pensarci sopra due volte. Ma adesso il CF Montréal sta andando nella buona direzione.  L’impostazione che hanno dato è ottima, soprattutto con lo sviluppo del settore giovanile e mio figlio ci tiene molto ai giovani.

Per quanto riguarda il Bologna Joey, da quando vi è entrato, ci ha messo tutta la sua energia. Voleva provare a conoscere meglio la tecnica e lo stile europeo per portarlo qui da noi e trasmetterlo ai giocatori canadesi in modo che ne traessero  vantaggio. Ha preso il Bologna dalla Serie B, lo ha portato alla Serie A, ci è riuscito ed ora vuole portare la squadra al 5°- 6° posto, in zona Europa League; una crescita costante, ha i mezzi per farlo. Ma il modo di fare le cose in Italia è un po’diverso. Ad esempio, alle riunioni della Lega arrivano tutti in ritardo. Mio figlio sta portando una bella influenza, sta portando la sua cultura del lavoro, rispetta gli altri e si fa rispettare. Ma lui è un grande appassionato e ce la metterà tutta per migliorare le sue squadre!»

 

 

 

 

More Like This