Quebec
14:54pm4 agosto 2009 | mise à jour le: 4 agosto 2009 à 14:54pmReading time: 2 minutes

La morte di Arturo Gatti: suicidio o omicidio?

La vicenda legata alla tragica morte dell’ex pugile italocanadese Arturo Gatti ha vissuto nei giorni scorsi una serie di colpi di scena. Dapprima le dichiarazioni ufficiali delle autorità brasiliane secondo le quali il pugile si sarebbe suicidato: «Abbiamo chiuso l’inchiesta e abbiamo concluso che si è trattato di suicidio», ha dichiarato in proposito il commissario Paulo Alberes Lucena de Melo aggiungendo che «le prove sono molto forti, tutte le rilevazioni e le deduzioni degli esperti lo confermano». Sulla base di tale conclusione il giudice De Melo ha quindi fatto rilasciare la moglie 23enne di Gatti, Amanda Barbosa Rodrigues (nella foto al momento dell’arresto), chiedendo l’archiviazione del caso.
Gatti, lo ricordiamo, era stato ritrovato senza vita l’11 luglio scorso in un appartamento che aveva affittato insieme alla moglie e al figlioletto di 10 mesi a Porto de Galinhas, una località balneare nel nord-est del Brasile.
Ma i familiari e gli amici del pugile non hanno mai creduto alla tesi brasiliana del suicidio ed hanno chiesto ed ottenuto dalle competenti autorità canadesi la possibilità di una seconda autopsia sul corpo dello sfortunato atleta.
La seconda autopsia è stata effettuata sabato scorso, niente di meno che da Michael Baden, anatomopatologo, grande esperto del settore e capo dei medici legali della polizia dello Stato di New York secondo il quale «l’autopsia eseguita dalle autorità brasiliane sarebbe incompleta. Abbiamo fatto delle scoperte importanti – ha dichiarato – come delle ferite, delle ecchimosi, che non erano stata segnalate. L’inchiesta deve quindi proseguire».
Le affermazioni del patologo americano confermano la tesi che la famiglia di Gatti ha sempre sostenuto fin dall’inizio di questa tragica vicenda e cioè che si tratterebbe piuttosto di un omicidio che di un suicidio. Nei prossimi giorni verranno effettuati altri esami tra cui si attendono anche quelli tossicologici. Solo allora si potrà stabilire con più certezza la verità circa la morte dell’ex campione del mondo.