Quebec
16:46pm26 maggio 2020 | mise à jour le: 26 maggio 2020 à 16:46pmReading time: 10 minutes

Angela, da 53 anni in mezzo ai fiori

Angela, da 53 anni in mezzo ai fiori
Photo: Foto cortesiaAngela Lo Dico tra i fori del negozio

La storia del Fleuriste San Remo e della famiglia Lo Dico

Il 10 maggio scorso, in occasione della Festa delle Mamme, CBC Radio-One ha mandato in onda un servizio dedicato alla signora Angela Argento, fondatrice, insieme al marito Gaetano Lo Dico, del negozio Fleuriste San Remo sulla via Jean-Talon-est, di fronte alla Chiesa Madonna della Consolata.

Il servizio, dal titolo “Ma per ora restiamo a casa”, preparato dalla figlia Francesca, raccontava la storia di questo “business” storico della comunità italiana mettendo in risalto il fatto che mai, in 53 anni d’esistenza, mamma Angela aveva saltato, a causa della pandemia di coronavirus, un appuntamento così importante come la Festa delle Mamme.

In occasione del progressivo deconfinamento e della riapertura dei negozi nella zona di Montréal abbiamo avuto il piacere di conversare con la famiglia Lo Dico, Angela e i figli Francesca ed Angelo, per conoscere meglio il “segreto” di un business che da 53 anni non appassisce mai!

Originaria, così come il marito, di Joppolo Giancaxio, paesino in provincia di Agrigento, Angela è arrivata a Montréal il 19 gennaio del 1966 all’età di 22 anni. «Io e Gaetano – racconta – ci eravamo spostati nel novembre precedente. Mio marito faceva già avanti e indietro con il Canada e si occupava già di fiori mentre io lavoravo in un negozio di generi alimentari. Un bel giorno lui entrò per comprare un panino e quel panino, il più buono della sua vita – esclama ridendo Angela – ci ha portati fino a Montréal».

 Come è venuta l’idea di aprire un negozio di fiori e di chiamarlo, pur essendo siciliani, San Remo?

«In Italia – risponde Angela – guardavo sempre il Festival di Sanremo in televisione. Arrivati a Montréal, mi mancava molto. L’unica cosa che potevo fare era ascoltarlo alla radio. E visto che proprio in quei giorni, a ridosso del festival, avevamo deciso di aprire un negozio di fiori decidemmo di “portare” un po’ d’Italia anche a Montréal. La nostalgia dell’Italia e del festival ci ha portato a scegliere questo nome.

All’inizio abbiamo fatto molti sacrifici. Io – prosegue Angela – visto che quello di fiorista non era il mio vero mestiere mi sono dovuta adattare. I primi tempi sono stati molto duri. Affittammo un locale al 1965 della via Jean-Talon est. Non avevamo quasi niente, solo molto coraggio. Non avevamo nemmeno una macchina decente per fare le consegne, aveva il finestrino rotto e quando facevamo le consegne in inverno, i fiori si congelavano. Andammo dal signor Di Battista, che allora lavorava per la Banque de Montréal per chiedere un prestito. Ce lo concesse e finalmente comprammo un veicolo più adatto per le consegne. Nacque mia figlia Francesca. Poi nel 1970 comprammo un terreno e ci trasferimmo al 1727 sempre della via Jean-Talon dove tuttora si trova il negozio. Sempre nel ’70 è nato l’altro figlio Angelo. Piano piano le cose iniziarono a migliorare anche grazie all’aiuto della famiglia di mio marito. Eravamo davvero molto uniti.

Gli anni ’80 e ’90 sono stati molto positivi. La clientela cresceva e il Fleuriste San Remo era diventato un punto di riferimento per la comunità italiana. Poi, purtroppo, nel 1998 mio marito Gaetano è morto e mi sono dovuta fare, ancora una volta, coraggio. Mi sono detta: Angela, tu sai nuotare, allora, continua a farlo, anche in mezzo alla tempesta, perché se non lo fai perderai tutto quello che hai costruito insieme a lui. E così ho fatto, ho continuato a nuotare, con l’aiuto della famiglia e dei miei figli».

Feste da non mancare

«Alla fine degli anni ’90 mio figlio Angelo e la moglie Geraldine hanno preso in mano il negozio e continuano tuttora a gestirlo. Lo gestiscono bene, ricorrendo anche alle nuove tecnologie, a internet, a cui magari noi un po’ più anzianotti siamo meno abituati. Ma non mi sono mai lamentata perché mi hanno sempre fatto sentire a casa mia anche se non me ne occupavo più direttamente. Però – aggiunge Angela – non posso mancare le feste più importanti: quella di San Valentino, delle donne, della mamma, Pasqua, Natale; freddo, neve o ghiaccio non importa, io devo esserci all’appuntamento con i clienti in negozio.

Angela sul balcone di casa durante il confinamento

Dopo 53 feste di San Valentino, 53 feste delle donne, tra l’altro siamo stati noi i primi a portare le mimose dall’Italia, e tutte le altre feste mai avrei pensato di dover saltare a causa della pandemia la Festa della mamma! Non mi rendevo conto, non riuscivo a capire il perché si dovesse chiudere. Pensavo che fosse una cosa di qualche giorno, invece… è durata più di due mesi. Vedere il negozio chiuso per la festa delle mamme e rimanere a casa, parlare con i miei figli solo per telefono o dal balcone è stato davvero un dolore terribile! Ma anche questa volta l’ho presa con molto coraggio. Per me quell’angolo di strada, tra Jean-Talon e Marquette è come il mio paese, c’è tutto il mio mondo, i miei clienti, i miei amici, alcuni di loro, purtroppo, non li rivedrò più! San Remo è la mia vita e continua ad esserlo nonostante la pandemia!»

 Un fiore per festeggiare la riapertura dei negozi?

«I miei fiori preferiti – conclude la signora Angela – appartengono alla famiglia delle orchidee ma in questo momento, visto che è anche il periodo, un bel mazzo di tulipani colorati è quello che ci vuole. Vederli su di un tavolo è come vedere la primavera, perché i fiori non parlano ma ti dicono tutto!»

 

Angelo Lo Dico: in un negozio di fiori c’è tutta la vita

Dopo la morte del papà Gaetano, avvenuta nel 1998, il secondogenito Angelo ha preso le redini del negozio insieme alla moglie Geraldine.

Angelo Lo Dico al lavoro

«Mia moglie – racconta – lavorava come infermiera. Ha lasciato il suo lavoro per seguirmi nel negozio. Da quel momento penso di aver portato, con l’aiuto di mia madre, di mia sorella e di tutti i nostri impiegati, il Fleuriste San Remo ad un “next level”, ad un altro livello. All’inizio sono stati momenti difficili anche per me. Lavorare in un negozio di questo genere significa lavorare sette giorni su sette. Ma qui dentro ci sono nato, tutto mi viene naturale. E sono già passati 20 anni».

 

Come è cambiata la clientela in questo periodo?

«I giovani di 20 anni fa non avevano molta voglia di seguire le orme dei loro genitori o nonni. Ma poi – afferma Angelo – quando si sono sposati, quando hanno iniziato ad avere figli, a celebrare battesimi, cresime e matrimoni hanno seguito le orme dei padri. Siamo ormai alla terza generazione di clienti. Siamo stati “testimoni” dei vari cicli della loro vita. Quello del fioraio è l’unico mestiere in cui in una giornata puoi lavorare tanto sia per un battesimo che per un funerale, per la vita e per la morte. Quando ho iniziato avevamo una clientela quasi esclusivamente italiana. Ora, visto che il quartiere è anche cambiato, c’è un po’ di tutto e per fortuna i fiori continuano ad interessare tutti! È bello vedere clienti vecchi e nuovi allo stesso tempo!

 

Come ha reagito alla chiusura del negozio?

«È stato surreale, non volevo crederci! Ma quando abbiamo capito che era una cosa molto seria abbiamo chiuso il negozio immediatamente. Purtroppo ho dovuto mettere i miei impiegati in “chomage”. Ma il telefono non smetteva di squillare perché certi avvenimenti necessitavano comunque di fiori. Allora ci siamo organizzati per migliorare il nostro servizio online. La porta del negozio è rimasta chiusa ma siamo riusciti lo stesso ad organizzare un servizio di consegne. La gente si è adattata, anche le persone di una certa età magari con l’aiuto dei figli o nipoti.

Adesso ci siamo ben preparati per la riapertura: pannelli di plexiglas, avvisi sul pavimento per il distanziamento di due metri, postazioni per lavarsi le mani. Io e mia moglie abbiamo riaperto il negozio e speriamo presto di poter riprendere anche i nostri impiegati.

 

Qual è il posto di mamma Angela nel negozio?

«Mamma – sorride Angelo – continuerà sempre ad essere la nostra consigliera principale e continuerà ad essere presente durante le feste importanti. Ormai da tempo non fa più quello che faceva prima ma spesso basta solo la sua presenza, una sua occhiata per migliorare le cose e poi i clienti quando la vedono sono molto contenti! Ci ha sempre lasciato lo spazio per far avanzare le cose a modo nostro ed ora è molto contenta di come va il negozio».

Quale sarà il futuro del Fleuriste San Remo?

«Penso sarà un buon futuro. Non so. Abbiamo tre figlie – prosegue Angelo – ma voglio che seguano la loro vocazione. Se in futuro desidereranno impegnarsi nel negozio va bene ma se non ci potranno aiutare per farlo avanzare è meglio che seguano un’altra strada».

 

Un consiglio per mettere un po’ di colore nella nostre vite sconvolte dal coronavirus?

«Questo è il periodo in cui quasi tutti i fiori sono disponibili, il periodo dei fiori locali, del Québec, dell’Ontario, dell’Île du Prince-Edouard, il periodo – conclude Angelo – dei tulipani, i miei preferiti, e delle peonie (pivoine), sono fiori che significano rinascita, rinnovo, primavera, ne abbiamo tutti bisogno!»

 

 

Francesca Lo Dico: casa, fiori e scrittura

Nata a Montréal, Francesca Lo Dico, 52 anni, giornalista e scrittrice è la primogenita di Angela Argento e Gaetano Lo Dico.

Francesca Lo Dico

«Sono cresciuta nel negozio – racconta – però poi ho preso un’altra strada, quella del giornalismo e della scrittura. Ma nei momenti più importanti dell’anno quando c’è più lavoro come in occasione delle grandi feste mi sono sempre presa una settimana per aiutare in negozio, così mamma era meno stressata!

Quando eravamo piccoli e fino ai miei 16 anni, la nostra casa era proprio sopra al negozio cosicché non c’era mai una vera separazione tra l’una e l’altro. Crescere con dei genitori emigranti che hanno vissuto tutta l’epopea dell’emigrazione è una cosa che mi ha influenzato e mi ha dato molta ispirazione per la mia scrittura.

Quelle dell’emigrazione sono storie particolari, importanti, diverse ma uguali perché in quell’angolo di strada non ci siamo solo noi ma anche la Baia dei Formaggi, la Pasticceria San Marco, la chiesa della Consolata, poco più avanti la Boulangerie San Pietro. Tutte famiglie che hanno fatto la storia della comunità italiana. Nel romanzo che sto scrivendo – aggiunge Francesca – si parlerà di questa cose, è un romanzo autobiografico basato sulla storia dell’emigrazione. Non sono stati certo anni facili!

È vero che la mia vita – continua – è molto diversa da quella di mia madre e di mio fratello perché ho scelto la strada della letteratura, ma l’esperienza di crescere in un negozio mi ha dato tanto. Mi ha dato, ad esempio, quello spirito imprenditoriale, quello spirito di dover far bene le cose, mi ha insegnato il senso del lavoro, la fierezza, tutti elementi che sono comunque applicabili a qualsiasi tipo di lavoro. Può essere fare bene un bouquet di fiori o fare bene un servizio giornalistico, un articolo, un libro. Tutto è importante, la differenza è nell’attitudine con cui si fanno le cose. Mi ha insegnato a fare sempre del mio meglio!»