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Dimmi come ti vesti, ti dirò chi sei

Tra i ragazzi nascono e muoiono centinaia di mode con grande rapidità, che danno vita a delle sorta di “tribù” metropolitane: truzzi, emo, metallari, darkettoni, pariolini, zecche, hipster e così via. Non sempre è facile conoscere e distinguere questi gruppi; ecco dunque una rapida guida per orientarsi nella giungla delle più vistose tendenze giovanili degli ultimi anni.

Tamarri: il termine “tamarro” ha diverse varianti regionali, come coatto (Roma), tascio (Sicilia), zarro (nord Italia), cozzalo (Puglia) ecc. In origine denotava soprattutto un giovane provinciale o di periferia che si sforzava di adeguarsi ai modi di vita cittadini, ma in maniera eccessiva, volgare. Spesso rumoroso, il tamarro segue gli aspetti più appariscenti e volgari della moda e li esaspera, credendo di avere un gusto molto raffinato. I tamarri portano spesso tatuaggi, si sottopongono a lampade abbronzanti, si depilano, frequentano assiduamente la palestra. Hanno una grande cura del loro stile, dell’abbigliamento (spesso vestono griffati), ma nel complesso risultano pacchiani. Lo stile dei tamarri è stato reso particolarmente noto in Italia grazie alla televisione, in particolare con programmi come “Uomini e donne” condotto da Maria De Filippi.

Truzzi: simili per molti aspetti ai tamarri, si muovono sempre in branco ed è difficile trovarne uno da solo. Anch’essi volgari e rumorosi, le loro attività preferite sono andare in discoteca e ascoltare musica ad alto volume, in genere house o neomelodica. I truzzi tengono molto alle griffe e alle marche, ma non si può dire che il loro sia un abbigliamento elegante. Spesso indossano tute sportive, giubbotti imbottiti (piumini), cinture dalle fibbie molto grandi, pantaloni a vita bassissima, grandi occhiali da sole. Le ragazze tendono a usare generose dosi di fondotinta scuro per sembrare più abbronzate. I truzzi considerano segni di cura e bellezza rifarsi le sopracciglia, avere piercing, sottoporsi a lampade abbronzanti. Leggendaria è la loro rivalità con gli emo.

Emo: la parola deriva da “emocore”, genere musicale nato alla fine degli anni ‘80, da cui ha preso il via questa moda. Gli emo hanno una predilezione per gli abiti scuri, dark, portano spesso i capelli con frangetta lunga, rigorosamente resi lisci dalla piastra. Un tratto tipico degli emo è quello di enfatizzare la loro sensibilità e i loro sentimenti per distinguersi dalla massa che ritengono gretta e insensibile. Non si sa se per moda o per reale convinzione, tendono ad avere una visione cupa della vita e ad esaltare tutti gli aspetti negativi di ciò che li circonda. In alcuni casi, ma forse è più una diceria che una realtà di fatto, arrivano a compiere atti di autolesionismo come tagliarsi le vene; comportamento, questo, che nell’immaginario collettivo è diventato il loro principale tratto caratteristico. Quella degli emo è una moda di cui si parlava molto qualche anno fa, ma che probabilmente ora sta declinando.

Metallari: i metallari sono gli appassionati del genere musicale metal o heavy metal. Tendono a portare i capelli molto lunghi e la barba folta, indossano vestiti di pelle, borchie, magliette dei loro gruppi preferiti, tatuaggi. Spesso bevono grandi quantità di birra. La maggior parte di loro nutre un forte astio nei confronti dei truzzi, con i quali c’è un’accesa rivalità.

Pariolini: la parola deriva dal quartiere Parioli di Roma, uno dei quartieri più eleganti della capitale e abitato per lo più da persone abbienti. Ogni città ha la propria versione che prende il nome da uno dei suoi quartieri più ricchi, ad esempio i sancarlini a Milano. I pariolini sono in genere ragazzi provenienti da famiglie alto-borghesi, decisamente benestanti, per lo più di destra, e non si fanno remore ad ostentare il loro benessere economico. Si possono definire pariolini tutti i ragazzi che esibiscono un abbigliamento curato fatto di marche particolarmente costose. Il loro imperativo è divertirsi: amano le discoteche, le feste eleganti e lussuose, gli aperitivi in locali esclusivi, e qualsiasi oggetto o accessorio costoso che dimostri il loro status sociale. Sono l’esatto opposte delle “zecche”.

Zecche: si tratta probabilmente dell’evoluzione dei figli dei fiori di un tempo. Le cosiddette “zecche”, infatti, sono ragazzi che tendono a vestirsi in maniera trasandata, alternativi per definizione, anticapitalisti (almeno a parole), schierati politicamente a sinistra. Tendono a indossare pantaloni e magliette molto larghe e comode, spesso fanno uso di marijuana. Molte zecche acconciano i propri capelli in dread (dreadlock), ovvero una sorta di trecce di capelli aggrovigliati e uniti in ciocche compatte e uniformi (capelli alla Bob Marley, per intenderci). Questo tipo di acconciatura deriva dal “rastafarianesimo”, religione di origine etiope diffusa soprattutto in Giamaica. Quasi nessuna zecca in realtà aderisce a questa religione, ma molti possono esibire un’intera acconciatura fatta di dread, o portare anche un solo dread, semplicemente per moda.

Hipster: una moda che sta prendendo grande vigore negli ultimi tempi è quella degli hipster. Ma per carità, non dite loro che è una moda, dato che detestano tutto ciò che è troppo “mainstream”. Gli hipster sono o si atteggiano a intellettuali che vogliono distinguersi dalla massa; hanno un particolare amore per tutto ciò che è vintage e un po’ datato. Indossano in genere camicie a quadri, magari di flanella, zuccotti, pantaloni attillati, foulard e sciarpe, ma soprattutto occhiali da vista dalla grossa montatura, uno dei loro tratti più caratteristici. In particolare, nella moda hipster si assiste a un grande revival della barba: i ragazzi hipster esibiscono lunghe barbe di foggia ottocentesca, oppure curatissimi baffi a manubrio. Come accennato prima, l’hipster detesta tutto ciò che è troppo comune e apprezzato dalla massa, ovvero il “mainstream”, e tenta quindi di distinguersi (salvo poi aver creato un’altra moda) ricercando tutto ciò che è poco conosciuto o di nicchia; libri, film, musica, va bene tutto, purché sia noto a pochi.

Queste sono alcune delle principali tendenze che oggi possiamo riscontrare tra i giovani italiani; bisogna sempre tener presente che definizioni come quelle di sopra sono generalizzazioni, distinzioni di comodo. Il mondo delle mode giovanili è in costante fermento. Quelle che ora sono mode in pieno sviluppo, tra dieci anni potrebbero essere solo un pallido ricordo. Ci saranno sempre i figli di papà come i pariolini, gli alternativi come le zecche, i cafoni come i truzzi, ma probabilmente in forme e con nomi diversi; noi ci siamo limitati a descrivere gli ultimi fenomeni, se ci saranno ulteriori sviluppi vi terremo aggiornati.

Collaborazione speciale da Roma di Robin D’Ilario

robin.dilario@hotmail.it

Robin Dilario


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