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21:24pm9 febbraio 2021 | mise à jour le: 9 febbraio 2021 à 21:24pmReading time: 4 minutes

«La nostra missione? Rigenerare la Casa d’Italia»

«La nostra missione? Rigenerare la Casa d’Italia»
Photo: Foto F. IntravaiaGino Berretta, presidente della Casa d'Italia

Continua la campagna di finanziamento per risanare il debito di 3 milioni di dollari. Intervista al presidnete Gino Berretta

Il 2020 non è stato un anno facile per nessuno, tantomeno per i nostri organismi comunitari costrettti ad annullare o ridurre al minimo molte delle loro tradizionali attività che si svolgono in presenza.

Il trend, purtroppo, prosegue anche per questo inizio 2021. Ma come sta vivendo tale periodo un organismo importante come la Casa d’Italia? E soprattutto: a che punto è il problema legato al risanamento del debito che ha messo a rischio la sopravvivenza stessa di questa storica istituzione? Lo abbiamo chiesto al presidente del consiglio d’amministrazione Gino Berretta che, facendo un passo indietro nel tempo, ci ha illustrato la situazione.

«Il c.a. di circa otto anni fa – racconta – decise che la Casa era diventata troppo piccola e che aveva bisogno di essere ingrandita. Il Governo – sostenevano – ci avrebbe dato i soldi per farlo. In realtà, non c’era tutto questo bisogno di ingrandire e di fare il passo più lungo della gamba poiché, tutto sommato, le cose funzionavano bene lo stesso.

Il risultato è stato che il Governo non ha pagato proprio nulla e gli amministratori si sono ritrovati con un deficit di 850mila dollari scaricato sulle spalle del successivo consiglio d’amministrazione.

Veduta della Casa d’Italia

Il problema è che con il nuovo c.a. – continua Gino Berretta – le cose sono andata ancora peggio e a quel debito se ne è accumulato un altro di oltre 2 milioni per un totale di oltre 3 milioni di dollari! Ed è quello che io e il mio c.a. abbiamo ereditato, senza saperlo, quando siamo entrati in funzione nel 2017.

Che fare? – ci siamo chiesti – affondare con tutta la nave? Tappare i buchi e andarsere o cercare di salvarla in qualche modo? Abbiamo scelto quest’ultima soluzione, la più difficile. Ho detto ai miei consiglieri: per 5 anni sono stato presidente del Consiglio dei governatori dell’Ospedale Shriners per bambini di Montréal per il quale abbiamo fatto una “levée de fonds” che ci ha permesso di raccogliere l’incredibile somma di 130 milioni di dollari».

 

Quando 2 +2 non fa 4!

«Se in 5 anni abbiamo raccolto 130 milioni – è stato il mio ragionamento – vuoi che in tre anni, tanto era il tempo concesso dalla Caisse Desjardins (la banca debitrice), non riusciamo a raccogliere, con l’aiuto di tutta la comunità,3 milioni di dollari per la Casa d’Italia?

Avevo sbagliato i calcoli! Pensavo – afferma con una punta di rammarico – che ci fosse più solidarietà e meno conflittualità nella comunità italiana.

Comunque, non ci siamo persi d’animo, insieme ai consiglieri abbiamo bussato a tante porte, alcune si sono aperte. Prima dell’inizio della pandemia, cioè in due anni circa, siamo riusciti a raccogliere circa 2 milioni di dollari. Poi è arrivata la pandemia e nonostante questo, insieme ai vicepresidenti Perry Mazzanti e Sabino Grassi abbiamo raccolto più o meno altri 200mila dollari.

Il traguardo è vicino, ci mancano circa 900 mila dollari e per raccoglierli, questa è la buona notizia, abbiamo ottenuto una comoda proroga della scadenza.

Per lo sprint finale – è l’appello di Gino Berretta – abbiamo bisogno dell’aiuto di tutti. Speriamo, pandemia permettendo, che in primavera si possa tornare ad organizzare delle attività che potrebbero esserci utili in questo senso. Pensiamo ad un eventuale torneo di golf a maggio e al nostro tradizionale Gala di novembre in cui avremo come ospite d’onore Luigi Liberatore. Sono fiducioso; in un anno o due al massimo, dovremmo essere in grado di rimettere le cose a posto. Finalmente: sarebbe un sogno!»

 

Ritorno al … passato!

«Nel frattempo – prosegue – le cose vanno avanti. Abbiamo un’ottima e dinamica direttrice e coordinatrice delle attività, Giovanna Giordano, che sta facendo un super lavoro.

Giovanna Giordano, coordinatrice alle attività

Sta cercando di costruire un ponte tra le vecchie e le nuove generazioni, di aprire la “Casa” agli studenti delle università per far conoscere il nostro patrimonio. Sta cercando di riportare la Casa d’Italia ai fasti di un tempo quando tra queste mura si celebravano battesimi, compleanni, matrimoni. Perché non pensare, inoltre, di portare o riportare tutte le nostre associazioni comunitarie alla Casa d’Italia? In fondo è la “casa” di tutti gli italiani! Perché devono fare le loro riunioni nel sottosuolo di una chiesa o a casa di qualcuno? Possono venire qui e celebrare le loro feste nella nostra grande sala!

Ha aperto le porte agli artisti, ai musicisti che in questo periodo stanno vivendo momenti difficili, qui possono registrare le loro canzoni e realizzare i loro video.

Abbiamo gli uffici del PICAI e del CESDA per i corsi di italiano, abbiamo gli Archivi della comunità, abbiamo molte altre associazioni e organismi che occupano i nostri spazi, abbiamo le strutture per i corsi di cucina. La Casa d’Italia è qui per tutti, perché non approfittarne?»