La scintilla della speranza


Pubblicato il 21 marzo 2017

Padre Claudio Vanetti

©Fabrizio Intravaia

Incontro con Padre Claudio Vanetti, parroco della Chiesa Nostra Signora della Difesa

Dopo un anno e tre mesi di permanenza nella chiesa Nostra Signora della Consolata, dal 1° settembre scorso Padre Claudio Vanetti, originario di Cuirone di Vergiate, un paesino della provincia di Varese, è stato nominato parroco della storica Madonna della Difesa, la chiesa "ammiraglia", se così possiamo definirla, dalla comunità italiana.

 

Padre Vanetti, da una chiesa italiana all'altra, vi sono delle differenze? Qual è il suo bilancio di questi primi sette mesi alla guida della Difesa?

 

«Non voglio fare delle differenze tra una chiesa e l'altra perché per me tutte le comunità italiane sono uguali. Certo, ognuna ha le sue caratteristiche e le sue problematiche. Quello che posso dire è che qui ho trovato una comunità molto viva. Quando fai delle proposte c'è subito una risposta, ho notato più entusiasmo nell'accettare, proporre, risolvere determinati problemi. Ho trovato una bella comunità, orgogliosa di far parte di una delle prime chiese che gli italiani hanno "incontrato" quando sono emigrati a Montreal, una chiesa che nel 2019 festeggerà i suoi 100 anni. Devo dire 100 anni di grandi proposte, di grande lavoro, di grandi attività pastorali. Una chiesa che è un punto di riferimento e di conforto per tutti. Un punto d'incontro specialmente per i nostri emigrati che hanno ritrovato da questa parte dell'oceano un luogo per continuare a professare la loro fede come facevano nelle loro rispettive parrocchie di provenienza».

 

Come ha trovato la parrocchia?

«Le condizioni generali sono buone. Qualche anno fa c'è stato un grande restauro che ha restituito tutta la sua bellezza alla chiesa. Ma gli anni passano ed alcuni edifici annessi vanno certamente restaurati o almeno "rinfrescati", bisogna poi decidere che uso farne. C'è l'impianto di illuminazione che va modernizzato, ma tutto ciò è normale. Stiamo preparando un piano di lavori. Poiché non sempre abbiamo a disposizione delle sovvenzioni pubbliche, dobbiamo contare sulla generosità dei nostri parrocchiani e dei nostri donatori per dare "ossigeno" a ciò che è necessario fare.

 

E come ha trovato i parrocchiani?

 

«Il parroco non è solo l'amministratore di un bene, in questo caso di una chiesa che ha una tradizione storico-artistica, è anche, ma direi, soprattutto, un sacerdote che deve gestire la pastorale, il lato religioso, deve portare il messaggio del Vangelo, spiegare che questo messaggio è ancora oggi attuale e vicino alle loro preoccupazioni di tutti i giorni. A volte ci si chiede, anche se non è il caso di questa chiesa che comunque ha una buona frequentazione: perché la gente non va più alla messa? Perché le chiese sono sempre più vuote? Forse anche per l'incapacità di noi preti di far veicolare tutta la genuinità e l'originalità del Vangelo! Allora sta a noi, attraverso il dialogo, far capire l'attualità del messaggio, parlare al cuore delle persone in modo da far suscitare in loro delle domande, la curiosità, la voglia di venire alla messa, la scintilla della speranza, far capire che se c'è un problema devi andare oltre quel problema, oltre il fatto contingente, la voglia di creare una continuità nella fede e di tramandarla poi alle generazioni future».