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16:08pm16 giugno 2009 | mise à jour le: 16 giugno 2009 à 16:08pmReading time: 4 minutes

Presentato a Roma il Museo dell’Emigrazione Italiana

È stato presentato a Roma, presso il Vittoriano, Il Museo Nazionale dell’Emigrazione Italiana (MEI). Uno spazio museale, promosso dal ministero degli Esteri in collaborazione con il ministero per i Beni e le Attività Culturali, che verrà ospitato nel complesso monumentale fino al 2011, l’anno in cui si completeranno le celebrazioni per il centocinquantesimo anniversario dell’Unità d’Italia.

Inform/ROMA – Il MEI, che verrà inaugurato ufficialmente il 25 settembre prossimo, sarà suddiviso in tre segmenti principali. Il primo, articolato in cinque sezioni cronologiche, farà conoscere al visitatore le caratteristiche politiche sociali ed economiche della nostra diaspora precedente all’unità d’Italia; l’emigrazione italiana dal 1876 al 1915; le partenze dall’Italia nel periodo fra le due guerre mondiali (1916- 1942); la nostra emigrazione del secondo dopoguerra (1946-1976) e l’attuale realtà delle comunità italiane nel mondo.
Il secondo segmento darà invece ampio spazio alle presenze regionali, con l’approfondimento delle singole caratteristiche migratorie.
Il terzo segmento del Museo condurrà infine il visitatore in un viaggio nell’emigrazione, attraverso aree tematiche che proporranno una conoscenza interattiva dell’intero periodo storico, tramite il cinema, la letteratura, la fotografia, la musica ed oggetti rari che segnarono la grande diaspora italiana. Grazie al supporto della Presidenza del Consiglio, sarà inoltre presentato a settembre, in occasione dell’inaugurazione del museo, il sito web del MEI che si occuperà del censimento in chiave regionale di tutti i soggetti inerenti all’emigrazione italiana.
La presentazione del MEI si è aperta con l’intervento del neo direttore del Museo Nazionale dell’Emigrazione Italiana Alessandro Nicosia che, dopo aver sottolineato la centralità della diaspora emigratoria nella storia del nostro paese, si è soffermato sullo spazio che il Museo dell’emigrazione dedicherà al contesto regionale. Una variegata realtà migratoria, a tutt’oggi sul territorio nazionale sono oltre cento i musei, le fondazioni e le associazioni che si occupano di emigrazione, che, grazie all’utilizzo dei sistemi informatici verrà messa rete . «Il Vittoriano – ha aggiunto Nicosia – rappresenta in maniera straordinaria la nostra memoria e l’unità del nostro paese che nasce da una diversità eguale a quella che caratterizza l’emigrazione. Provo quindi soddisfazione nel vedere qui questo museo che mira a un forte coinvolgimento della popolazione e dei giovani delle scuole”.
Il sottosegretario agli Esteri Alfredo Mantica, dopo aver ricordato i tanti che hanno lavorato a questo progetto con spirito bipartisan, ha spiegato come l’obiettivo principale del museo sia quello di «reinserire nella storia d’Italia le vicende misconosciute della nostra emigrazione che hanno dato un contributo importante alla formazione della coscienza unitaria dell’Italia. Una grande comunità, quella italiana, che è formata da chi abita in patria, ma anche da coloro che, con cittadinanza italiana, vivono sparsi nel mondo a testimonianza della capacità lavorativa, della fantasia e della creatività del nostro popolo. Per questo motivo – ha aggiunto Mantica – abbiamo scelto di fare questo museo al Vittoriano che è la casa di tutti gli italiani, dove sono numerose le testimonianze del difficile cammino compiuto dal nostro paese per la formazione dello Stato».
Il sottosegretario ha poi spiegato come, dopo il 2011, la mostra diverrà, con ogni probabilità, itinerante, compiendo un primo percorso fra le regioni italiane, per proiettarsi verso i musei di altri paesi, come ad esempio quelli di residenza delle nostre comunità all’estero. Il sottosegretario, dopo aver indicato nel 25 settembre la data dell’inaugurazione ufficiale del MEI, ha annunciato che, sempre a settembre, si recherà in Germania ad una riunione dell’Unesco dei musei, delle fondazioni e degli istituti culturali che si occupano di emigrazione.
«Il fenomeno migratorio – ha spiegato Mantica – è importante per l’Italia, ma anche in altri paesi dove vi sono stupendi musei. Grazie a questo incontro potremo scambiarci esperienze organizzative, approfondimenti culturali e specifici documenti. Ad esempio a San Paolo, nella stazione dove arrivavano gli italiani, sono archiviati tutti i libri di bordo delle navi che portavano i nostri connazionali. È una documentazione molto importante, lì vi sono le partenze da Napoli e da Genova, che ci consente di acquisire la storia dei viaggi e che io vorrei recuperare».
«Il museo dell’emigrazione – ha spiegato il sottosegretario ai Beni Artistici e Culturali Francesco Giro – non sarà il museo della seconda Italia o della vergogna, ma il museo della nostra italianità, della partecipazione e del dialogo con le comunità all’estero. Con il MEI celebriamo la nostra identità nazionale, il nostro lavoro e il nostro essere ogni giorno nazione coesa che condivide valori universali, come il lavoro e la solidarietà. Il nostro patrimonio culturale – ha proseguito Giro – rappresenta un fattore di crescita nazionale, ma anche un elemento di vantaggio competitivo rispetto alle economie internazionali. Quindi quando noi esportiamo la nostra cultura e i nostri valori facciamo una cosa positiva».