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19:37pm24 marzo 2009 | mise à jour le: 24 marzo 2009 à 19:37pmReading time: 5 minutes

“Il futuro di Galileo”

Una grande mostra a Padova celebra il IV centenario dell’uso del cannocchiale di Galileo Galilei

Aise/PADOVA – «Grandi invero sono le cose che in questo breve trattato io propongo alla visione e alla contemplazione degli studiosi della natura. Grandi, dico, sia per l’eccellenza della materia per sé stessa, sia per la novità loro non mai udita in tutti i tempi trascorsi, sia anche per lo strumento, in virtù del quale quelle cose medesime si sono rese manifeste al senso nostro», scriveva Galileo nel 1610 nel Sidereus Nuncius. Sul finire del 1609 a Padova – ove insegnava da ormai 17 anni, ricoprendo la cattedra di matematica – Galileo Galilei punta un cannocchiale, da lui rivisitato e adattato, verso il cielo e avvia le prime osservazioni astronomiche. Guarda la Luna e Giove, scoprendo le sue Lune; osserva varie costellazioni; scruta la Via Lattea. Un gesto apparentemente semplice ma dalla portata eclatante: è l’avvio della moderna scienza dei fenomeni naturali, basata su “sensate esperienze e certe dimostrazioni”, della saldatura tra tecnica e scienza, della consapevolezza del metodo scientifico.
Le celebrazioni per i 400 anni da quella fondamentale vicenda vedono Padova in prima fila, con una serie di iniziative tutte dedicate a ricordare e a rendere onore al grande scienziato, ma soprattutto con un imponente evento espositivo nel cuore della città: un’affascinante mostra promossa dal Comune di Padova, assieme all’Università, la Regione Veneto e la Provincia di Padova, l’Istituto Nazionale di Fisica Nucleare e l’Istituto Nazionale di Astrofisica.
Ideata e curata da Giulio Peruzzi e Sofia Talas, dell’Università di Padova, la mostra “Il futuro di Galileo”, in programma sino al 14 giugno, è un grande, appassionante viaggio, dal passato ai giorni nostri partendo proprio dalle ricerche e dalle intuizioni dello scienziato toscano che a Padova trascorse anni fondamentali. Un omaggio originale ed inedito alla modernità straordinaria di Galileo, alla sua capacità di farsi precursore e innovatore, di aprire sentieri che continueranno ad essere percorsi ed esplorati nei secoli successivi. Se le scoperte riportate nel Sidereus Nuncius, che egli pubblica nel marzo 1610 a Venezia e che avallano il sistema copernicano, faranno il giro del mondo portando ad archiviare teorie ritenute fino ad allora verità, è infatti tutta l’opera e la ricerca galileiana a segnare una strada che condurrà lontano: fino ai nostri giorni e alle più recenti teorie e scoperte.
Nei 18 anni trascorsi a Padova, Galileo – genio e icona di una nuova era e di un nuovo modo di fare scienza – svolge ricerche sperimentali e teoriche in innumerevoli campi: studi che saranno alla base delle sue opere successive, dal Saggiatore al Dialogo sopra i massimi sistemi del mondo, fino ai Discorsi e Dimostrazioni intorno a due nuove scienze. I settori di ricerca da lui inaugurati e gli strumenti da lui e dai suoi allievi inventati e perfezionati saranno le premesse degli sviluppi successivi della scienza fino ad oggi, e da oggi al futuro.
Tra gli strumenti scientifici antichi esposti, che mirano a mostrare le conoscenze e le tecnologie dell’epoca galileana e i successivi sviluppi, si possono segnalare: il grande Astrolabio di Arsenius datato 1566, che prende il nome dal suo costruttore – con il quale potevano essere localizzati i corpi celesti – esemplare unico al mondo quello esposto, avendo un’estensione che arriva fino a sud del Tropico del Capricorno; o la macchina divulsoria, del fisico Giovanni Poleni, apparecchio di particolare bellezza in rococò veneziano, funzionale allo studio della resistenza dei materiali, che Poleni utilizzò per progettare il restauro della cupola di San Pietro.
Di Galileo sono in mostra anche il Sidereus Nuncius, nella sua prima edizione del 1610 della Biblioteca Universitaria di Padova, Il Dialogo tra i massimi sistemi del mondo con annotazioni autografe dello stesso Galileo, opera di trattatistica scientifica, scritta tra il 1624 e il 1630 sotto forma di dialogo, nella quale lo studioso dà prova delle teorie copernicane e proveniente dalla Biblioteca del Seminario Vescovile di Padova, e il Manoscritto galileiano 72 della Biblioteca Nazionale di Firenze. Oltre ai testi dello studioso sono presenti altri manoscritti di fondamentale importanza, opera di famosi scienziati del passato come Petrus Apianus, Christiaan Huygens e Isaac Newton.
I grandi campi della ricerca sono poi sviluppati nelle sette sezioni in cui si articola la mostra. Alla prima sezione, dedicata – nell’anno Internazionale dell’Astronomia – al cannocchiale, da Galileo fino agli strumenti di nuova generazione, seguono allora la sezione sui moti dei corpi da Galileo a Einstein e quella sulla scienza dei materiali che si spinge fino alle moderne nanotecnologie. La quarta sezione parla del vuoto, dalle prime intuizioni del grande studioso alla moderna nozione di vuoto. La quinta riguarda la luce, dalla congettura galileiana che essa abbia velocità finita fino alla moderna teoria, che vede la luce comportarsi come onda o come corpuscolo a seconda dei casi sperimentalmente indagati. La sesta sezione ripercorre lo studio dell’universo degli oggetti sempre più piccoli, partendo dall’invenzione di Galileo del microscopio, soffermandosi sugli sviluppi della microscopia con le applicazioni alla biologia e alle geoscienze, per concludersi con i moderni acceleratori di particelle, i più potenti microscopi mai costruiti dall’umanità. E, a chiusura, l’infinitamente piccolo che svela l’infinitamente grande. L’ultima sezione, propone infatti un viaggio nella storia dell’Universo, dal Big Bang a oggi, con i quesiti più attuali e stringenti sulla materia oscura e l’energia oscura.
La grande mostra “Il futuro di Galileo”, certamente un tributo ad una personalità che ha segnato profondamente la storia e lo sviluppo dell’umanità, vuole dunque essere anche un omaggio a quella forma di cultura, la scienza moderna, che nata grazie a Galileo Galilei ha oggi un impatto fondamentale nella vita di tutti giorni: una cultura in cui non ha spazio una verità assoluta, ma solo verità “fino a nuovo ordine”, ancorata all’osservare e sperimentare, alla libera circolazione delle idee e allo spirito critico, lontano da pregiudizi e da paure irrazionali.