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17:12pm9 marzo 2016 | mise à jour le: 9 marzo 2016 à 17:12pmReading time: 2 minutes

Due canadesi all’opera

Il 15 luglio 2015 resterà per sempre un’esperienza indimenticabile. L’Arena di Verona è fusione tra opera e stelle. È il più grande teatro all’aperto del mondo. È un’opera d’arte. Nel cuore del nostro viaggio italiano nella provincia di Venezia, oltre all’aspetto storico dell’Arena, abbiamo scoperto anche quello artistico. Dal 1913, quindi da 102 anni, questo anfiteatro romano già completo dopo il 30 d.C., è diventato luogo privilegiato delle rappresentazioni liriche nel quadro dell’Arena Opera Festival. Anche i gradini hanno una storia da raccontare: possono accogliere ben 22.000 spettatori seduti.

Il Nabucco risuona ancora nel cuore e nella mente e sarà per sempre legato all’Arena di Verona. Questo dramma lirico di Giuseppe Verdi in quattro atti: Gerusalemme, L’empio, La profezia e L’idolo infranto; è stato presentato per la prima volta il 9 marzo del 1842 alla Scala di Milano col nome di Nabucodonosor. Evoca l’episodio biblico della schiavitù degli ebrei a Babilonia, l’aspirazione alla libertà espressa dal coro “Va pensiero” che rifletteva anche il risentimento del popolo milanese sotto occupazione austriaca. Una serata straordinaria: l’orchestra sotto la guida di Riccardo Frizza, il maestro del Coro Salvo Sgrò, la regia di Gianfranco de Bosio e la scenografia di Rinaldo Olivieri.

Uno spettacolo multisensoriale: l’udito per la musica ed il canto, la vista stellata, il gusto del prosecco che si beve all’intermezzo, l’olfatto per l’aria pura che si respira ed il tatto per sentire che non è un sogno ad occhi aperti, ma una splendida realtà.

Vogliamo ringraziare calorosamente la nostra professoressa, Erika Papagni, perché è solo grazie a lei che abbiamo avuto la fortuna di ritrovarci a Verona sotto le stelle di una notte di mezza estate.

Danielle Gagliardi e Jean Vachon

Traduzione dal francese di: Danielle Gagliardi, Jacqueline Bassini, Marcela Silvia Maldonado, Marcelo Lannes, Zeina Tamaz, Benjamyn Bigot, Leila Fakhouri, Arlene Caplan e Agnese Nagy. Nell’ambito del corso Intermédiare 1 all’Istituto Italiano di Cultura di Montreal insegnato dalla professoressa Erika Papagni