In primo piano
15:32pm7 agosto 2012 | mise à jour le: 7 agosto 2012 à 15:32pmReading time: 6 minutes

«Lascio e ringrazio»

Salvatore Andricciola (nella foto), direttore generale del Centro Leonardo da Vinci dal 2004, ha deciso di lasciare il suo incarico e di aprire un nuovo capitolo della sua carriera professionale, di passare dal comunitario al privato. Ha presentato le  dimissioni il 1° luglio scorso e lascerà il Centro il 31 agosto, in contemporanea con la chiusura dell’anno fiscale, in modo da poter lasciare al suo successore tutte le carte in ordine.

Andricciola, 38 anni, è nato in Calabria, a Lamezia Terme, ed è emigrato in Canada con la famiglia all’età di 14 anni. Ha frequentato il college Rosemont e ha ottenuto una laurea in contabilità e una in finanza, entrambe dell’università UQAM. Nel 2007 ha ottenuto un Master in “Business administration” all’università di Parigi. Il suo curriculum scolastico si è sviluppato parallelamente alla carriera professionale al Centro Leonardo da Vinci, unendo, dunque, teoria e pratica, gli insegnamenti universitari con la gestione di una struttura complessa e multifunzionale come il Centro.

Il Corriere Italiano lo ha incontrato per conoscere i motivi delle sue dimissioni, per tracciare un bilancio di questi anni al timone del Centro L.d.V e per sapere come funziona una struttura del genere.

Salvatore, perché hai deciso di lasciare?

«Dopo 10 anni è tempo di andare avanti e passare ad altre cose, ad altri progetti. Questo di direttore del Centro, è – a mio avviso – un lavoro d’inizio o fine carriera ma io ora mi sento pronto a raccogliere nuove sfide professionali, a passare dall’ambiente comunitario a quello privato».

Ci racconti questi 10 anni al Centro L.d.V.?

«Ho cominciato nel 2002 come contabile, come verificatore dei conti, l’ho fatto per due anni, dopodiché sono stato nominato direttore generale del Centro. All’inizio eravamo circa una ventina d’impiegati. In questi 10 anni il Centro è cresciuto, abbiamo aumentato i servizi offerti alla comunità e di conseguenza è cresciuto anche il numero di impiegati. Ora siamo intorno ai 150-160. Solo per i campi estivi abbiamo 45 monitori; con loro, dunque, arriviamo a 200 impiegati. Siamo aperti dalle 6 del mattino fino a mezzanotte; sono 18 ore, tre turni di lavoro. Ovviamente non sono tutti impiegati a tempo pieno, molti sono a tempo parziale; facciamo lavorare molti giovani studenti. Per avere un Centro giovane bisogna avere un personale giovane; i giovani attirano i giovani».

Ma come è strutturato il Centro L.d.V.?

«Si basa su quattro grandi pilastri: arte e cultura; sport; formazione; congressi. Oguno di questi pilastri può avere varie sezioni differenti. In realtà è una macchina molto complessa composta da tante anime diverse; abbiamo diversi “business” nello stesso “business”. È un Centro multifunzionale a vocazione comunitaria aperto a tutti, non solo agli italiani. Il mio compito è quello di far funzionare tutte queste sezioni, di andare a cercare la clientela adatta per ogni sezione, di proporre dei piani, i loro costi e di presentare i progetti di sviluppo al Consiglio d’amministrazione del Centro che è l’organismo che decide le linee da seguire».

Quali sono allora le principali attività che si tengono al Centro e quali i progetti che avete sviluppato ultimamente?

«Ce ne sono tante. Prendiamo, ad esempio, i campi estivi. Durano 9 settimane. Al momento sono frequentati da oltre 2000 bambini, abbiamo il più grande campo estivo dell’est di Montreal e questo richiede una grande organizzazione.

Negli ultimi anni abbiamo costruito il Piccolo teatro, 150 posti, per rispondere ai bisogni di una clientela più specifica; è un luogo adatto a fare conferenze, riunioni, spettacoli più intimi, per le scuole, per gruppi professionali.

Abbiamo creato al 2° piano la Sala informatica con 22 computer, per rispondere ai bisogni della nostra comunità, soprattutto degli anziani che vogliono imparare ad utilizzare le nuove tecnologie e a dialogare, ad esempio, con i familiari in Italia o altrove. Ma offriamo anche corsi di informatica più specifici.

Poi stiamo ultimando l’Accademia di cucina, i corsi inizieranno a settembre-ottobre. Sono corsi per 12 persone dove si insegnerà la cucina tipica regionale italiana. Gli insegnanti sono italiani, sono professori che già insegnano in alcune scuole oppure i ristoranti stessi manderanno il loro cuoco. Questo spazio potrà servire anche per degustazioni di vini e formaggi.

Per quanto riguarda, invece, i nuovi progetti, ultimamente abbiamo ingrandito il Centro facendo costruire una nuova ala che accoglie il “CPE”, il “Centre de la Petite  Enfance”, una “garderie” per i bambini che sarà presto in attività (alla quale forniremo direttamente anche i pasti, visto che abbiamo preso noi la gestione diretta del bistrò), e la piscina. Il L.d.V. è gia dotato di un Centro sportivo che offre una vasta gamma di servizi: fitness, aerobica, ginnastica, una palestra multisport, senza dimenticare il bocciodromo dove si svolgono anche tornei professionali, programmi di allenamento personale. A tutto ciò abbiamo voluto aggiungere la piscina per offrire corsi di “acquagym” e una sala per i corsi di “hot-yoga” (yoga in ambiente riscaldato).

Quando ho iniziato a lavorare qui c’erano più o meno 400-450 iscritti al Centro sportivo. Ora siamo arrivati a 2500-3000. In genere, nei centri sportivi si riabbona annualmente il 30% della clientela, noi invece raggiungiamo il 65-70% il che significa che i nostri membri sono molto soddisfatti dei servizi che offriamo. Stiamo poi potenziando il Centro congressi, con sale che possono essere modulate secondo i vari bisogni e che possono accogliere gruppi fino a 60 persone. Ma di servizi ce ne sono tanti altri: i corsi di lingua, le feste “chiavi in mano” (mettiamo a disposizione tutto: la sala, il mangiare, i divertimenti e il cliente non deve preoccuparsi di niente, solo di venire con gli invitati), senza dimenticare il Teatro Mirella & Lino Saputo che può accogliere 530 persone e la Galleria d’arte per le mostre ed esposizioni». 

Non ti dispiace lasciare tutte queste cose?

«Sì, naturalmente, ma penso che sia giunto il momento di passare ad altri progetti. Voglio ringraziare tutti coloro con cui ho lavorato in questi 10 anni, i clienti, la comunità italiana per questi bellissimi anni e il consiglio d’amministrazione del Centro con cui ho sempre lavorato in grande sintonia. Se in questi anni siamo riusciti a realizzare tutte queste cose e a mettere in piedi tanti servizi utili alla nostra comunità è stato grazie al lavoro di tutti quanti e tutti meritano da parte mia un grande e sincero ringraziamento».