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19:12pm10 agosto 2012 | mise à jour le: 10 agosto 2012 à 19:12pmReading time: 6 minutes

Social network: la nuova comunicazione nell’era del web 2.0

L’uso ormai preponderante dei social network, soprattutto da parte dei giovani, è un fatto distintivo dei nostri tempi. Ma quali sono gli aspetti negativi e quelli positivi dell’utilizzo di queste tecnologie? Possono i social network avere un impatto sulla politica e sulla storia?

Che piaccia o no, i social network fanno sempre più parte della nostra vita e sono diventati ormai un mezzo di comunicazione imprescindibile. Com’è naturale, sono soprattutto le nuove generazioni le forze trainanti di questa rivoluzione del mondo della comunicazione. Piattaforme come Twitter o Facebook, tanto per nominare le più celebri, vengono ormai utilizzate trasversalmente da persone d’età, classi sociali e paesi diversi. A scegliere il social network creato da Mark Zuckerberg sono soprattutto i giovani  – 7 adolescenti su 10 possiedono un profilo – che si iscrivono per mantenere i contatti con gli amici. Ma qual è il motivo di un così grande successo?

I social network ridefiniscono i concetti tradizionali di comunicazione, apportando a questa fondamentale attività umana delle modalità totalmente nuove. Una delle loro peculiarità è quella di poter comunicare e scambiare informazioni con persone lontanissime in tempi estremamente rapidi. Il raggio di diffusione che una notizia può avere su un social network è pressoché illimitato. Ciò può comportare aspetti sia negativi sia postitivi.

È stato rilevato che un gran numero di giovani tende a rendere pubbliche informazioni su di sé anche molto riservate e potenzialmente pericolose: si tratta dei cosiddetti “dati sensibili”, dati cioè come il numero di telefono, l’indirizzo di casa, e così via. Trovarsi su un social network può dare una falsa sensazione di sicurezza e di intimità, facendo credere che si tratti di una sorta di comunità chiusa, anche se in realtà qualsiasi dato che viene reso pubblico su internet non  appartiene più a chi lo ha divulgato, e può essere rintracciato anche dopo essere stato cancellato. C’e anche da considerare, poi, il fatto che in certi casi le relazioni intrecciate attraverso un social network possono diventare una sorta di surrogato delle relazioni nella vita reale. Molti adolescenti, infatti, affermano che su internet dicono cose che normalmente, nella vita reale, non avrebbero mai il coraggio di dire. Nei casi peggiori, la persona è portata ad una progressiva sostituzione delle relazioni reali con quelle virtuali, fino all’incapacità di vivere nel mondo reale. Tuttavia, si tratta solo dei casi più gravi e di fenomeni abbastanza rari.

Oltre agli aspetti negativi, che sono innegabili, ve ne sono altri estremamente positivi. Spesso, infatti, i social network vengono utilizzati per conoscere altre persone che condividono i nostri stessi interessi e passioni, permettendo così lo scambio di idee ed opinioni anche con persone molto distanti, con le quali altrimenti non si sarebbe mai entrati in contatto.

La tendenza generale che viene delinandosi è quella della rete come ambiente comunicativo e informativo, ma soprattutto come sorta di amplificatore della vita sociale. Una realtà che non si configura necessariamente come sostituta alienante delle relazioni faccia a faccia, ma anzi capace di arricchire le potenzialità della vita quotidiana. Secondo alcuni sondaggi, aumenta il numero di persone che viene a conoscenza di un dato evento grazie a Facebook e poi effettivamente vi partecipa. Facebook, soprattutto dai giovani, è inoltre usato come grande strumento di organizzazione. Si tendono ad utilizzare di meno mezzi di comunicazione come le e-mail o il telefono, e si preferisce contattarsi attraverso i social network. Facebook, dunque, come premessa per incontri ed eventi nel mondo reale; per favorire ed ampliare le occasioni di socialità.

Un altro esempio di come usare positivamente le risorse dei social network consiste nel creare dei “gruppi” su Facebook attraverso i quali i ragazzi si aiutano, ad esempio, nei compiti. Non (solo) per copiare, ma per chiedere aiuto, spiegazioni, per sapere cosa c’è da fare per il giorno dopo se non si è stati attenti, per ricordare scadenze. Si tratta di una modalità di comunicazione a più voci, aperta a diversi contributi, che va oltre le possibilità della comunicazione tradizionale.

Non dimentichiamo, infatti, che negli ultimi tempi questo tipo di tecnologie stanno rivestendo una funzione sempre più importante anche a livello politico e storico. È noto il ruolo determinante che lo scambio di notizie e informazioni attraverso il web ha avuto per l’affermazione e lo sviluppo della “Primavera Araba”. Specialmente in Tunisia ed Egitto, infatti, la ribellione è stata resa possibile soprattutto dallo scambio di informazioni attraverso Twitter e Facebook, che hanno dato modo ai rivoltosi di comunicare, organizzarsi, e diffondere notizie in tutto il mondo. Per alcuni ci troviamo di fronte ad una totale ridefinizione del rapporto tra cittadini e Stato. La rete può avere un ruolo storico importantissimo e del tutto nuovo. Può essere un mezzo per l’abbattimento dei regimi tirannici, o anche un modo per porre fine ai segreti di Stato, come esemplificato dal caso di Wiki Leaks, che ha diffuso scomode informazioni sul governo americano.

Ma può servire anche per intrattenere un rapporto più diretto e partecipe con i poteri governanti. Sempre più politici, infatti, ricorrono al web per comunicare e mantenere i rapporti con i propri sostenitori. L’uso della rete è stato fondamentale nel corso della campagna elettorale di Barack Obama, nel 2008. Egli si è distinto per aver saputo instaurare un assiduo dialogo con i propri elettori, rendendoli così partecipi delle sue iniziative. L’esempio di Obama ha poi aperto la strada anche per tutti gli altri politici.

La classe politica italiana sembra piuttosto arretrata da questo punto di vista. I politici del Bel Paese non utilizzano le risorse delle rete massicciamente come gli omologhi americani, e sembrano abbastanza refrattari al pieno utilizzo di queste risorse. Si distinguono sparuti casi come Nichi Vendola, il cui blog è stato premiato, e la pagina di Di Pietro, che secondo una ricerca rispetterebbe parametri di qualità di contenuti e alto numero di sostenitori.

Qui in Quebec, a credere fermamente in un connubio tra politica e tecnologia è il (non a caso giovane) neo-candidato del PQ Léo Bureau-Blouin. Egli ha recentemente affermato che se sarà eletto creerà una piattaforma web interattiva di consultazione per i cittadini di Laval-des-Rapides, e che “d’ora in avanti sarà possibile interagire con il proprio deputato, fare delle proposte, votare riguardo delle sfide e lanciare delle petizioni facilmente. La piattaforma interattiva cittadina cambierà in profondità il coinvolgimento della popolazione nella vita democratica”. Secondo il candidato, infatti: “Il politico del XXI secolo deve essere collegato alla sua comunità”.

 

Robin D’Ilario