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14:45pm27 ottobre 2020 | mise à jour le: 27 ottobre 2020 à 14:45pmReading time: 4 minutes

Premio internazionale “Paris-Québec 2020” per l’avvocata Margherita Morsella

Premio internazionale “Paris-Québec 2020” per l’avvocata Margherita Morsella
Photo: Foto cortesiaMargherita Morsella, avvocata presso il gabinetto Kalman Samuels di Montréal e il "cuore" simbolo del premio "Paris-Québec 2020"

Nei giorni scorsi l’avvocata Margherita Morsella, che attualmente esercita la sua professione presso lo studio Kalman Samuels di Montréal, ha ricevuto il premio “Paris-Québec 2020” per il suo “impegno Pro Bono nei confronti delle donne vulnerabili, la sua azione concreta sul terreno, la sua implicazione sociale e il suo impegno per aiutare le persone che vivono in situazione di povertà, esclusione sociale e discriminazione”.

Il premio, che veicola i valori fondamentali della Francofonia quali la pace, la solidarietà, la democrazia, i diritti umani, è assegnato congiuntamente da “Justice Pro Bono Québec” (https://justiceprobono.ca/), un organismo senza fini di lucro creato nel 2008 e formato da giuristi volontari per venire in aiuto a persone o entità che hanno bisogno di informazioni legali ma che non hanno i mezzi per poterne affrontare le spese, e dal suo “vis-à-vis” francese “Barreau de Paris Solidarité”. Quest’anno, per la prima volta, il premio è andato a due vincitori, uno di Parigi e uno, l’avvocata Morsella, del Québec.

 

Gli studi e la formazione

Nata a Duronia, in provincia di Campobasso, ed emigrata a Montréal all’età di 9 anni, Margherita Morsella si è laureata in Scienze Politiche e Storia all’Università McGill e poi in Legge all’UQAM frequentando anche un anno di studi in diritto civile presso l’Università la Sapienza di Roma. Si è specializzata in diritto di famiglia, diritto internazionale privato e diritto delle successioni.

«Sono rimasta davvero sorpresa, non mi aspettavo – afferma l’avv. Morsella – di ricevere questo premio. Per me è stato un momento importante perché rappresenta un riconoscimento del mio lavoro dopo oltre 30 anni di professione e mi fa sentire un po’ meno come “immigrata” e un po’ più come parte integrante di questa società. I valori portati avanti da questo premio sono gli stessi valori universali per i quali mi sono sempre battuta».

 

In che cosa è consistito questo suo impegno sociale “Pro Bono?”

«Justice Pro Bono Québec – spiega – è un organismo che ha diversi programmi e progetti come, ad esempio, quello delle cliniche giuridiche gratuite nei territori Inuit. Per più di 25 anni ho tenuto una clinica giuridica presso il Centre des femmes de Montréal. Ogni lunedì pomeriggio andavo al Centre per dare informazioni legali e consigli alle donne, la maggior parte delle quali vittime di violenza coniugale, che non possono permettersi di pagare un avvocato. Sono 33 anni che lavoro in questo campo e 25 che mi occupo delle cliniche giuridiche, delle donne vulnerabili, degli anziani, dei più poveri, senza che nessuno lo sapesse».

 

Il rapporto con la comunità italiana

Oltre che nel campo sociale e giuridico l’avv. Morsella è sempre stata molto attiva anche nell’ambito della comunità italiana e dei suoi vari organismi. È stata tra le fondatrici del Centro Donne italiano di Montréal (oggi Centre des femmes solidaires et engagées), ha fatto parte del consiglio d’amministrazione del Congresso Nazionale degli Italo-Canadesi e dell’Associazione dei giuristi italo-canadesi e membro dell’Associazione degli scrittori italo-canadesi per la quale ha organizzato e presieduto saloni letterari e partecipato a conferenze. L’elenco delle associazioni e organismi di cui ha fatto parte, e non solo della comunità italiana, è ancora molto lungo.

«Adoro la nostra comunità – afferma – mi piace farne parte e mi sono sempre battuta per distruggere certi stereotipi di cui a volte è vittima. Il mio – aggiunge – è una specie di rapporto di amore-odio, come con l’Italia. Perché uno ama l’Italia però poi la critica per certe cose che non vanno bene. La stessa cosa potrei dire per la nostra comunità, perché ci sono tante cose che uno vorrebbe vedere migliorate. Ciò che apprezzo di più è che quando la comunità si vede attaccata dal di fuori si unisce per difendersi però poi tra di noi ci possono essere tante divisioni per niente! Ciò non ci fa progredire.

Credo che a volte bisognerebbe sostenere e finanziare di più certi organismi o persone che avrebbero bisogno di esser incoraggiati. Mi sono sempre preoccupata – prosegue – di poter dare di più la parola alle donne e di incoraggiare gli scrittori italo-canadesi, di dare più spazio alla cultura perché è proprio tramite la cultura che si può andare oltre e distruggere i pregiudizi che esistono ancora.

C’è stato un tentativo, non andato a buon fine, di unire i principali organismi della nostra comunità (il progetto “Unitas”, nd.r.). Vedere però la Casa d’Italia che ha un debito di oltre 2 milioni di dollari è una cosa che fa male. Come mai – lancia l’avvocata – gli amministratori non hanno mai dato conto di questa situazione? Ora si fanno le raccolte fondi per tirare fuori la Casa da questo “imbroglio” senza porsi veramente la domanda fondamentale: perché è successa una cosa del genere?»