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16:19pm28 novembre 2017 | mise à jour le: 28 novembre 2017 à 16:19pmReading time: 6 minutes

Dalla parte delle donne

Ritratto del Centro Donne Solidali e Impegnate. Presentato un dépliant contro al violenza tra partner intimi

Il personale del Centro. Da sin.: Josie Iacono; Carolina Eleazzaro; Marie-France Allard; Pina Di Pasquale (direttrice) e Jessica Cialdella

Foto f_intravaia

Pina Di Pasquale dirige il Centre des Femmes Solidaires et Engagées (CFSE) da 3 anni ma ha iniziato a lavorarci 16 anni fa. È nata a Montréal da genitori d’origine siciliana (Villarosa, in provincia di Enna) ed ha ottenuto un certificato all’Università Concordia in “Family life education”/ Intervention éducative en milieu familial”.

«Il Centro Donne – spiega la direttrice – è stato fondato nel 1978. Nacque con il nome di “Centro Donne Immigrate Italiane”, per iniziativa di un gruppo di “pioniere” della nostra comunità quali, tanto per citarne alcune, Assunta Sauro, Isa Iasenza, Giuseppina Barbusci, Maria Antonietta Simoncini e altre.

Il loro obiettivo era quello di accompagnare le donne immigrate italiane verso l’integrazione, verso una migliore  conoscenza della nuova società in cui si trovavano a vivere, decisamente molto diversa da quella che avevano lasciato o dalle realtà che conoscevano. C’era molto isolamento; alcune di loro vivevano un vero e proprio choc culturale. Le donne venivano qui per ritrovarsi insieme, per scambiare opinioni, per cercare, e trovare, gli strumenti necessari per integrarsi. Molte delle donne della “prima ora” frequentano ancora il Centro, per loro è diventato come una seconda casa, hanno sviluppato un vero e proprio senzo di appartenenza e la loro esperienza continua ad essere preziosa.

Oggi il Centro, che per vivere usufruisce dei finanziamenti di “Centraide” e del Ministero della Salute (programma PSOC), fornisce una moltitudine di servizi, per questo possiamo definirci come un Centro polivalente.

Abbiamo servizi di ascolto telefonico o sul posto, di consultazione giuridica e di accompagnamento. Forniamo referenze e documentazione. Organizziamo incontri, corsi, uscite, pranzi interculturali. Diamo alle donne la possibilità di confrontarsi. Vogliamo ridare loro “potere”, per incoraggiarle a parlare, a prendere coscienza dei loro diritti, a prendere il posto che spetta loro che è quello di assoluta uguaglianza con gli uomini. Cerchiamo di spiegare come dire certe cose, soprattutto a quelle donne che non hanno mai avuto la possibilità di esprimersi liberamente perché vittime di violenza o sopraffazione. Non giudichiamo, ascoltiamo e aiutiamo! Il nostro è un approccio femminista ma sia ben chiaro: non siamo contro gli uomini, siamo per le donne!

 

Il cambio di nome

Siamo aperte a tutte. Quattro anni fa il Centro ha cambiato nome diventando il CFSE perché i tempi sono cambiati, l’ondata migratoria italiana si è fermata ed oggi il Centro è frequentato da donne di tutte le etnie. Non vengono da noi solo per problemi di violenza coniugale ma per tante tematiche diverse. Lavoriamo, infatti, in collaborazione con gli ospedali, con i CLSC, con la polizia, con vari partner e organismi. Alla fine – conclude la direttrice – tutto ciò che facciamo diventa un’interazione a doppio senso perché anche noi impariamo molto dalle esperienze di vita di queste donne».

 

Profilo delle frequentatrici e dati (2016-17)

Il 50% delle donne è d’orgine italiana

Il 36% è francofono

Il 52% abita ad Ahuntsic (dove si trova il Centro)

208 nuove partecipanti sono entrate in contatto quest’anno per la prima volta con il Centro

Il Centro ha ricevuto 1819 telefonate e visite di donne alla ricerca di informazioni varie.

Principali tematiche affrontate: problemi di salute fisica e mentale; relazioni genitori-figli; alloggi; isolamento; povertà e impoverimento; tossicomania; orientazione sessuale; dipendenza al gioco; aiuto alimentare.    

 

Contro ogni forma di violenza

Il 23 novembre scorso il Centro ha presentato un dépliant dedicato al problema della violenza tra partner intimi.

«Sfortunatamente – spiega la coordinatrice del progetto Marie-France Allard – la violenza non avviene più solo tra coniugi, intentendo con questo termine la coppia sposata “classica”, uomo-donna, fedele, che ha una relazione d’intimità e che vive insieme sotto uno stesso tetto. Al giorno d’oggi ci può essere una relazione intima tra persone che non abitano sotto lo stesso tetto ma che stanno insieme, tra persone che non sono sposate ma che non vivono un rapporto di “esclusività”. Ci sono coppie che non si amano ma che hanno comunque delle relazioni sessuali e/o intime. Inoltre, le relazioni affettive possono essere uomo-donna ma anche uomo-uomo, donna-donna e così via fino a comprendere quelle persone che oggi rientrano sotto il cappello della sigla “LGBT” (lesbiche, gay, bisessuali e transgender). La dimensione delle relazioni intime, dunque, non appartiene più solo alla “coppia classica” ma coinvolge un po’ tutti e spesso all’interno di questi rapporti si annida una qualche forma di violenza che sia di tipo psicologico, verbale, fisica, sessuale, economica o altro.

Proprio per sensibilizzare l’opinione pubblica su questo problema della “VPI” (violenza tra partner intimi) – aggiunge la coordinatrice del progetto – abbiamo deciso di preparare un dépliant, per ora disponibile in francese ma che presto sarà tradotto anche in inglese e in italiano».

«Nel dépliant – aggiunge la direttrice Pina Di Pasquale – si mette un accento  particolare sulla parola “testimone”.

È importante che chiunque sia testimone di un atto di violenza, un padre, una madre, un amico/a, sia in grado di denunciarla, ma soprattutto di convincere la vittima stessa di farlo perché spesso, quest’ultima, tende a negare o minimizzare la violenza subita e tutti quanti noi abbiamo diritto ad una vita senza violenza.

Il dépliant vuole essere, dunque, uno strumento, un punto d’appoggio per venire incontro alle vittime e dire loro: guardate, non vi lasceremo sole, nel nostro Centro troverete un aiuto, un orecchio attento, del conforto e gli strumenti necessari per risolvere questo grave problema, senza nessun giudizio sulle persone, sul loro orientamento sessuale o sul tipo di rapporti intimi. Il dépliant – conclude la direttrice – oltre che essere a disposizione di chi può averne bisogno, sarà distribuito nelle scuole e nelle università dove andremo a fare delle conferenze anche per far conoscere il Centro e i servizi che offre.  

 

Referenze

Centro Donne Solidali e Impegnate: 1586 Fleury-est, Montréal, porta 100; tel.: 514-388-0980; http://www.csfe.ca; e-mail: info@cfse.ca

SOS violence conjugale: 514-873-9010

Centre d’aide aux victimes d’actes criminels (CAVAC): 1-866-532-2822

Centre pour le victimes d’agression sexuelle de Montréal (CVASM): 514-934-4504

Service d’aide aux conjoints (SAC): 514-384-6296