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15:02pm22 dicembre 2020 | mise à jour le: 22 dicembre 2020 à 15:02pmReading time: 4 minutes

Un bicchiere di vino in memoria di Alfonso Gagliano

Un bicchiere di vino in memoria di Alfonso Gagliano
Photo: foto cortesiaAlfonso Gagliano nel suo vigneto

Dopo una coraggiosa battaglia contro il cancro al pancreas, il 12 dicembre scorso si è spento Alfonso Gagliano. L’ex ministro dei Lavori Pubblici ha lasciato la moglie Ersilia, i figli Vincenzo, Maria e Immacolata, i nipoti Liana, Jenna, Livia, Emilya, Julya e Joseph e gli altri parenti.

Nato a Siculiana, in provincia di Agrigento, nel 1942, Alfonso Gagliano è emigrato in Québec nel 1958, all’età di 16 anni. Ha iniziato la sua carriera politica nel 1977 per essere poi eletto deputato federale liberale della circoscrizione di Saint-Léonard-Anjou (diventata poi Saint-Léonard-Saint-Michel) ininterrottamente dal 1984 al 2000.

Ha ricoperto diversi incarichi politici importanti in seno al governo Chrétien prima, e Martin dopo, tra cui quello di Ministro del Lavoro e Ministro dei Lavori Pubblici.

La famiglia Gagliano nel “Vignoble”. Da sin.: Vincenzo, Imma, Alfonso, Maria ed Ersilia

In seguito al cosiddetto “Scandale des commandites”, un affare di utilizzazione impropria di fondi pubblici per contrastare l’azione politica dei separatisti del Québec, nel quale rimase invischiato, suo malgrado, nel 2002 fu allontanato dal Governo e nominato Ambasciatore in Danimarca. Nel 2004 fu dimesso da tale funzione. Alfonso Gagliano, amareggiato, si ritirò dalla vita politica per dedicarsi, anima e corpo, alla sua passione, le vigne e il vino, diventando proprietario del “Vignoble Gagliano” a Duham, nella zona dei Cantons-de-l’Est e producendo del vino di ottima qualità.

A proposito della vicenda delle “commandites” per la quale non è mai stata riscontrata nessuna accusa penale, lo stesso Alfonso Gagliano, nel suo libro autobiografico del 2006 intitolato “Les corridors du pouvoir” sostenne di essere stato “le bouc émissaire idéal” di questo scandalo: «Credo che se il mio nome fosse stato Arcand o Lapierre – scrive – non sarei stato accusato, condannato e giustiziato sulla piazza pubblica senza nemmeno essere stato ascoltato: non ho mai potuto esporre i fatti, in ogni caso, non sono mai stati presi in considerazione».

 

La famiglia prima di tutto

Ma che uomo era Alfonso Gagliano? «Non ci sono parole sufficienti per definirlo», racconta la figlia Imma (Immacolata), che insieme alla madre, al fratello e alla sorella continua a gestire il vigneto. «Mio padre era un uomo che ha sempre avuto tanto amore e dedizione per la sua famiglia. Anche se era ad Ottawa per il lavoro, per noi era sempre presente e sempre disponibile. Era intelligente, pieno di gioia di vivere, sempre contento, sempre pronto a dare una mano a coloro che avevano bisogno di aiuto, tanto in politica che con gli amici. Fin da giovane ha sempre avuto una passione per il vino e quando ha potuto finalmente produrlo per lui è stato un vero piacere e una vera gioia. Per questo oggi voglio dire a tutti di ricordarlo alzando un calice di vino in suo onore.

Papà Alfonso – prosegue Imma – era un uomo di gran cuore, rispettoso e gentile, ed è stato coraggioso fino alla fine lottando contro questa malattia.

Ha lavorato forte per la sua carriera ed era estremamente fiero del suo percorso di immigrato italo-canadese, delle sue realizzazioni, delle sue radici e della sua eredità culturale. Amava stare in cucina e preparare per la famiglia. Le sue polpette al sugo restano insuperabili!»

 

Come avete reagito durante quel periodo “buio” della sua carriera politica?

«Noi siamo sempre stati dalla sua parte perché sapevamo e sappiamo che non aveva fatto niente di male. “We stood by him”, gli siamo stati accanto. La politica era il suo lavoro e noi non ci siamo mai immischiati. Lo abbiamo sempre sostenuto, non abbiamo mai creduto a quello che dicevano ma purtroppo la politica è così e spesso i giornalisti scrivono quello che vogliono scrivere… quello “scandalo” non era la sua vita!»