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15:13pm21 novembre 2017 | mise à jour le: 21 novembre 2017 à 15:13pmReading time: 6 minutes

La cucina? Una passione da condividere!

Intervista a Lidia Bastianich, "ambasciatrice" della cucina italiana in America del Nord

Lidia Bastianich sul set di una delle sue trasmissioni televisive

Foto Michael Heintz

Lidia Bastianich, la celebre chef e autrice di libri e trasmissioni televisive sulla cucina italiana, sarà a Montréal per autografare, presso l’Intermarché Lagoria di R.d.P. (sabato 2 dicembre, 14-16), e presso la libreria “Appetite for books” (domenica 3 dicembre, 14-16) il suo ultimo libro dal titolo: “Lidia’s Celebrate Like Italian”.

«È il mio 11mo libro – spiega la cuoca d’origine istriana che vive negli Stati Uniti da circa 60 anni – ed è dedicato al tema della “festa”, ovvero a come organizzare, preparare e gestire pranzi o cene per tutte le occasioni. Contiene 220 ricette molto semplici e tanti consigli pratici anche sul modo di servire. Insomma un libro che può dare il “gusto” di ritrovarsi in famiglia o con degli amici per socializzare intorno ad una tavola con del buon cibo».

Con le sue trasmissioni televisive, i suoi ristoranti sparsi tra New York, Pittsburgh e Kansans City, la sua linea di paste e salse, di vini prodotti in Italia, di articoli per la cucina, e con i suoi libri, Lidia è una delle cuoche più amate e più seguite dal pubblico nordamericano e non solo, visto che è molto popolare anche in Canada e in Italia.

Lidia, ma dove trova il tempo di occuparsi di tutte queste cose?

«Prima di tutto – risponde – si deve essere innamorati di quello che si fa, poi si deve avere tanta voglia di farlo e ci si deve divertire nel farlo. Ma la cosa più importante è quella di essere circondato da gente capace, da un team che ti aiuta a portare avanti tutte queste cose e io ho avuto la fortuna di poter contare anche sul prezioso contributo dei mie due figli, Joseph-“Joe” e Tanya che mi hanno aiutata a crescere, ognuno a suo modo».

Dove sta andando il mondo della gastronomia? I gusti stanno cambiando?

«Ho notato un certo risveglio, forse più in America che in Italia, di una cucina vera e propria che rifletta le stagioni, che rispetti i prodotti della terra; di una cucina che impari a utilizzare ciò che si produce localmente e non ciò che viene dall’altra parte del pianeta. Gli americani si informano sempre di più sui valori nutritivi dei prodotti, sugli aspetti legati alla salute, con una maggiore attenzione alla tecniche di cottura: meno fritture, meno olio, meno grassi».

La cucina italiana è sempre popolare oppure rischia di essere messa “in ombra” da cucine di altri paesi?

«È sempre la cucina “etnica” n. 1 in America. È conosciuta, ormai da tanti anni, grazie agli emigrati, ma la cosa più importante è che si basa su un gusto vero, autentico, che è una cucina che fa piacere mangiare, di cui non ci si stanca mai e che riflette lo stile di vita italiano.  Ultimamente sta andando molto di moda la cucina asiatica, quella giapponese in particolare, mi riferisco, ad esempio, al sushi, che non è pesante e non è grasso. Ma noi italiani non abbiamo niente da temere perché la nostra forza si basa proprio sulla qualità dei prodotti: un olio d’oliva, un aceto balsamico, un pezzetto di Grana padano, ad esempio, sono sapori che una volta provati ti rimangono e … te li porti a casa!».

Cosa c’è di regionale nelle sue ricette?

«C’è tanto. Vengo dall’Istria, una terra di frontiera che risente di tutte le influenze di coloro che sono passati da quelle parti. Risente, ad esempio, dell’influenza dell’impero austro-ungarico; per questo mi piace molto preparare il            gulasch (zuppa di manzo o vitello in salsa piccante) o lo strudel (rotolo di pasta sfoglia farcito di mele, uva passa e altro). Oppure mi piace preparare alcuni piatti tipici del Friuli Venezia Giulia come la polenta, la jota (minestra a base di crauti, fagioli e patate), la brovada (rape fermentate). Sono tutte ricette che ho proposto quando ho aperto, nel 1981, il mio primo ristorante a New York, il “Felidia” perché sono le ricette tradizionali che sapevo fare meglio».

Fra tutte le cose di cui si occupa, qual è quella che le piace di più?

«Mi piace stare in cucina, insegnare, condividere, soprattutto con i giovani, quello che so, tanto in televisione che nelle scuole di cucina, trasmettere questa mia passione per la buona tavola».

Va spesso in Italia?

«Sì,  5-6 volte l’anno. Sono sempre alla ricerca di prodotti italiani e di prodotti regionali. Spesso mi invitano alla trasmissione “La prova del cuoco” con Antonella Clerici. La cucina è in continua evoluzione e io voglio essere al corrente di quello che succede in Italia in modo da poter portare in America del Nord la vera cultura gastronomica italiana. Mi sento un’ambasciatrice di questa cultura. Sono arrivata negli Stati Uniti quando avevo 12 anni, è la mia seconda casa, dove porto i gusti e le memorie della mia prima casa».

Lei ha scritto tanti libri, tra cui alcuni anche per bambini…

«Sì, ne ho scritti tre. Ho condiviso l’infanzia con mia nonna. Aveva degli animali da cortile, correvo dietro alle oche, alle capre, prendevo le uova, ne succedevano tante di cose divertenti. Ora ho due figli e 5 nipoti e quando i miei nipoti erano più piccoli venivano da me e mi chiedevano sempre di raccontare loro qualcosa di quel periodo. Così mi è venuta l’idea di mettere tutti questi ricordi su carta».

Cosa si può fare per far avvicinare i più piccoli al meraviglioso mondo della gastronomia?

«Gli adulti devono aprire loro la cucina, devono farli giocare con gli utensili, con gli ingredienti, devono poter familiarizzare, respirare i profumi, gli odori, perché poi rimarranno nella loro memoria. Incoraggiarli a fare delle cose, a lavare l’insalata, a pulire i fagiolini fino a quando saranno in gradi di fare qualcosa di più elaborato e poi dire loro: bravi, siete stati voi a fare questa ricetta! Così si avviceneranno sempre di più al cibo, impareranno a sperimentare e ad apprezzare anche le verdure che in genere i bambini amano meno. Il cibo è anche un modo di comunicare, di socializzare e di celebrare insieme».

 

Dall’Istria a New York

Lidia Matticchio, in Bastianich, è nata a Pola, cittadina che oggi fa parte della Croazia, nel 1947.

Nel 1956, in seguito alla persecuzioni di Tito e dei comunisti jugoslavi, la famiglia si trasferisce in a Trieste.

Nel 1958 si trasferiscono a New York.

Si è sposata con Felice Bastianich nel 1966 (dal quale ha divorziato nel 1997) ed ha avuto due figli: Joseph “Joe” e Tanya.

Specializzata in cucina italiana e italoamericana, ha scritto libri e condotto programmi televisivi di cucina fin dal 1998. Possiede diversi ristoranti in società con i figli.

È stata ospite delle versioni statunitense e italiana di “MasterChef”.

Dal 2014 al 2015 è stata giudice, con Bruno Barbieri e Alessandro Borghese, di “Junior MasterChef Italia”.