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20:26pm15 novembre 2017 | mise à jour le: 15 novembre 2017 à 20:26pmReading time: 8 minutes

Guerra, sacrifici ed emigrazione!

Onorata la memoria bellica degli italiani di Montréal. Le testimonianze di Giovanni e Antonio.

Stretta di mano tra Egidio Vincelli, organizzatore dell’evento e presidente dell’Associazione italo-canadese del West Island, e Joselito Scipione, presidente dell’Associazione culturale “La memoria bellica degli italiani nel mondo”, che ha consegnato le medaglie

Foto cortesia

Il 29 ottobre scorso, presso la Casa d’Italia, si è tenuta, alla presenza del Console Generale d’Italia a Montréal Marco-Riccardo Rusconi, una commovente cerimonia per la consegna delle onorificenze belliche alla memoria dei reduci e combattenti italiani emigrati in Canada dopo la fine del secondo conflitto mondiale.

@R:L’evento, inserito in un progetto storico-culturale, patrocinato dalla Presidenza del Consiglio dei Ministri, è stato organizzato da Egidio Vincelli, presidente dell’Associazione italo-canadese del West Island (sodalizio che quest’anno festeggia i suoi 25 anni di fondazione), in collaborazione con l’Associazione culturale  “La memoria bellica degli italiani nel mondo”.

In seguito alle ricerche fatte presso gli archivi matricolari italiani e i Centri Documentali regionali, il signor Joselito Scipione, presidente della suddetta associazione, ha consegnato le onorificenze a 44 tra reduci e combattenti o loro familiari. Tra di essi è stato onorato altresì un caduto della Prima Guerra mondiale, il fante Vincenzo Cassetta, con una medaglia della Regione Friuli Venezia Giulia, in occasione anche del 100° anniversario della fine della Grande Guerra.

«Quello che mi è dispiaciuto di più – ha commentato Egidio Vincelli – è che questa cerimonia, purtroppo, non è stata fatta qualche anno fa, quando molti dei “protagonisti” erano ancora in vita. Mi sono commosso ascoltando la storia e le testimonianze di queste persone e delle loro famiglie. La cosa che mi ha fatto più piacere è stata poter dire: sì, finalmente questa cerimonia è stata fatta!

È stato un incontro ricco di umanità, di esperienze, di racconti di vita vissuta di queste persone che hanno combattuto per l’Italia e poi hanno dovuto lasciarla per emigrare. È stato per loro un piccolo riconoscimento, un modo per dire che hanno comunque scritto una pagina di storia e per ringraziarli dei sacrifici che hanno fatto».

Vi presentiamo, qui di seguito due testimonianze, quelle di Giovanni e Antonio che hanno vissuto sulla loro pelle le terribili esperienze della guerra. Alla loro età, 94 e 95 anni, i ricordi affiorano alla mente a poco a poco, a volte sono un po’ meno nitidi ma sono sicuramente pieni di emozione, pieni di quella forza interiore che ha permesso loro di rimboccarsi le maniche, nonostante tutto, e di ricominciare altrove per assicurare un futuro migliore alle proprie famiglie. A loro va il nostro più sincero ringraziamento.

 

Artigliere Giovanni Cortina, classe 1923: «L’abbiamo passata proprio nera!»

 

Giovanni Cortina è nato a Ripi, in provincia di Frosinone, il 5 luglio del 1923. «Non avevo ancora 20 anni – racconta l’artigliere – quando sono partito per fare il servizio di leva».

Giovanni Cortina

f_intravaia

«Era il 15 gennaio del 1943! Mi hanno mandato a Diano Marina, in provincia di Imperia. Da lì saremmo dovuti andare in Russia ma ci fu la “ritirata” e così ci mandarono in Francia, a Port Saint-Louis, nei pressi di Marsiglia, sotto il comando tedesco. Per fortuna – esclama Giovanni quasi sollevato – sono andato in Francia perché se fossi andato in Russia non sarei più tornato!

Dopo l’8 settembre 1943 – continua Giovanni mentre i ricordi riaffiorano alla mente a volte timidamente, a volte imperiosamente – i tedeschi ci fecero prigionieri e ci dissero: “O combattete con noi o scavate le trincee!”

Noi non facemmo né l’una né l’altra cosa. I tedeschi ci misero sui treni e ci portarono nel campo di smistamento di Duisburg. C’erano più di 10mila soldati provenienti da tutta l’Europa. Li raccoglievano lì per poi mandarli altrove. La Germania era bombardata e servivano braccia per lavorare! L’abbiamo passata proprio brutta, a trasportare sacchi di cemento di 50 kg, le gambe si piegavano, i piedi si storpiavano sotto il peso! C’era ben poco da mangiare. Qualcuno, per la disperazione, rubò una patata, i tedeschi se ne accorsero e “pam”, gli spararono!

Ho vissuto due anni– prosegue Giovanni con un filo di amarezza – uno peggio dell’altro. Mi ricordo che per ripararmi il collo dal freddo e dalla neve, che si infilava sotto il cappotto, dovetti tagliare un lembo della camicia, per non parlare delle scarpe che non avevano più suole! Vivevamo in condizioni terribili!

Furono gli americani a liberarci. La guerra era finita. Cercavano dei cuochi per il Belgio. Io, che non sapevo nemmeno cuocere un uovo, accettai pur di andarmene da lì Partii per il Belgio dove rimasi qualche mese finché poi ci dissero che potevamo rientrare in Italia. Rientrai al mio paese nell’agosto del 1945. Non c’era rimasto più niente, tutto era distrutto, la stalle, gli animali non ‘erano più, i tedeschi si erano presi tutto! Bisognava ricominciare da capo nella miseria più nera».

Giovanni si è sposato poi con la signora Natalina. È emigrato a Montréal alla fine del 1954. Ha lavorato nella costruzione. Giovanni e Natalina hanno avuto una figlia, Maria. «Ho lavorato duro – aggiunge – ho fatto tanti sacrifici ma sono risucito a dare un futuro alla mia famiglia!».

 

Artigliere Antonio Stabile, classe 1922: «Dalla guerra al … Corriere Italiano!

 

Antonio Stabile è nato a Galluccio, in provincia di Caserta, il 12 ottobre 1922. «Ero contadino. Vivevamo in campagna – racconta -non c’era niente. Il terreno era duro, pieno di pietre e la scuola più vicina era a 7 km; non c’erano le strade che ci sono oggi, per questo ho fatto solo prima e seconda elementare».

Antonio Stabile

f_intravaia

@R:«Sono partito per il servizio militare il 2 febbraio 1943. Fui assegnato all’8° Reggimento Artiglieria Verona dove imparai ad utilizzare anche il cannone. Fummo mobilitati per la Russia poi arrivò un contrordine e mi mandarono in Sicilia. Gli americani vi sbarcarono e ci fecero prigionieri. Pensavano – continua – di trovare più resistenza da parte nostra ma la trovarono solo da parte dei tedeschi! Il problema è che non c’era mai abbastanza da mangiare. Abbiamo sofferto la fame fino a quando gli americani cominciarono a far circolare i loro rifornimenti, allora sì che iniziammo a mangiare a sazietà!

Gli americani ci portarono poi in un campo di prigionia ad Algeri dove passammo sotto il controllo degli inglesi. Sono rimasto là 5-6 mesi, potevamo anche uscire dal campo se collaboravamo con gli inglesi e così ho fatto. Ad un certo punto, senza dirci niente, ci rimbarcarono per l’Italia e ci sbarcarono a Torre Annunziata. Da lì a Barletta, sempre sotto il controllo degli inglesi, poi di nuovo in Sicilia. Ma la guerra ormai era finita; l’Esercito italiano ci riprese in forze. Fui trattenuto, per assicurare il servizio d’ordine, fino al referendum del 2 giugno 1946, quando l’Italia diventò una Repubblica. Durante il periodo del militare – precisa Antonio – sono stato bene e male allo stesso tempo, ho vissuto i due aspetti: tanta sofferenza ma ho imparato anche tante cose.

Congedato nel 1946, sono tornato a Galluccio e là ho visto la disperazione, la povertà, la distruzione, a causa della guerra non c’era rimasto più niente, neanche quel poco che c’era prima! Ho ripreso a fare il contadino finché nel 1960 ho avuto la fortuna, grazie al richiamo fatto da mio fratello, di emigrare a Montréal».

Antonio è sposato con Carmela. Hanno avuto tre figli: Gennaro, nato in Italia, Angelo ed Anna Maria.

«Con mio cognato – aggiunge Antonio, ben grato al Canada per l’opportunità che gli ha dato di poter far vivere degnamente la propria famiglia – abbiamo aperto il Bar Florida, gestito per 23 anni. Poi, nel 1982, sono andato a lavorare per il Corriere Italiano. Piegavo i giornali e li distribuivo. Ci sono rimasto fino al 1997 poi mi sono fermato. Ho fatto anche per tanti anni il volontario per i Club de l’age d’or del CRAIC.

La mia più grande soddisfazione è stata quella di poter dare ai figli la possibilità di studiare e di andare all’università».  Oggi Gennaro, Angelo e Anna Maria, che parlano tre lingue ed hanno un’ottima posizione, sono estremamente grati ai loro genitori per tutto quello che hanno realizzato. «Ne abbiamo fatti tanti di sacrifici io e mia moglie – conclude Antonio con tanta modestia – ma ne è valsa la pena, sono orgoglioso di loro!».

 

I reduci e combattenti onorati

 

Carrista AGOSTINELLI Luciano;

Fante ALESSANDRINI Giulio;

Artigliere  BARBIERI Vito;

Fante BISCOTTI  Matteo Elia;

Artigliere  CARFAGNINI Carmine;

Fante CARUSO Giuseppe;

Aiutante di Sanità CASSETTA C.;

Caduto di Fanteria CASSETTA  V.;

Fante CERONE Michele;

Fante <CIAMPINI Giovanni;

Artigliere COLAIANNI Rocco;

Fuciliere COLASURDO Nicola;

Artigliere CORTINA Giovanni;

Artigliere CRISTINZIANI Alfredo;

C.le Magg. Fanteria DE ROSE Nicola;

Artigliere D’ERRICO Sabbatino;

Artigliere DI IOIA  Pasquale;

Fante DI PALMA  Nicola;

1° Aviere FERRI  Nicandro;

Geniere FIORI  Antonio;

Serg. Fant. GENOVESE  Giacomo;

Fuciliere GIANGASPERO Giuseppe;

Aviere IERMIERI  Antonio;

Cavaliere  LALLI  Luigi;

Marò MARINELLI  Giuseppe;

Fante MEDIATI  Giuseppe;

Fante ONORATI  Quirino;

Fante PAOLIELLO  Rocco;

Fante PASSARELLI  Domenico;

Fante PEDI Vincenzo;

Fante PEDICELLI Sestilio;

Artigliere PEPE Tommaso;

Autiere PERLUZZO  F.;

Carrista PIERRI Michele;

Artigliere PIZZI Vincenzo;

Artigliere PRESTI  Paolo;

Soldato di sussistenza RAMUNDO  Nicola;

C.le Magg. STABILE  Carmine;

Artigliere STABILE  Antonio;

Artigliere TATTA  Giuseppe;

Artigliere scelto VERRUCCI  Bernardo;

Aiutante di Sanità VESPOLI  Giuseppe;

C.le Magg. Artigliere VINCELLI  Pasquale;

Fante ZITO  Francesco Giglio.