In primo piano
18:54pm25 Gennaio 2013 | mise à jour le: 25 Gennaio 2013 à 18:54pmReading time: 4 minutes

27 gennaio, il “Giorno della Memoria”

Ansa – È alla Resistenza ebraica e alle rivolte nei ghetti e nei campi di sterminio che sarà dedicata quest’anno il Giorno della Memoria che si celebra ogni anno il 27 gennaio in ricordo dell’ingresso dell’Armata Rossa nel campo di sterminio nazista di Auschwitz, avvenuto il 27 gennaio 1945, che mise fine alle atrocità compiute dal regime di Adolf Hitler e consentì di liberare i prigionieri. In base alle indagini svolte immediatamente dopo la ‘scoperta’ del lager, esperti inglesi, americani e russi, che lavorarono di comune accordo, stimarono in circa 4 milioni gli ebrei che trovarono la morte nei forni crematori di Auschwitz-Birkenau. L’avanzata delle truppe sovietiche in Polonia, in direzione della Germania, obbligò i gerarchi hitleriani a evacuare i prigionieri da decine di lager e a distruggere gli impianti di sterminio, che secondo le stime più attendibili servirono complessivamente per il genocidio di circa 6 milioni di ebrei europei. L’ultimo trasporto dei prigionieri di ambo i sessi verso Auschwitz avvenne a piedi il 18 gennaio. Nei giorni che precedettero la liberazione c’era nei prigionieri, secondo quanto riferirono i pochi sopravvissuti, una tensione drammatica, perché nel campo si trovavano soprattutto coloro che non potevano camminare. Quasi subito dopo l’ultimo trasporto,gli ufficiali delle SS cominciarono a bruciare i magazzini appiccando il fuoco con i vestiti imbevuti di benzina, strappati agli uomini uccisi nelle camere a gas.Il 20 gennaio le SS fecero esplodere i forni crematori numero 2 e 3, e la notte tra il 25 e il 26 anche il crematorio 5. Il 27 gennaio, intorno alle ore 15, entrarono a Birkenau e Auschwitz i soldati sovietici della Prima Armata del Fronte Ucraino, comandata dal maresciallo Koniev: fu così che gli Alleati scoprirono la ”vergogna” di Auschwitz. Grazie al racconto dei sopravvissuti il mondo venne a conoscenza del genocidio perpetrato.

 

Orrore Shoah, il mondo ricorda

 

La Shoah non fu accettazione passiva di un atroce e folle disegno: gli ebrei si ribellarono e arrivarono anche a prendere le armi contro i loro carnefici. A questo tema, cioè alla Resistenza ebraica e alle rivolte nei ghetti e nei campi di sterminio, è dedicato quest’anno il Giorno della Memoria. Il tema della Shoah “è un tema che mi sta molto a cuore e che è molto cresciuto nella coscienza nazionale” ha detto il ministro per l’Integrazione e la Cooperazione, Andrea Riccardi “Quest’anno – ha spiegato – la giornata è dedicata agli ebrei che resistettero con le armi ai nazisti. È importante far conoscere ai giovani aspetti meno noti della storia della distruzione degli ebrei in Europa. È giusto ricordare chi partecipò alla Resistenza europea e italiana”.

 

Una scelta, quella del tema di quest’anno, che deriva anche dalla concomitanza con il 70.mo anniversario della rivolta del Ghetto di Varsavia del 1943. Una rivolta, ha sottolineato lo storico della Shoah Marcello Pezzetti, che non è stata l’unica fatta dagli ebrei. “Non è vero, come dicono alcuni, che gli ebrei si sono fatti mandare al massacro come pecore” ha detto, spiegando che le ribellioni nei ghetti erano cominciate già nel 1942, per poi sfociare nelle rivolte del ’43 e del ’44, non solo nei ghetti ma anche nei campi di sterminio. Una rivolta che “è stata prima civile, ad esempio facendo fuggire i bambini o insegnando loro la lingua ebraica, e poi armata”.

Secondo Riccardi, “non bisogna dividere la resistenza attiva da quella passiva. Ciascun gruppo resiste come sa e come può. La resistenza degli ebrei è stata nel difendere i propri figli, nell’allontanare la morte, nel far sopravvivere i valori, nella stessa preghiera, nell’autodifesa. Bisogna far emergere, come senso di questa giornata, come si possa resistere anche a mani nude. Obiettivo del Giorno della memoria è non dimenticare per non ripetere”,  ha aggiunto il ministro.

“Gli ebrei del Ghetto di Varsavia scelsero di morire con le armi in pugno invece che passivamente – ha ricordato a sua volta il presidente delle Comunità ebraiche italiane, Renzo Gattegna – anche se sapevano che era una lotta senza speranza. Gli scontri durarono ben cinque mesi. E i nazisti hanno vinto sul piano militare, ma secondo noi la vittoria morale va ai combattenti del ghetto, che hanno dimostrato che lottare contro il nazismo era possibile”.

 

More Like This