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14:56pm23 marzo 2021 | mise à jour le: 23 marzo 2021 à 14:56pmReading time: 5 minutes

Girare un film in tempi di pandemia

Girare un film in tempi di pandemia
Photo: Foto cortesiaIl regista Roberto Zorfini e, dietro a lui, la produttrice Francesca Pala in un momento delle riprese del film

Intervista al regista Roberto Zorfini e alla produttrice Francesca Pala

 

Si intitola “Dans un semaine” e, problemi sanitari permettendo, dovrebbe uscire nelle sale cinematografiche in primavera o, al più tardi, all’inizio dell’estate.

Si tratta dell’ultima “fatica”, tutta speciale, pensata, realizzata, diretta e prodotta dal duo Roberto Zorfini e Francesca Pala che, sfidando il coronavirus e tutti i problemi che la pandemia ha creato e continua a creare, hanno coaugulato le loro forze e quelle di un gruppetto di irrducibili amanti del cinema, intorno ad un progetto, quello di realizzare “una commedia romantica che riscalda il cuore”, come loro stessi l’hanno definita.

Il film è quasi pronto. Mancano alcuni ritocchi, ovvero la “post-produzione”, per la quale Roberto e Francesca, ricorrendo ad una campagna di sociofinanziamento (“crowdfounding”), hanno chiamato a raccolta non solo la comunità italiana ma anche tutti coloro che amano il cinema e apprezzano le imprese difficili.

«Le riprese sono iniziate a fine luglio e per tre settimane – spiega Roberto – abbiamo lavorato come pazzi dalla mattina alla sera. Ma il percorso non era finito perché mancavano ancora alcune scene, che abbiamo girato più tardi, e poi la definizione della colonna sonora, il montaggio, la pulizia dei dialoghi e qualche altro dettaglio tecnico. E per fare questo, visto che abbiamo finanziato tutta l’operazione di tasca nostra, attraverso la “nostra” casa di produzione che si chiama “Totally Unnecessary Productions inc.”, diretta da Francesca, abbiamo pensato di ricorrere alla campagna di finanziamento».

Un momento della preparazione di una delle scene del film

«Più che mai necessaria – aggiunge Francesca – anche per poter remunerare gli attori e la troupe che si sono prestati al gioco ed hanno aderito al progetto sulla fiducia e in maniera davvero molto generosa. Hanno investito il loro tempo e il loro talento continuando a lavorare nonostante il fatto che le prospettive non fossero poi così sicure».

 

Come è nata l’idea di fare il film e perché realizzarlo nell’anno della pandemia?

«Ti racconto – afferma Francesca – cosa c’è stato “dietro le quinte”. L’idea è nata lo scorso anno quando Roberto si trovava da solo qui a Montréal perché io ero andata in Italia, ed ha girato, completamente da solo, il suo mediometraggio “An ordinary adventure” che ha vinto diversi premi. Sulla scia del successo voleva fare qualcosa per trasformarlo da mediometraggio a lungometraggio ovvero in un film completo di 90 minuti circa.

Tutto ciò, nello specifico, non è avvenuto però quello che è successo, invece, è che Roberto ha incontrato un suo carissimo amico, Karim Babin, attore e sceneggiatore, al quale ha proposto di scrivere un film. Alla fine, e in breve tempo, è venuta fuori una bella sceneggiatura a quattro mani. A quel punto tutto si è accelerato. Da una parte, Luka Sanader, un esperto direttore della fotografia che ha subito “sposato” il progetto ed ha formato la troupe tecnica.  Dall’altra, io e Roberto ci siamo occupati del casting, incontrando direttamente gli attori in un caffè, senza passare per filtri e agenzie. Tutti hanno risposto in maniera entusiastica innamorandosi del progetto e, a fine luglio, abbiamo iniziato a girare».

 

Ci sono stati problemi sul set a causa del Covid?

«No, assolutamente. Prima di tutto – risponde Francesca – nessuno si è ammalato. Abbiamo constatato che non c’era tensione rispetto alla minaccia del Covid. È chiaro che abbiamo osservato tutte le misure sanitarie previste e, anche per quanto riguarda la scelta delle “locations”, ci siamo sempre assicurati che ci fosse abbastanza spazio per poter girare nelle migliori condizioni possibili. Inoltre, chi non era direttamente impegnato nella scena si accomodava all’esterno. Sul set è sempre prevalso questo sentimento di poter lavorare insieme, di sentirsi capaci di farlo anche in una situazione sanitaria difficile. C’era la voglia di fare un film insieme, tutto il resto lo abbiamo dimenticato!»

Roberto Zorfini prepara una scena

Cosa racconta il film?

«La storia di uno scrittore che in passato ha avuto molto successo con le sue storie ‘fantasy”. Ma dopo tre anni – spiegano – non ha più idee e manca di ispirazione. In più, a causa della pandemia, si ritrova a casa, da solo e senza lavoro. Il suo editore riceve una chiamata da una sua amica di lunga data che si è trasferita a Los Angeles. Un grande studio è alla ricerca di uno scrittore come lui per scrivere una storia d’amore. Ha una settimana per scrivere e consegnare una storia d’amore originale…ma le cose non sono come a volte sembrano!»

 

Qual è il suo “messaggio?”

«Non perdere mai la speranza. Anche in un periodo così difficile come quello che stiamo vivendo può sempre succedere qualcosa di bello e positivo. La realtà della vita – continua Roberto – può essere anche più interessante della fantasia. Le cose non sono come sembrano. Il percorso sembra chiaro ma non bisogna mai fidarsi delle apparenze, può sempre succedere qualcosa che cambia le prospettive».

 

Info-film

Per la campagna di finanziamento: https://www.seedandspark.com/fund/dans-une-semaine

Siti del film: https://www.dansunesemaine.com

https://www.imdb.com/title/tt14083354/reference

Trailer: https://vimeo.com/507999603

Scena del film: https://vimeo.com/519208324

E-mail: totallyunnecessaryp@gmail.com