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19:30pm13 settembre 2021 | mise à jour le: 13 settembre 2021 à 19:30pmReading time: 7 minutes

Non dimenticheremo mai: il Cgie per l’11 settembre

Non dimenticheremo mai: il Cgie per l’11 settembre
Photo: AiseUna veduta di New York

Aise – A distanza di venti anni dagli attentati dell’11 settembre 2001, il Consiglio Generale degli Italiani all’Estero si è unito idealmente ai connazionali negli Stati Uniti partecipando al cordoglio per le 2977 vittime, 225 delle quali italiane.
La commemorazione, che si è svolta in videoconferenza, ha registrato i contributi del sottosegretario agli Affari Esteri, Benedetto Della Vedova, dell’ambasciatrice d’Italia a Washington, Mariangela Zappia, del console generale d’Italia a New York, min. plen. Fabrizio di Michele, del professor Anthony Tamburri, decano del Calandra Institute per gli studi italoamericani di New York, del cavaliere Giulio Picolli, coordinatore delle famiglie delle vittime di Ground Zero, del consigliere del CGIE in USA, Vincenzo Arcobelli, e della vicesegretaria generale per i Paesi anglofoni extraeuropei sempre del CGIE, Silvana Mangione.

Il valore della libertà

Nel suo intervento introduttivo, il segretario generale Michele Schiavone ha ricordato come “quella tragedia abbia cambiato profondamente la storia moderna e le sorti dell’umanità, facendoci scoprire il profondo valore della libertà, da salvaguardare per il progresso della civiltà e dell’interdipendenza tra persone, culture, religioni e mondi diversi; una tragedia che, a vent’anni di distanza, coincide con il ritiro dei soldati americani dall’Afghanistan riportando le lancette della storia al punto di partenza” e dimostrando che, ovunque i Paesi occidentali abbiano cercato di esportare la democrazia con le armi, si è verificato un arretramento della civiltà e sono stati calpestati i diritti civili.

Solidarietà con Gli Stati Uniti

Secondo il sottosegretario Benedetto Della Vedova gli attentati dell’11 settembre hanno portato a riflettere sui conflitti e a rafforzare i valori e i sentimenti che accomunano il mondo democratico, a condannare le violazioni dei diritti umani, a combattere il terrorismo e a salvaguardare i principi fondativi dei Paesi democratici. “L’Italia è solidale con gli USA – ha sottolineato Della Vedova – in una vicinanza che si fonda sulla grande comunità di persone e di interessi nel mondo”. Tra i citati valori ha annoverato la ricerca di una strategia comune per combattere il terrorismo, aggiungendo come la vicenda afghana riporti la mente alle ragioni che hanno indotto i Paesi europei e non solo a intervenire in quell’area, da dove ora si sono ritirati: evitare ciò che vogliono gli estremisti islamici, cioè che tutto il mondo viva secondo i loro valori, e fare il possibile affinché ognuno sia libero di vivere nella maniera che preferisce. L’esponente dell’esecutivo, ha infine espresso un pensiero alle vittime dell’11 settembre, rendendo loro omaggio, forti dell’orgoglio che tanti italiani nel mondo sono portatori di valori democratici che devono essere ulteriormente rafforzati.

225 vittime italiane

Anche l’ambasciatrice d’Italia a Washington, Mariangela Zappia, si è unita alle parole di vicinanza agli USA contenute nel messaggio del Presidente della Repubblica italiano in occasione del ventennale dell’attacco terroristico, scolpito nella memoria collettiva, nel quale egli ha rivolto un pensiero particolare ai connazionali e agli oriundi che persero la vita quel giorno (oltre 60 dei 343 pompieri deceduti erano italiani: “il loro eroismo – ha affermato – costituisce l’esempio più alto del contributo che gli italiani hanno offerto alla crescita degli Stati Uniti d’America”). L’Ambasciatrice ha recato il proprio ricordo personale dello shock e del senso di insicurezza che seguì all’attentato e ha sottolineato che negli ultimi vent’anni l’Afghanistan è stato teatro di un impegno militare italiano senza precedenti, che non si è rivelato vano poiché un’intera generazione di afghani ne ha molto beneficiato in termini di infrastrutture e di libertà. Oggi l’Italia è tra i primi Paesi europei al fianco degli Stati Uniti e degli altri alleati nello sforzo di preservare i progressi compiuti in termini di diritti umani e libertà civili. Il Paese è impegnato in prima linea nell’assistenza umanitaria e nel contrasto al terrorismo, che trova terreno fertile nell’instabilità ed è apprezzato dai suoi partner quale “esportatore di sicurezza”; allo scopo, ha avviato un piano per l’Afghanistan articolato in base a cinque pilastri: assistenza umanitaria, risposta strutturale al flusso di rifugiati, istruzione degli afghani, difesa dei diritti umani, con particolare attenzione alle donne, strategia politica e diplomatica condivisa con i partner.

Conservare la memoria, celebrare il ricordo

Dal canto suo, il console generale d’Italia a New York Di Michele ha sottolineato come conservare la memoria delle vittime costituisca un gesto di rispetto e sensibilità, ma anche il modo per la collettività italiana di sentirsi parte della città che la ospita, alla cui rinascita ha fornito un contributo fondamentale. “A vent’anni di distanza da quel terribile evento – ha detto il console di Michele – è un atto necessario chinarsi innanzi al vuoto e al dolore delle famiglie delle vittime, e celebrare il ricordo di tanti italiani e italoamericani che perirono in quel giorno portando via con sé un pezzo di America e anche un pezzo d’Italia”.
Più avanti, il professor Anthony Tamburri, decano del Calandra Institute per gli studi italoamericani di New York, ha rilevato come il ventesimo anniversario dell’attacco terroristico segni l’uscita definitiva dell’esercito statunitense dall’Afghanistan; ciò induce una riflessione circa le modalità secondo cui interagire con i popoli delle diverse nazioni e credenze. Un’altra importante testimonianza è stata fornita dal cavaliere del lavoro Giulio Picolli, coordinatore delle famiglie delle vittime di Ground Zero, il quale ha dedicato gli ultimi 3 venti anni alla ricerca e all’identificazione degli italoamericani deceduti nell’attacco terroristico alle Torri gemelle, la cui conta ammonta a oggi a 219.
Il consigliere CGIE Arcobelli, pilota dell’aviazione civile che ha perso colleghi e amici nell’attentato, ha invece ricordato con commozione che l’11 settembre si trovava in volo quando è stato raggiunto dall’ordine di atterraggio immediato per ragioni di emergenza nazionale; scoprì così che era iniziata una nuova guerra e che gli attentati avevano cambiato per sempre la vita democratica e la sicurezza del mondo libero.

Carri armati a Manhattan

Particolarmente toccante è stato poi il racconto della vicesegretaria generale per i Paesi anglofoni extraeuropei del CGIE Mangione, ispiratrice dell’evento odierno e punto di riferimento per gli italiani a New York nei giorni successivi agli attentati, la quale ha riferito “alcune storie vere, belle e brutte, poco diffuse o mai raccontate, come l’arrivo dei carri armati a Manhattan per chiudere gli accessi ai ponti e ai tunnel perfino al rientro dei residenti che rimasero fuori dall’isola per più di una settimana”, o che “davanti al Palazzo delle Nazioni Unite ha sostato per mesi una colonna di Tir, attrezzati con grandi celle frigorifere, per conservare i corpi delle vittime, in attesa di riconoscimento e sepoltura”. Ha inoltre svelato che per oltre dieci anni si è mantenuto il segreto sul grave rischio che si verificasse un’altra tragedia, sventata dall’intelligenza delle squadre della compagnia elettrica di New York, consistente nel fatto che dai tubi contenenti i cavi ad alta tensione seppelliti nel sottosuolo dei grattacieli del World Trade Center e immersi in olio altamente tossico si verificasse una fuoriuscita. Fra le azioni più generose e discrete, ha poi rivelato che “alla riapertura delle scuole, le donne italoamericane del Queens andarono a prendere le vicine di casa di origine mediorientale per accompagnarle con i loro figli a scuola, affinché nessuno le aggredisse, nel clima di caccia al nemico etnico che stava dilagando”. Ha ricordato infine che in occasione della Messa solenne nella Cattedrale di San Patrizio con tremila fedeli, alla quale partecipò una delegazione di Parlamentari guidata da Mirko Tremaglia, l’allora presidente della Repubblica Ciampi ebbe a scrivere: “L’America non è la sola a piangere le sue vittime… Che la loro memoria ci aiuti a sconfiggere la barbarie”. Per questo, ogni anno, la comunità italiana a New York legge due volte i nomi dei suoi caduti: una a Ground Zero e l’altra presso il Consolato d’Italia.

 

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