In primo piano
17:01pm21 febbraio 2017 | mise à jour le: 21 febbraio 2017 à 17:01pmReading time: 5 minutes

Dalla parte del cervello e della ricerca!

Incontro con il dottor Kevin Petrecca, neurochirurgo all’ospedale Neurologico di Montreal

Il dottor Kevin Petrecca

Foto f_intravaia

 

Il 25 gennaio scorso è stato consegnato al Dottor Kevin Petrecca, neurochirurgo dell’Istituto Neurologico di Montreal, un assegno di 27.500 $, “frutto” della raccolta fondi organizzata dai coniugi Elio e Josie Arcobelli e da Joe Cacchione, con il suo spettacolo “Joe Cacchione & friends”. Il Corriere Italiano ha incontrato il dottor Petrecca per conoscere più da vicino il suo lavoro nella doppia veste di chirurgo e ricercatore.

«Qui abbiamo due dipartimenti ben integrati tra di loro», spiega il dottor Petrecca, 45 anni, nato a Niagara Falls da genitori d’origine campobassana e trasferitosi a Montreal per studiare Medicina all’Università McGill: «l’ospedale di Neurologia, che dirigo, e l’Istituto Neurologico.

Il primo è uno dei più grandi del Canada con 17 chirurghi che trattano le malformazioni relative al cervello e al midollo spinale, le malformazioni vascolari, i tumori cerebrali, le patologie degenerative come il morbo di Parkinson, le chirurgie per l’epilessia, per i dolori e i tumori della schiena, per i nervi periferici.

Nell’Istituto, invece, creato nel 1934, vi sono 80 laboratori per la ricerca di alto livello relativa ai problemi legati al sistema nervoso. Io lavoro sui due fronti, quello della chirurgia e quello della ricerca. Per il 50% del mio tempo visito i pazienti e faccio le neurochirurgie mentre per l’altro 50% sono nel laboratorio. In effetti il nostro è un posto molto speciale, non ce ne sono molti di questo tipo nel mondo, un ospedale e un istituto di ricerca allo stesso tempo, integrati, che lavorano insieme e in coordinazione».

 

Le piace fare di più il chirurgo o il ricercatore?

«Amo entrambe le cose: la ricerca è eccitante, cambia molto rapidamente, si fanno delle scoperte utili a sviluppare, ad esempio, delle nuove medicine; tutto ciò è molto gratificante ma allo stesso tempo è gratificante anche il rapporto con il paziente. Sono quasi 10 anni che opero facendo delle operazioni anche molto complesse. In certi casi non ci sono molte persone al mondo capaci di farle, e quando capisci che puoi fare la differenza per un paziente, tutto ciò diventa veramente gratificante. L’impatto di un’operazione sulla vita di una persona è molto alto anche perché migliore è la chirurgia che riceve è più a lungo il paziente potrà vivere».  

 

Cosa farà con i soldi ricevuti dalla raccolta fondi?

 

«Saranno utilizzati per la ricerca. Nel nostro, che è un laboratorio di medio livello, abbiamo 12 ricercatori e la ricerca è molto cara. A parte i costi relativi al personale e alle attrezzature fisse, ci sono le spese relative al lavoro di tutti i giorni. Ad esempio, nell’ultimo mese abbiamo speso più di 100mila dollari solo per le analisi di “next generation sequencing” (sequenziamento di prossima generazione), cioè per cercare di individuare il perché delle mutazione di certi geni che poi costituiscono la causa di alcuni tumori.

I bsisogni sono enormi, il budget per il mio laboratorio è di circa un milione di dollari all’anno mentre quello dell’intero Istituto è di circa 50 milioni all’anno. Per tale motivo abbiamo bisogni di fondi e di ricorrere a diverse occasioni di raccolta fondi come quella organizzata da Joe Cacchione e dai coniugi Altobelli, delle persone davvero speciali che conosco molto bene e che hanno voluto fare qualcosa di utile per noi e per le nostre ricerche.

I soldi per la ricerca vengono dal governo federale ma diminuiscono sempre di più mentre i bisogni aumentano. Per questo è importante trovare fonti alternative di finanziamento, tutto ciò può fare la differenza per salvare delle vite».

 

Dottor Petrecca, è vero che negli ultimi tempi i casi di tumore al cervello sono in aumento?

 

«No; il numero è stabile. Ogni anni abbiamo tra i 7 e gli 8 casi ogni 100mila persone e il numero non è cambiato dagli ultimi 20 anni. Vi sono molti studi sui telefoni cellulari, sul fatto che i loro campi elettromagnetici potrebbero causare un cancro al cervello ma i dati dimostrano che non è vero e che, sfortunatamente, la causa di un tumore è dovuta al malfunzionamento di una cellula».

 

Quanto dura un’operazione al cervello?

«Dipende dai casi. In genere tra le 7 e le 8 ore, in alcuni casi anche di più. Cominciamo la mattina alle 8 e le prime tre ore passano incredibilmente veloci».

 

È difficile tenere la concentrazione per tutto questo tempo?

«Si, ma viene con l’esperienza e la pratica. Ma è più facile di quanto si possa pensare; il rischio è molto alto, la concentrazione anche, il lavoro è eccitante e gratificante e il tempo passa velocemente. È un lavoro!

 

Quante operazioni fa ogni anno?

«Circa 200. La maggior parte dei miei pazienti vengono dal Quebec, poi dall’Ontario e dell’est del Canada ed ho anche diversi pazienti d’origine italiana».

 

E il suo tempo libero?

 

«Ho praticamente due lavori, entrambi difficili, quello di chirurgo e quello di ricercatore che non mi lasciano molto tempo libero; poi sono anche capo del dipartimento di neurochirurgia e amministratore, coordino diversi studi clinici, ho una moglie e tre figli di 18, 16 e 9 anni … dunque non mi resta molto tempo libero. Ma mi piace molto quello che faccio, per me non è un lavoro è una passione, se lo faccio tutto il giorno sono contento e non mi pesa affatto!»