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14:19pm19 ottobre 2021 | mise à jour le: 19 ottobre 2021 à 14:25pmReading time: 8 minutes

Un viaggio in bianco e nero nella fede della nostra comunità

Un viaggio in bianco e nero nella fede della nostra comunità
Photo: Foto A. PaolellaLa processione del 15 agosto alla Chiesa Madonna della Difesa

Gli italiani di Montréal e le loro chiese nelle foto di Andrea Paolella. Il commento del curatore del libro Francesco D’Arelli

 

Lunedì 25 ottobre, alle ore 18:30 presso la Casa d’Italia, la casa editrice Guernica, in collaborazione con l’Istituto Italiano di Cultura di Montréal, e la Casa d’Italia presenterà il libro “Italiani di chiese e processioni a Montréal”.

Si tratta di un libro fotografico curato dal prof. Francesco D’Arelli, ex direttore dell’IIC di Montréal (passato a dirigere l’IIC di Shanghai) che grazie ad un’ottantina di fotografie in bianco e nero di Andrea Paolella e il contributo di una decina di saggi di vari autori, esplora, mostra e cerca di tramandare la memoria religiosa degli italiani di Montréal.

Andrea Paolella, originario di Reggio Emilia, attualmente chimico-ricercatore presso il“Centre d’excellence en électrification des transports et en stockage d’énergie d’Hydro-Québec”, a Varennes, ma anche grande appassionato di fotografia a tal punto che ha già al suo attivo ben sei pubblicazione di questo genere, ha puntato il suo obiettivo sulle 11 chiese “italiane” dell’isola di Montréal per cercare di captarne l’essenza, l’anima.

 

Andrea, che viaggio è stato? 

«In quanto credente, fin da quando sono arrivato a Montréal nel 2014, – spiega Andrea Paolella – ho sempre frequentato la Chiesa Madonna della Difesa nella Piccola Italia. Riflettendo su questo fatto mi sono scoperto contento di poterla frequentare ogni domenica perché la sensazione che mi regalava e che mi regala è quella di ritornare e di sentirmi a casa. Allora mi sono detto: devo fare qualcosa, voglio mettere questo sentimento in fotografia perché significava ritrovare la mia identità.

Fedeli nella chiesa della Madonna del Divino Amore

Ne ho parlato con l’ex direttore dell’IIC Francesco D’Arelli che si dimostrato subito sensibile e interessato all’idea. C’è un grande patrimonio, le 11 chiese, che merita di essere conosciuto, di essere visto, salvato, almeno fotograficamente, perché non si sa mai cosa succederà da qui a 50 anni, perché le chiese si stanno svuotando, almeno lasceremo un documento di quella che è la situazione in questo momento. Il libro, dunque, lo interpreto come un doppio viaggio, di memoria e devozionale, perché alla fine è diventato un viaggio anche all’origine della mia fede tanto è vero che poi ho intrapreso il percorso del Diaconato permanente.

Due anni di fotografie e tre anni per la pubblicazione. Il libro – aggiunge – è il frutto di un lavoro collettivo: D’Arelli, Padre Fugolo, l’architetto Guglielmo D’Onofrio, l’editrice Connie Guzzo McParland, sono state tante le persone che mi hanno aiutato e che ho incontrato lungo questo viggio nelle chiese. Le domeniche, i giorni di festa, ho conosciuto tanta gente che mi ha aperto il cuore».

Andrea Paolella

Quali criteri ha utilizzato per la scelta delle foto?

«Intanto sono tutte in bianco e nero perché il colore non è la mia “cifra”, mi distrae, mi fa perdere di vista il “messaggio”. Ho cercato di raccontare le chiese come una storia: gli esterni, i parroci, gli interni, le architetture, i fedeli, la presenza femminile, le statue, perché alla fine i nostri emigranti si sono portati dietro i loro santi, la vita comunitaria e la solitudine perché la chiesa è anche un luogo di raccoglimento, ma anche la trasformazione perché molte chiese sono state abellite e italianizzate dai notri connazionali che le hanno fatte loro».

 

Che idea si è fatto durante della spiritualità della comunità italiana?

«Ho compiuto un viaggio ma anche 11 viaggi straordinari, un vero cammino di fede. Certo – afferma Andrea Paolella – le chiese seno sempre meno frequentate, soprattutto dai giovani, però quelli che le frequentano “non mollano”, ci credono fino in fondo e fanno di tutto per mantenere viva la loro fede e credo che questo si rifletta un po’ nel libro, si percepisce l’impronta che la Chiesa ha lasciato sulla nostra comunità».

 

Le chiese fotografate

Madonna della Difesa

Madonna della Consolata

Madonna del Monte Carmelo

Madonna di Pompei

Madonna del Divino Amore

Missione Annunziata

Maria Ausiliatrice

San Domenico Savio

Santa Caterina da Siena

San Giovanni Bosco

Madre dei Cristiani

 

Italiani di chiese e processioni a Montréal

di Francesco D’Arelli

Italiani di chiese e processioni a Montreal è un libro che aiuta a preservare e tramandare la memoria di un’attitudine religiosa italiana, in particolare quella degli Italiani montrealesi del nostro tempo, illustrata vividamente dalle foto di Andrea Paolella, chimico di talento e di ricerche al Centre d’excellence en électrification des transports et en stockage d’énergie d’Hydro-Québec (Varennes).

La copertina del libro che ritrae l’interno della Chiesa Madonna della Difesa

L’idea si originò alla fine del 2017 nella fucina dell’Istituto Italiano di Cultura di Montréal e fu subito interpretata e plasmata da Andrea Paolella, sostenuto mirabilmente da padre Pierluigi Paternieri e dalla collaborazione vitale della Chiesa Madre dei Cristiani, guidata da padre Giuseppe Fugolo della Congregazione dei Missionari di S. Carlo Borromeo o Scalabriniani.

Il suo viaggio cominciò nell’agosto del 2018, in occasione della processione della Madonna dell’Assunta, atto rituale della Chiesa Madonna della Difesa, e giunse a compimento nel gennaio 2020, ritraendo la Chiesa dell’Annunziata. Fu un altro viaggio, ricco di soste, immaginate come tanti e ripetuti ritorni a casa, perché Andrea sogna sempre di “tornare a casa”, sogna sempre le strade, le luci, la mamma della sua casa. Non è un sentimento di nostalgia, né l’esausta rassegnazione, ma tornare è per Andrea aria da respirare: “Io sono – scrive – un pioppo sradicato da un argine del Po e portato in Canada. Tutto intero, con le radici, il nido delle rondini, l’odore della nebbia. Voglio solo ritornare a quella terra. I portici, l’Emilia. La mia dolce Emilia”.

Tornare a casa è tornare alla propria terra, il ventre beato, dolce, soave, che accoglie magnanimamente tutto, tanto le nefandezze che le sublimi beatitudini. La terra, la propria terra, è per ognuno l’elemento più umano, la fonte da cui si nasce, la materia in cui inabissarsi o da cui elevarsi al cielo.

 

Il desiderio di tornare

E i santi, le processioni, le chiese degli Italiani di Montréal sono le tracce più intime della propria terra, della propria casa, dei propri sentimenti nel mondo. Forse degli Italiani d’un tempo, quelli ancora toccati dal fervore genuino e semplice delle credenze e dei culti della propria confessione religiosa, che ancora, sempre più sparuti, continuano ad animare quei luoghi di presenze sacre e di gesta rituali. Forse è la condotta di tutti gli emigranti: lasciare una parte di sé, la più indistinta, il germe sospinto alla nascita, nella propria terra, nel proprio paese, nella propria casa, quasi fosse un’ombra irriconoscibile e immobile, in attesa perenne o sino all’approssimarsi del suo corpo per liberarsi e svanire definitivamente. Vito Teti, sublime cesellatore dell’anima, ebbe a scrivere, con l’impeto dell’immaginazione: “Non si resta o si fugge. Si resta e si fugge. Non si sta fermi o si viaggia. Si sta fermi e si viaggia. Non si abbandonano i paesi o si resta nei paesi. Si abbandonano i paesi e si resta nei paesi” (Vito Teti, “Il mio paese è Toronto”, in Francesco Loriggio e Vito Teti (a cura di), A filo doppio. Un’antologia di scritture calabro-canadesi,  Roma 2017, p. 297).

Dalle immagini di Andrea si rivelano i paesi del vecchio mondo, fatti anche a Montréal di soli vecchi, dove i figli gentili, istruiti e di successo degli Italiani sembrano quasi e dappertutto assenti, estranei alla terra d’origine dei loro antenati. Una lontananza che diviene stridore di sentimenti e costumanze proprio nelle feste religiose. La senescenza di questa Italia è di certo il riflesso più fedele, immediato e lucido dell’Italia abbandonata, lasciata anche per sempre! Invero, un altro mondo, ricreato e plasmato epicamente oltreoceano con la stessa materia e con la semplicità delle stesse mani: feste, riti, processioni, tavolate, musica, gioie, disperazioni, affanni… e sempre il desiderio immutabile, discreto o finanche obliato di tornare, proprio come quello di Andrea!

Italiani di chiese e processioni a Montreal non è in definitiva una storia o uno studio, ma uno dei tanti sentieri, dove ancora è visibile il contorno di alcune impronte, perché il viaggio, il movimento, “Il camminare – scrive sempre Vito Teti – acquista un senso anche in relazione alle strade, ai luoghi, alle abitazioni (…). La processione esprime il bisogno che tante storie di spaesamento, estraniamento, nostalgie, fallimenti, successi, dispersione – quelle dei padri, ma anche quelle dei figli – trovino una collocazione e un centro nel nuovo mondo. Nello stesso tempo afferma una sorta di presenza nei luoghi, una forma di appressamento nella diversità, il bisogno di centro e di non perdersi nella nuova realtà” (Teti, “Il mio paese è Toronto”, cit., p. 317). Un nuovo mondo che all’inizio fu avverso, fra altro, anche per la lingua, tanto che le parlate dei singoli paesi d’origine divennero àncora e bastione della propria identità, più di quanto lo stesso italiano, spesso ignorato, potesse assicurare con il blasone della tradizione letteraria. E sì la lingua, la voce più intima della propria anima, che lega indissolubilmente la vita e il destino di ognuno al luogo d’origine!

 

 

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