In primo piano
16:26pm2 novembre 2021 | mise à jour le: 2 novembre 2021 à 16:47pmReading time: 6 minutes

Il fiuto per gli affari, la pandemia, la ripresa economica

Il fiuto per gli affari, la pandemia, la ripresa economica
Photo: Foto cortesiaIl "Dragone" Vincenzo Guzzo

Il fiuto per gli affari, la pandemia, la ripresa economica

Il 21 ottobre scorso ha preso il via, sulle onde di CBC, la 16ma edizione della popolare trasmissione televisiva “Dragons’ Den” che viene trasmessa il giovedì alle ore 20:00.

Ogni settimana alcuni aspiranti imprenditori presentano la loro idea di business ai potenziali investitori, i “Dragons”, nella speranza di ottenere dei finanziamenti per poter realizzare la loro idea.

Fra gli imprenditori chiamati a giudicare della bontà di queste idee ed eventualmente ad investire per sostenerle troviamo ancora una volta Vincenzo Guzzo la cui vasta esperienza imprenditoriale spazia dal mondo delle sale cinematografiche e del divertimento (145 schermi e nove sale Imax nel Québec), a quello della costruzione (Groupe Guzzo Construction Inc.) e della ristorazione (Pizzerie Giulietta, LoveFoodToGo.com), con 600 dipendenti tra quelli a tempo pieno e a tempo parziale.

Questo – afferma Guzzo – è il mio quarto anno di partecipazione alla trasmissione. È un po’ diverso dai precendenti in quanto da 6 siamo passati a 5 “Dragoni”, due uomini e tre donne, di origini diverse come, ad esempio, l’imprenditore jamaicano Wes Hall, in modo da rispecchiare meglio la realtà multiculturale del Canada».

 

Come si prepara una trasmissione del genere?

«Innanzitutto – spiega Guzzo – facciamo una selezione e un’analisi degli aspiranti imprenditori che vogliono partecipare. Poi cerchiamo di capire l’impatto che potrebbero avere i loro prodotti in base alle tendenze del mercato canadese. Per arrivare ad un trentina di aspiranti imprenditori che si presentano nel corso di una decina di puntate abbiamo fatto circa 100 selezioni. Io, pero’, ho già fatto dei “deal” con persone che poi, per un motivo o per l’altro, non hanno preso parte alla trasmissione. Anche se i partecipanti vengono da zone diverse del Canada ho riscontrato che le loro preoccupazioni e il loro modo di pensare e di vedere le cose si assomigliano. Nelle ultime elezioni federali hanno provato a dividere l’Ovest dall’Est o dal Québec – afferma Guzzo che, in quanto a commenti di attualità politica e sociale canadese non ha mai avuto “peli sulla lingua” – ma la verità è che siamo molto più uniti di quanto possa sembrare. Tutti vogliono “riuscire” allo stesso modo nel senso che la gioventù dell’Alberta parla e ragiona alla stessa maniera di quella del Québec o delle Province Marittime. Dunque è più bello vedere questa unità canadese attraverso i futuri uomini e donne d’affari piuttosto che cercare sempre il lato negativo come fanno i nostri politici».

 

Fra tutte le idee proposte quante vanno a buon fine?

«La mia media – afferma – è del 30% circa perché molte si rivelano poi delle … pallonate! Ogni Provincia ha il suo campo di “expertise”. Ad esempio, le proposte d’affari che provengono dal Québec e dall’Ontario sono quasi sempre relative a prodotti gastronomici o finanziari mentre quelle che provengono dall’Ovest si riferisono più a prodotti o attività naturali o informatiche».

 

Cambiamo argomento. Come va il mondo del cinema?

«Siamo al 60-70% del ciclo d’affari che avevamo nel 2019. Mi aspetto che vada ancora meglio ma non possiamo né gridare vittoria né lamentarci troppo come quando eravamo chiusi. Certo, siamo dispiaciuti delle decisioni un po’ amatoriali prese negli ultimi 19 mesi, però la colpa è nostra. Siamo noi che abbiamo messo dei politici incompetenti in quella posizione. Abbiamo scelto della gente non per le loro capacità di gestire in tempo di crisi ma per il loro lato simpatico, carismatico. Però il carisma non è che ha aiutato molto durante questa pandemia!»

Vincenzo Guzzo

 

Si parla tanto di mancanza di manodopera. Come vive questa situazione?

«Nei cinema non ho problemi. Nei ristoranti, invece, si. La gente non vuole lavorare e quelli che vogliono lavorare vogliono farlo al nero e questo non possiamo permettercelo. La gente non vuole perdere i soldi che Trudeau gli ha promesso attraverso la PCU. Si sono fatti l’estate pagati dal Governo canadese. Sono sicuro che ci sarà un risveglio brutale quando la gente finirà i soldi del Governo e poi quando il Governo prenderà ancora più soldi in tasse per rimborsare la PCU!»

 

C’è una ripresa post-pandemia?

«Si, ma il problema è quello dei costi. Durante la pandemia diversi imprenditori non hanno potuto realizzare dei profitti dunque, hanno avuto delle perdite. Qualcuno potrebbe dire: ma a me cosa importa che Guzzo ha avuto delle perdite? Va bene, a te non importa ma le perdite fiscali di quell’imprenditore vogliono dire che per i prossimi 2-3 anni tali imprenditori non pagheranno tasse allo stato e di conseguenza il governo non incassa e se non incassa non può migliorare i servizi ai cittadini.

Durante la pandemia tutte le attività sono rimaste chiuse ma noi abbiamo continuato a pagare le tasse lo stesso, al 100%. Tutti quanti devono rianalizzare il loro modo di gestire i costi e non si potrà andare avanti pagando delle tasse esagerate.

Siamo arrivati ad un punto dove non si può più parlare perché se parliamo o siamo messi nella categoria degli estremisti oppure ci dicono che ci dobbiamo vergognare di parlare. Però, come ho già detto al Primo ministro del Québec: se qui c’è una persona che si deve vergognare quella sei tu perché nelle residenze per anziane sono morte 10.000 persone e non hai fatto niente! Se parlo non è per farmi odiare ma perché credo che ho qualcosa da dire, cose su cui bisognerebbe rifletterci sopra!

Un’altra cosa che dobbiamo realizzare – prosegue Guzzo – è che è bello credere di avere un Paese pieno di ingegneri, contabili e avvocati, però qualcuno deve pur lavare i piatti e pulire i pavimenti, se non siamo pronti a farlo noi chi lo fa? Credo che la nostra sia diventata una società un po’ pretenziosa che ha diritto a tutto senza sapere se certe cose possiamo permettercele. È evidente che se i quebecchesi certi lavori non li vogliono fare allora per compensare abbiamo bisogno di attirare più immigrati. Credo che ci vorrebbe dei migliori comunicatori politici che non vivono e non decidono basandosi su dei sondaggi. Devono decidere loro cosa deve essere fatto. Se il popolo ti ha eletto – conclude – è perché vuole che tu prenda delle decisioni, altrimenti manca una vera leadership politica».

 

 

 

 

 

More Like This