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16:56pm15 febbraio 2022 | mise à jour le: 15 febbraio 2022 à 16:59pmReading time: 6 minutes

Una Fiat 127 “camaleonte” tra architetture e spazi urbani

Una Fiat 127 “camaleonte” tra architetture e spazi urbani
Photo: Collezione MAMbo - Museo d'Arte Moderna di Bologna; ph. Cristian ChironiCristian Chironi, Drive Tour #1, 2020/2021; Composizione unica di 9 fotografie della misura ciascuna di 47,2 x 33, 2 x 3,2 cm; Stampa Giclée su carta Canson Infinity Baryta, d-bond, cornice in rovere, vetro invisibile, conservativo, antigraffio, anti UV;

Il “Drive tour” di Cristian Chironi all’Istituto Italiano di Cultura di Montréal

Nell’ambito del progetto “Cantica 21”, un’iniziativa del Ministero degli Esteri e del Ministero dei Beni Culturali per promuovere e valorizzare l’arte contemporanea italiana, l’Istituto Italiano di Cultura di Montréal (1200 av. du Dr. Penfield) ospita, fino a venerdì 11 marzo, “Drive tour”, evoluzione fotografica di due progetti interdisciplinari, “My house is a Le Corbusier” e  “Drive”, dell’artista Cristian Chironi, nato a Nuoro nel 1974 e cresciuto nel paese di Orani.

A bordo di una 127 chiamata “Camaleonte”,  perché cambia colore a seconda dei posti in cui si ferma, Chironi visita alcune città del mondo, il “Drive tour”, appunto, seguendo il filo delle abitazioni ideate dal grande architetto e urbanista svizzero Le Corbusier (pseudonimo di Charles-Édouard Jeanneret-Gris, 1887-1965), in cui l’artista multidisciplinare vive e lavora per un periodo dell’anno, ovvero il progetto  “My house is a Le Corbusier”.

 

Come è nata questa idea di unire viaggi e architettura e perché?

«Il progetto – spiega l’artista – nasce da una chiacchierata con Daniele Nivola, nipote di Costantino Nivola, artista sardo originario di Orani, riconosciuto a livello internazionale. All’inizio degli anni ’80 Costantino, che viveva e lavorava a Long Island, negli Stati Uniti, ormai malato, chiese al nipote di andare a recuperare le sue cose che si trovavano nello studio di Dicomano, in Toscana, compresa la Fiat 127, per riportarle ad Orani. Senza sapere nemmeno cosa ci fosse veramente in quello studio, tra opere d’arte, tappeti e quant’altro, il nipote le riportò ad Orani.

Osservando quella 127 mi venne la voglia di riposizionarla in strada, di collegare il paese dove sono cresciuto, e dove è nato Costantino, al centro del mondo e di viaggiare con questa auto cambiando ogni volta i colori della sua carrozzeria, basandomi sulla policromia dei colori di Le Corbusier, l’architetto delle case in cui vivo attualmente in giro per il mondo. Anche perché lo stesso Le Corbusier e Costantino erano amici e collaboravano.

Da qui la macchina è diventata una specie di “display” per un attraversamento, una dilatazione nel tempo. In genere porto a bordo della 127 dei passeggeri con cui interagire e parlare di tematiche legate al tema dell’abitare. Parcheggio l’auto davanti ad alcuni luoghi arhitettonici e il “Drive Tour” diventa la sintesi fotografica di questi attraversamenti, una macchina che diventa un ago per cucire viaggi diversi».

 

“Drive tour” e abitazioni di Le Corbusier, può approfondire questo legame?

«Anche il progetto “My house is Le Corbusier” – spiega l’artista – nasce da una chiaccherata con Daniele Nivola. Le Corbusier aveva consegnato al suo amico Costantino il progetto di una casa da costruire ad Orani, destinata al fratello, il padre di Daniele, mai realizzata per incapacità ad interpretare il progetto che fu abbandonato in un cassetto di un comodino.

Da questo racconto – continua – ho colto il pretesto per iniziare un dialogo con la Fondazione Le Corbusier, per capire come oggi è recepita la sua eredità. Per farlo sono andato a vivere una parte dell’anno in alcune delle abitazioni da lui costruite sparse nel mondo, usandole come punti d’osservazione privilegiata, in una sorta di performance dilatata nel tempo e nello spazio. Ad oggi ho vissuto a Bologna, Parigi, Marsiglia, La Plata in Argentina, a Berlino, in India; me ne mancano altre: negli Stati Uniti, a Mosca, in Tunisia, a Bagdad, a Tokyo.

Il “Drive Tour” di Chironi e la Fiat 127

E in alcuni di questi viaggi ho portato anche la Fiat 127. In questo momento si trova a New York, all’interno di “Magazzino Italian Art”, uno spazio che valorizza l’arte italiana negli Usa. A maggio si sposterà a Manhattan per una mostra personale.

Ogni volta che viene messa in mostra o in performance l’auto – aggiunge – assume un colore diverso, siamo arrivati alla 13ma versione, e il colore è sempre in relazione al posto dove si trova, prende le policromie dell’edificio, delle case di Le Corbusier, legando architettura, paesaggio e mobilità. È un’auto che desta attenzione quando è in strada. È un’opera d’arte che vive su ruote ed ha bisogno di circolare per comunicare le particolarità del mio lavoro».

Che rapporto ha con Orani e la Sardegna?

«È da lì che sono partito per questo lungo viaggio che mi porta a girare il mondo. Considero però la Sardegna come un posto dove mi piace ritornare per condividere con gli altri il mio bagaglio di esperienze e poi ripartire. Mi ritengo – aggiunge Chironi – perennemente in viaggio; il viaggio fa parte del mio carattere, del mio atteggiamento, dell’intendere la mia vita divisa tra stanzialità e mobilità, tra casa e ruota, tra pianerottolo e strada. Orani resta il punto di partenza, da lì si parte, si ritorna e si riparte».

 

Girando il mondo e mettendo al centro della sua ricerca il rapporto tra architettura, urbanismo e mobilità, che idea si è fatto delle città di oggi? Quali sono le principali problematiche che le affliggono?

«Sono – afferma – soprattutto quelle legate ad una gentrificazione (trasformazione di un quartiere popolare in zona abitativa di pregio, con conseguente cambiamento della composizione sociale e dei prezzi delle abitazioni), al caro affitti, ad un costo esasperato delle case al punto che la gente non può più permettersi di avere una casa di proprietà.

La Fiat 127 davanti al Padiglione dell’Esprit Nouveau a Bologna progettato da Le Corbusier

Poi ci sono i problemi legati alle condizioni in cui si vive all’interno di queste case, mancanza di luce naturale, di spazi, di un contatto con la natura, lo snaturamento di certe aree urbane che perdono la loro identità, dove il contatto tra le persone si fa sempre più raro. Aggiungiamo poi le problematiche legate ad ogni singola città. Ad esempio, a Bologna, dove ho uno studio, il traffico è sicuramente meno congestionato che a Manhattan ma è una città dalla struttura medievale che in quanto tale non si presta più a supportare e sopportare il tenore di vita contemporaneo».

Come la immaginerebbe la 127 a Montréal?

«Dipende dalla stagione – ride Cristian Chironi – perché quando fa troppo freddo la “Camaleonte” brontola per accendersi! Altrimenti la immagino all’interno di un paesaggio meraviglioso fatto di colori, di clima, di temperature, di contesti diversi rispetto a quelli che vivo quotidianamente. Mi piacerebbe molto inoltrarmi all’interno di questi contesti!»

 

 

 

 

 

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