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15:21pm1 marzo 2022 | mise à jour le: 1 marzo 2022 à 15:22pmReading time: 5 minutes

Quando le arti dialogano con la psicologia

Quando le arti dialogano con la psicologia
Photo: Foto cortesiaIl professor Alfonso Santarpia

Il percorso di Alfonso Santarpia, professore di Psicologia all’Università di Sherbrooke

Da Castellammare di Stabia a Roma per laurearsi in psicologia, poi a Parigi e Marsiglia per perfezionarsi, insegnare e fare il ricercatore ed infine in Québec, per continuare il suo percorso universitario.

Alfonso Santarpia è attualmente professore associato di psicologia clinica adulta, con orientazione in psicoterapia umanistica/esistenziale, presso il dipartimento di psicologia dell’Université de Sherbrooke dove è approdato nel 2019, alla vigilia della pandemia di Covid-19.

«Fin dalla mia laurea– spiega il prof. Santarpia – mi sono sempre interessato ad un approccio di tipo umanistico alla psicologia, ai suoi incroci con la poesia, la letteratura, le arti. Il mio destino sembrava fosse in Italia, magari con uno mio studio di psicologia. Non pensavo di fare la carriera di professore e ricercatore ma dentro di me sentivo la necessità di andare oltre ed esplorare altre strade. Una di queste mi ha portato a Parigi dove, attraverso gli studi del prof. Alain Blanchet, grande specialista di psicologia e linguaggio, avrei potuto approfondire quello che mi interessava di più, ovvero i rapporti tra la psicologia e le pratiche artistiche.

Così ho fatto il Dottorato a ‘Paris 8’, in “co-tutela” con l’Università di Bari. Alla fine ne è risultato un doppio Dottorato, uno in Francia e uno in Italia, uno in psicologia della comunicazione e l’altro in piscologia clinica. Ho iniziato a fare diverse pubblicazioni su questi argomenti e ho scritto anche un manuale di psicoterapia umanistica (“Introduction aux psychothérapies humanistes”, ed. Dunod).

La copertina del manuale di psicoterapia umanistica

Dopo vari concorsi, da Parigi – prosegue – sono andato ad insegnare piscoterapia umanistica e a fare il ricercatore alla Aix-Marseille Université, dove sono rimasto per 7 anni.

In quel periodo ho iniziato a ricevere diversi inviti da parte dell’Università UQAM per fare delle conferenze, parlare delle mie ricerche e collaborare ad alcuni progetti. Vedevo che c’era un pubblico molto interessato, sentivo un’attenzione per i miei lavori che onestamente non avevo in Francia e mi sono detto: sarebbe bello se ci fosse un’apertura da queste parti.

E l’apertura – continua il professore – si è presentata  all’Università Sherbrooke che cercava un professore specializzato proprio in psicoterapia umanistica. Mi sono detto: ma non conosco nessuno a Sherbrooke, perché dovrebbero prendermi? Inoltre vengo dall’Europa e il mio titolo non è riconosciuto dall’Ordine degli psicologi del Québec. Ho tentato lo stesso, ho inviato il mio CV, le mie referenze, le mie pubblicazioni e mi hanno chiamato per un’intervista che è durata 5 ore! Alla fine ero sfinito. Volevano capire se avessi le motivazioni giuste per venire fin qui. Dopo 3 mesi di silenzio è arrivata la risposta positiva!

Dopo uno stage di 8 mesi sono stato accolto nell’Ordine degli psicologi del Québec ed ora sono riconosciuto tale in Italia, in Francia e nel Québec. Così iniziato al mia “avventura” all’Università di Sherbrooke dove insegno, appunto, psicoterapia umanistica e faccio supervisione clinica agli studenti».

 

Ma cos’è la psicoterapia umanistica?

«Viene considerata – spiega il prof. Santarpia – la “terza forza” della psicoterapia. La prima è la psicoanalisi; la seconda sono le terapie cognitivo-comportamentali e la terza si interessa di più al senso della vita e ai suoi obiettivi più profondi: chi siamo e dove andiamo, ed ha radici più filosofiche. Noi non parliamo di pazienti ma di persone che fanno psicoterapia, di persone che possono andare al di là del problema contingente per esplorare tutte le proprie potenzialità. Da qui l’interesse anche per le esperienze spirituali, per le risorse che una persona ha al di là della propria patologia. Lavoriamo molto sui sentimenti, sugli affetti, sulla spiritualità, tutte cose che vengono anche dalla nostra tradizione giudaico-cristiana».

 

La perdita di una persona cara

«Due dei miei campi specifici di insegnamento e ricerca –afferma – riguardano il lutto e le cure palliative. Cosa succede nella nostra mente quando si perde un figlio o un proprio caro? Come un genitore può trovare delle risorse sociali o interiori per cercare di capire l’incomprensibile, ovvero la morte di un bambino? Mi interesso di come le persone malate o che stanno per morire, bambini o adulti, possono trovare nell’utilizzazione di un mezzo artistico, musica, poesia, pittura, la presenza dei clown, non certo un miracolo ma un modo per arrivare ad una fine più dignitosa, un modo per non morire solamente pieno di sofferenze corporee ma con una certa “nobiltà” di spirito che faccia in modo che i loro ultimi giorni, anche per chi li accompaga, siano meno drammatici e più spirituali.

Questo fa parte dell’approccio umanistico alla psicologia. In qualità di professore accompagno i giovani psicologi in formazione a pensare alle cure palliative. In questi momenti così drammatici, in cui una persona sa che dovrà comunque morire, la domanda che ci poniamo è: come poterli aiutare a vivere questa loro finitudine in una maniera più profonda, spirituale, non legata semplicemente alla sofferenza fisica tipica di questi momenti? Faccio un esempio. Per una donna che aveva delle metastasi e stava per morire abbiamo preparato un protocollo fatto di musica classica. Con questa musica lei si sentiva leggera, bella, sentiva di avere un vestito “luminoso”, cosa che nella routine quotidiana non ha. In tal modo la persona può vivere attraverso l’arte dei momenti spiritualmente più alti e più dignitosi anche per le persone che l’accompagnano.

Tutte queste cose – precisa il prof. Santarpia – nella maggior parte dei casi le abbiamo fatte in Francia e le sto portando anche qui in Québec. Stiamo preparando e introducendo dei nuovi protocolli, e forse è proprio questo il motivo per il quale mi ha assunto l’Università di Sherbrooke, per portare anche qui tali esperienze di ricerca».

 

Informazioni e pubblicazioni

Per contattare il professor Alfonso Santarpia o per chi volesse saperne di più sulle sue ricerche e pubblicazioni:

alfonso.santarpia@usherbrooke.ca

https://www.usherbrooke.ca/psychologie/departement/personnel/personnel-enseignant/alfonso-santarpia

 

 

 

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