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21:49pm2 dicembre 2022 | mise à jour le: 2 dicembre 2022 à 21:49pmReading time: 6 minutes

È Natale anche per gli itineranti e i senzatetto

È Natale anche per gli itineranti e i senzatetto
Photo: Foto cortesiaLa preparazione delle tortiere per gli itineranti nei locali della Chiesa della Consolata

Febo Di Genova e “The Annalysa’s Christmas Feed The Homeless Projet”

«Tutto è iniziato 14 anni fa. Allora – spiega Febo Di Genova – mia figlia Annalysa aveva 5 anni. Eravamo andati a vedere uno spettacolo per bambini al Centre Bell. Uscendo dallo spettacolo aveva fame e ci siamo fermati ad un Tim Hortons».

«Mentre mangiava ha visto, di fuori, una persona che chiedeva soldi. Mi chiese perché. Le risposi spiegandole, per quanto possibile ad una bambina di 5 anni, che non aveva una casa ed aveva fame. Allora Annalysa mi disse: “Posso dargli il mio begel!” Replicai affermando che non era il caso perché quel begel era il suo. Se mai avrei potuto comprarne un altro per lui, accompagnato da un caffè. Così feci.

Ma Annlysa vide una seconda persona che chiedeva soldi ed io comprai un secondo begel con caffè. A quel punto, pensai che la nostra “buona azione” era fatta. Andammo a casa ma durante il tragitto mia figlia mi disse ancora: “Sai papà, è Natale anche per loro!”

Questa risposta – continua Febo che lavora come assistente sociale volontario presso i giovani con problemi di alcool e droga – mi colpì al cuore! Allora le dissi: “Annalysa: d’ora in poi questo sarà il tuo progetto!”.

L’anno dopo preparammo a casa 12 pranzi per gli itineranti. L’anno successivo 24, poi 200-300 pasti. Dissi che non ce la facevo più a preparare tutte queste cose, allora sono intervenuti gli amici a darci una mano. Poi qualcuno disse: perché non chiedi aiuto alla chiesa? Forse ti possono dare una sala per preparare i pasti. Così abbiamo fatto e siamo andati alla chiesa Madonna di Pompei. Ma presto lo spazio messo a nostra disposizione si rivelò insufficiente. Così, per il 10mo anniversario di quello che abbiamo chiamato “The Annalysa’s Christmas Feed The Homeless Projet” ci siamo spostati nei locali più grandi della Chiesa Madonna della Consolata e per l’occasione abbiamo preparato oltre 3000 pasti.

“The Annalysa’s Christmas Feed The Homeless Projet”

Cibo, abbigliamento e igiene personale

Con l’arrivo del Covid il nostro “progetto” ha sofferto un po’, come tutti del resto, ma non ci siamo fermati e abbiamo continuato. Mia figlia ora ha 19 anni e, insieme ai suoi amici, ha preso in mano la situazione. Abbiamo formato un comitato e l’aiutiamo come possiamo. La novità di quest’anno è che, anche grazie all’aiuto di alcune compagnie, il 17 dicembre distribuiremo agli itineranti sparsi in vari punti della città, oltre ai pasti, anche capi d’abbigliamento e i prodotti per l’igiene personale.

Febo e la figlia Annlysa intenti a preparare i pacchi per i senzatetto

È un periodo molto difficile. La crisi generata dal Covid ha accentuato i problemi e raddoppiato il numero degli itineranti. Siamo arrivati, secondo i dati delle autorità, a circa 6000 solo nella zona di Montréal, un numero enorme, ma chissà quanti altri ce ne sono che non sono stati censiti.

A queste persone – continua Febo che è nato a Montréal da genitori d’origine molisana – noi cerchiamo di portare un po’ di sollievo sotto forma di pasti e di vestiti ma non di soldi perché poi li usano per procurarsi la droga o l’alcool. È il loro modo – spiega Febo – di cancellare il dolore, lo smarrimento, l’amarezza di ritrovarsi in mezzo ad una strada. Ne conosco tanti che avvano una buona posizione economica, un buon lavoro ma poi nella loro vita è successo un qualcosa che li ha portati alla depressione.

Hanno abbandonato tutto e non sono stati più capaci di riprendersi ritrovandosi da soli in mezzo ad una strada. Non è facile provare ad aiutarli perché anche se lo vuoi fare sono arrivati ad un punto tale di depressione che poi diventa difficile reintegrarli nella società, allora fai il meglio che puoi per aiutarli».

Come funziona la distribuzione dei vostri pacchi agli itineranti?

«Li distribuiamo il sabato prima di Natale; quest’anno, il 17 dicembre. Un mesetto prima ci facciamo un giro per la città per avere un’idea di dove rimangono. Ce ne sono tanti, troppi, in tutte le zone di Montréal, dal centro città al Vecchio porto, da Hochelaga alla rue Sainte-Catherine. Sono sempre più affamati perché se prima qualcosa da mangiare la rimediavano grazie agli scarti dei ristoranti ora, con la pandemia, molti ristoranti hanno chiuso e loro sono sempre più in difficoltà.

Febo Di Genova vestito da Babbo Natale e gli altri colontari in giro per la città per distribuire il cibo agli itineranti

Iniziamo a preparare i pasti la mattina nei locali della Consolata. Poi arrivano i volontari, la maggior parte dei quali sono d‘origine italiana, finalizziamo la preparazione e formiamo diverse squadre. In serata partiamo con le macchine o i furgoni per distribuire i nostri pacchi agli itineranti in vari punti della città. Dopo 14 anni abbiamo fatto esperienza e dagli sbagli del passato abbiamo imparato molte cose e come è meglio muoverci. Ci tengo a sottolineare una cosa: quando si tratta di generosità gli italiani hanno una mano sul cuore!»

Qual è la reazione degli itineranti?

«La maggior parte – risponde Febo – ti ringrazia. Sono molto contenti. Ce ne sono che non mangiano da giorni e quando vedono arrivare i viveri piangono per la gioia. Altri possono essere più aggressivi perché in quel momento sono sotto l’effetto di droghe o alcolici, non vogliono cose da mangiare ma soldi per continuare a drogarsi. Senza poi considerare il “fattore freddo”. Alcuni rischiano di morire assiderati. Già non è facile vivere senza un tetto, figuriamoci quando fa freddo come a Montréal. Purtroppo – esclama Febo – ce ne sono che perdono tutte le speranze e finiscono con il suicidarsi. Ce ne sono molti di più di quanto si possa credere!»

Se qualcuno volesse aiutarvi come deve fare?

«Basta chiamare il 514-815-3893. È il mio numero di telefono al quale – spiega Febo – è collegata anche la Chiesa della Consolata. Ma quello che chiediamo a tutti è di portarci dei capi d’abbigliamento, naturalmente in buono stato, che la gente non usa più. Invece di buttarli potrebbero essere utili agli itineranti. Così come i generi alimentari non deperbili, scatolame, roba fredda, che portiamo agli organismi che ospitano gli itineranti come, ad esempio, la “Maison du Père”. Che ne portino uno o cento per noi va bene lo stesso.

Se tanti “uno” portano il loro contributo allora potranno fare la differenza. Se ognuno di noi fosse capace di privarsi di un caffè al giorno e utilizzare quei soldi per coloro che hanno tali bisogni forse ci sarebbero meno itineranti nelle strade o non ce ne sarebbero più. Tutti noi possiamo fare una differenza.

Peccato – conclude Febo – che a volte la si fa solo a Natale. Ma almeno possiamo augurare loro: Buon Natale!»

 

 

 

 

 

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